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Benedizione del Paladon di Lagosanto: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Lagosanto, 26 ottobre 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle di Lagosanto, caro don Massimo e cari confratelli, condivido con voi la gioia di questo giorno in cui viviamo la festa della benedizione del Paladon. Ogni opera nella Chiesa è un segno di attenzione alle persone, in questo caso soprattutto dei piccoli e dei giovani, per tutelare ed educare le persone alla scuola del Vangelo. Per questo ogni Domenica ci mettiamo in ascolto del Vangelo. Oggi la Parola di Dio, nella pagina del Siracide, ci ricorda che il Signore non fa “preferenza di persone”, ma la preghiera del povero, dell’orfano, della vedova, “attraversa le nubi” e viene sempre ascoltata dal Signore. Anche la parabola evangelica ci ricorda che il Signore ascolta la preghiera, purché sia umile come quella del pubblicano e non superba come quella del fariseo. Questa contrapposizione tra fariseo e pubblicano non è una contrapposizione tra classi sociali: Gesù non intende dire di preferire una classe sociale a un’altra. Piuttosto è la contrapposizione tra due stili di vita, di relazione con le cose, con le persone, con Dio. Lo stile del fariseo è lo stile che premia l’apparenza, la volontà, le capacità di fronte al Signore. Il pubblicano è semplice e umile, riconosce i propri limiti, si fida e si affida al Signore. E la preghiera, di conseguenza, manifesta la differenza di uno stile di vita, di un modello relazionale con Dio e con il prossimo. Il fariseo si mette al centro, mentre il pubblicano riconosce la centralità di Dio e della sua misericordia. La preghiera è l’anima della vita cristiana, perché costruisce una relazione con Dio e accompagna la vita di ogni giorno. Il motto Ora et labora, che i benedettini di Pomposa hanno coniugato in queste nostre terre emerse dalle acque, ci ricorda che la preghiera impegna, è fonte di vita, di rispetto dell’uomo e del creato, di valorizzazione di ogni nostra capacità umana – a Pomposa sono nate le note musicali con il monaco Guido -, di apertura al mondo. Nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, dedicata alla chiamata alla santità, Papa Francesco ricorda: “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione” (G.E. 26).

Ogni nostra opera, anche la realizzazione di questo palazzetto per le diverse attività parrocchiali, si inserisce in questo cammino della storia e della vita della Chiesa che vuole essere un fattore economico, sociale e culturale nella vita del popolo. Ogni opera, poi, parla, dice - per usare le parole di Paolo che abbiamo ascoltato, quasi un testamento - “la buona battaglia”, “la corsa” della fede, nella consapevolezza che il Signore è “vicino”, dà forza”. Per usare sempre le parole di Papa Francesco: “La preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si manifesti nella dedizione ai fratelli” (G.E. 104). I cristiani, figli di Dio, sono persone libere e disponibili a costruire una storia umana con lo sguardo in alto e con i piedi per terra. Ogni nostra opera diventa quindi un luogo di testimonianza della nostra vita, ma anche un segno e un luogo dove costruire comunità. Abbiamo bisogno di spazi comuni, di luoghi d’incontro per uscire da una vita personale che rischia di rinchiudersi, di chiudersi agli altri. Il Paladon vuole essere un laboratorio d’incontro, un luogo dove concretamente costruire la nostra esperienza di comunità, di parrocchia, ma anche dove la fede viene insegnata e si trasforma in opere educative, sociali, sportive, culturali. Cari fratelli e sorelle, abitate questo luogo come una casa: dove ci si incontra, si ha cuore le persone e le cose, ci si confronta, si prega, si gioisce e si soffre insieme. Questo luogo sia per voi come un ‘Oratorio’, cioè una palestra di vita, dove ogni cosa, ogni iniziativa e proposta sia educativa, aiuti i più piccoli a crescere, gli adulti e gli anziani a insegnare, i genitori a proteggere: dove si diventa – come amava dire San Giovanni Bosco – “buoni cristiani e onesti cittadini”.

Maria, a Lagosanto invocata con il titolo antico di Madonna della neve, vi accompagni ogni giorno, Lei che è donna di casa, sposa, madre; attenta alle esigenze educative del figlio Gesù, ma anche degli sposi a Cana; assidua alla preghiera del tempio; in cammino con Gesù fino alla Croce, vigili sui nostri ragazzi e sui giovani, sugli educatori che s’incontreranno in questo palazzetto, perché crescano in “sapienza e grazia”. Così sia.