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Beata Vergine Maria di Fatima. La grazia vince il male: omelia di Mons. Perego


Ospedale di Cona (FE), 13 maggio 2020


Insieme all'Arcivescovo hanno concelebrato don Giovanni Pertile, cappellano dell'Ospedale, e don Giacomo Granzotto, direttore dell'ufficio Liturgico diocesano. 

Al termine della celebrazione l'Arcivescovo ha consacrato l'Ospedale al Cuore immacolato di Maria, recitando l'atto di consacrazione.


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo oggi, in questo nostro Ospedale, la memoria delle apparizioni di Maria a tre ragazzi tra i 7 e i 10 anni, in un paese Fatima, nel mezzo di quella tragedia che fu per l’Europa la prima guerra mondiale. Quando l’uomo è lontano da Dio, soffre, sposa la violenza, muore ingiustamente. Maria si rende presente con la sua materna protezione, ma anche con l’invito a uno stile di vita cristiana che vince l’egoismo, la violenza, il peccato per scegliere di guardare al Signore e di perdonare, di amare Dio e amare il prossimo.

La pagina degli Atti degli Apostoli ci regala la compagnia e l’esempio di Paolo e Barnaba discutere animatamente con chi non comprendeva la novità dello stile di vita cristiano, che invitava a lasciare alcune pratiche del giudaismo. Una discussione che arriva a Gerusalemme, dove gli apostoli saranno chiamati a una decisione. Non si può seguire il Signore senza liberarsi di ciò che lega alle nostre abitudini, alla nostra casa. Seguire il Signore significa - come scrive la Didachè, un testo apostolico – convertirsi, cambiare vita, scegliere la via del bene e non del male. È ciò che Maria chiede ai pastorelli di testimoniare: la penitenza e la conversione. La penitenza non è sinonimo di sofferenza, ma di un cammino di libertà e di liberazione, di riconciliazione con Dio e con gli uomini. “Parlare di riconciliazione e penitenza - scriveva S. Giovanni Paolo II nell’esortazione Reconcliliatio et poenitentia - è, per gli uomini e le donne del nostro tempo, un invito a ritrovare, tradotte nel loro linguaggio, le parole stesse con cui il nostro Salvatore e Maestro Gesù Cristo volle inaugurare la sua predicazione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15), accogliete, cioè, la lieta novella dell'amore, dell'adozione a figli di Dio e, quindi, della fratellanza” (R.P. 1). Per questa ragione San Giovani Paolo II, dopo l’attentato che lo aveva colpito, ha voluto andare a pregare ai piedi di Maria a Fatima, per educare alla penitenza ed essere educato alla riconciliazione con chi lo aveva colpito.

La pagina evangelica di Giovanni racconta una parabola di Gesù. È la parabola della vite e dei tralci, che ci ricorda non solo la necessità della conversione, ma di ‘rimanere’ nel Signore: “chi rimane in me e io in lui – dice il Signore – porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla”. Rimanere nel Signore significa vivere in uno stato di grazia, cioè cercare che ogni nostra parola, gesto, scelta di vita sia illuminata dalle parole, dai gesti, dai sentimenti di Gesù. Maria Immacolata, come si presenta sia Lourdes che a Fatima, è Colei che è ‘piena di grazia’; è colei che dal momento del suo sì, che la rende la Madre di Dio, non trascura di seguire suo Figlio fino sotto la croce, condividendo le sue gioie e le sue sofferenze. Senza la grazia di Dio, abbandonati al peccato, ogni nostra scelta rischia di essere ripiegata su noi stessi, priva della capacità di obbedire al comandamento dell’amore: e allora la vita familiare si chiude alla vita, il lavoro guarda solo al profitto, il creato un luogo da sfruttare e non un bene da condividere, la sofferenza si trasforma in disperazione, la morte nella fine. Vivere in grazia di Dio significa avere occhi, cuore, mente diversi, rinnovati dal Signore continuamente per saper riconoscere i segni dei tempi e camminare sulla via del bene.

Maria, a Fatima ci ricorda che il suo Cuore immacolato è la testimonianza concreta della scelta di vivere con e per il Signore. Gesù è la vite, legata alla quale ognuno di noi continua ad avere ragioni di vita: Gesù è la risurrezione e la vita.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, preghiamo Maria, in questo luogo di sofferenza e di vita, qual è l’Ospedale, nel giorno in cui ricordiamo la sua presenza tra gli uomini a Fatima. E in questo giorn desideriamo rinnovare la nostra consacrazione al Cuore immacolato di Maria, ricordandone il valore con le parole di S. Giovanni Paolo II, nel centenario della sua nascita, da lui pronunciate a Fatima l’anno successivo all’attentato che lo aveva colpito: “Consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria significa avvicinarci, mediante l’intercessione della Madre, alla stessa Sorgente della Vita, scaturita sul Golgota. Questa Sorgente ininterrottamente zampilla con la redenzione e con la grazia. Continuamente si compie in essa la riparazione per i peccati del mondo. Incessantemente essa è fonte di vita nuova e di santità. Consacrare il mondo all’Immacolato Cuore della Madre, significa ritornare sotto la Croce del Figlio. Di più: vuol dire consacrare questo mondo al Cuore trafitto del Salvatore, riportandolo alla fonte stessa della sua Redenzione. La Redenzione è sempre più grande del peccato dell’uomo e del “peccato del mondo”. La potenza della Redenzione supera infinitamente tutta la gamma del male, che è nell’uomo e nel mondo” (omelia a Fatim, 13 maggio 1982). Maria ci accompagni in questo nostro cammino di consacrazione. Così sia.

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