• Redazione

Battesimo di Gesù. Il cammino sinodale come cammino catecumenale

Ferrara, 9 gennaio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e care sorelle, questo Tempo di Natale vede anche la celebrazione del Battesimo di Gesù, che la pagina evangelica ci ha ripresentato nella versione dell’evangelista Luca. Ricevendo il battesimo di Giovanni, Gesù mostra e realizza la sua solidarietà con i peccatori; il cielo aperto e la voce divina mostrano il Battesimo di Gesù quale preludio della salvezza e promettono la rivelazione completa del Regno nell’opera compiuta dal Messia, “il Figlio, l’Amato”. Ignazio di Antiochia scrive che Gesù Cristo “è stato battezzato per rendere pura l’acqua con la sua passione”. S. Tommaso, tra l’altro afferma che “Cristo non è stato battezzato per essere purificato, ma per purificare”. Il racconto del Battesimo di Gesù è essenzialmente una rivelazione cristologica, ma se la prima dimensione del Battesimo, quella esplicita, è cristologica, l’altra dimensione, che rimane in ombra, è ecclesiale. La presenza della Chiesa si affaccia nel simbolismo della colomba e nella figura del Servo che è contemporaneamente il Messia e Israele, il Figlio e il popolo. La lettura dei testi, dunque, ci mostra che il Battesimo di Gesù è essenzialmente una rivelazione cristologica, ma con una doppia destinazione: la vita nella Chiesa e un nuovo stile di vita cristiano. Il cammino sinodale che stiamo vivendo riparte da questa duplice destinazione del Battesimo dei cristiani: perché si testimoni la comunione, cresca la partecipazione, si rafforzi la missione. Un Battesimo che va riscoperto, talora, attraverso un itinerario di catechesi rinnovato, catecumenale, come ricordava già S. Giovanni Paolo II nell’Esortazione ‘Ecclesia in Europa’, nel 2003, al termine di un Sinodo destinato a rileggere l’evangelizzazione in Europa: “Ovunque, poi, c'è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato – scriveva S. Giovanni Paolo II. Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos'è il cristianesimo, ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, specialmente attraverso le pratiche di culto, ma ad essi non corrisponde una reale accoglienza del contenuto della fede e un'adesione alla persona di Gesù” (E.E. 47). L’apostolo Paolo, nella pagina della lettera a Tito, ci ricorda che a Natale la grazia porta la salvezza a tutti gli uomini, formando un solo popolo, a cui partecipiamo attraverso “un’acqua che rigenera e rinnova”, l’acqua battesimale. E in questo popolo di Dio, sempre l’apostolo Paolo ci ricorda in altre sue lettere, tutte le membra sono necessarie nella loro specificità, così nella Chiesa tutti godono della stessa dignità in virtù del Battesimo (cfr. Gal 3,28,1Cor 12,13) e tutti devono portare il loro contributo per adempiere il disegno della salvezza «a misura del dono di Cristo» (Ef 4,7).“Tutti, dunque, sono corresponsabili della vita e della missione della comunità e tutti sono chiamati ad operare secondo la legge della mutua solidarietà nel rispetto degli specifici ministeri e carismi, in quanto ognuno di essi attinge la sua energia dall’unico Signore (cfr.1Cor15,45)” (Commissione teologica internazionale, La Sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 22). Il Sinodo vuole rimettere in cammino i battezzati sulle strade del mondo, perché la grazia ricevuta nel Battesimo, quella di essere figli e fratelli, raggiunga tutti gli uomini. In forza della grazia dello Spirito – ci ricorda Papa Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium - “in tutti i battezzati, dal primo all’ultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare. Il Popolo di Dio è santo in ragione di questa unzione che lo rende infallibile “in credendo”. Questo significa che quando crede non si sbaglia, anche se non trova parole per esprimere la sua fede. Lo Spirito lo guida nella verità e lo conduce alla salvezza. Come parte del suo mistero d’amore verso l’umanità, Dio dota la totalità dei fedeli di un istinto della fedeil sensus fidei – che li aiuta a discernere ciò che viene realmente da Dio. La presenza dello Spirito concede ai cristiani una certa connaturalità con le realtà divine e una saggezza che permette loro di coglierle intuitivamente” (E.G. 119). Il cammino sinodale diventa così un tempo per recuperare questo “istinto della fede”, che nasce dal Battesimo e che è al servizio della comunione, della partecipazione e della missione della Chiesa. Un ‘sensus fidei’ che si alimenta alla luce della preghiera, dell’ascolto della Parola, della partecipazione all’Eucaristia, ma cresce anche nella vita sacramentale e nella vita sociale, nel duplice amore a Dio e al prossimo. La sola intelligenza della fede non è sufficiente, se non unita alla pratica della fede, ad alimentare il ‘sensus fidei’ e a generare attorno a se’ comunione, partecipazione e missione. Cari fratelli e care sorelle, il ricordo del Battesimo di Gesù, manifestazione della Figliolanza divina, sia per noi l’occasione, in questo cammino sinodale, per riscoprire il nostro Battesimo, quasi un percorso catecumenale per rigenerare la nostra fede, ma anche la nostra responsabilità nella vita della Chiesa. Così sia.

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