• Redazione

Avvento, lettera dell'Arcivescovo per i sacerdoti

Ferrara, 24 novembre 2020 

Memoria di S. Andrea Dung Lac e compagni 


Cari confratelli, 

domenica 29 novembre inizia il Tempo di Avvento, con l’invito di Gesù richiamato nel brano evangelico di Marco: “Vegliate”. Mai come oggi questo invito trova una ricca declinazione. 


1. Vegliare, in questo tempo di pandemia, significa anzitutto attenzione, prudenza, responsabilità nel predisporre le nostre chiese, gli ambienti della vita parrocchiale: attenzione alla celebrazione, alle Confessioni, agli incontri personali, alla catechesi in preparazione ai Sacramenti dell’Iniziazione cristiana e del Matrimonio, alla condivisione con chi vive la difficoltà di essere lontano da casa, di aver perso il lavoro, di avere un familiare malato o un anziano in una casa di riposo e non poterlo visitare. La pandemia rinnova il nostro impegno educativo e caritativo, ma anche il nostro ministero che deve coniugare cura delle persone e cura delle cose, costruzione di legami, ma anche preferenza per i più poveri. 


2. Vegliare significa poi rinnovare, con la nuova edizione del Messale posta nelle mani di ciascuno di noi, la nostra Presidenza nelle celebrazioni liturgiche, in particolare l’Eucaristia. Nell’omelia della Messa del Crisma, ho ricordato come la celebrazione eucaristica formi la nostra vita ministeriale, il nostro stile e stato di vita, ma anche come possa essere strumento importante per il rinnovamento della vita liturgica della comunità. Inizia, infatti, un tempo favorevole per rimotivare la partecipazione dei fedeli alla vita liturgica, valorizzando una ministerialità diffusa e preparata per l’accoglienza in chiesa, la cura della chiesa, la lettura della Parola, le intenzioni di preghiera, il canto, la distribuzione dell’Eucaristia ai presenti e a chi è malato, il ritorno a casa senza creare, in questo momento, aggregazioni sul sagrato. Anche l'attenzione particolare nella distribuzione numerica di coloro che desiderano partecipare alle Celebrazioni è importante – soprattutto nelle parrocchie più numerose o con la chiesa ancora chiusa per il terremoto – per non scoraggiare la presenza liturgica. Questa attenzione dovrà riguardare, in particolare, la Messa Natalizia a Mezzanotte, per evitare un affollamento rischioso. La diretta streaming – che ho visto curata da alcune parrocchie in maniera meritevole – potrà aiutare le persone costrette a rimanere in famiglia o nelle case di riposo, per non incorrere in rischi per la propria salute, ma non deve scoraggiare la partecipazione di tutti gli altri. 


3. Vegliare diventa, infine, curare questo tempo di Avvento come tempo di revisione personale, di rinnovata fraternità sacerdotale, anche con il gesto semplice di una visita o una telefonata a un confratello. Ritroviamoci in un pranzo o una cena insieme, naturalmente facendo attenzione a rispettare tutte le regole per la prevenzione del contagio, non disertando però gli incontri vicariali e di formazione permanente mensile, evitando al tempo stesso giudizi gratuiti, soprattutto su chi non si conosce bene. Parliamo con franchezza e rispetto, ricordandoci a vicenda nella preghiera. La fraternità sacerdotale cresce moltiplicando questi gesti che aiutano a conoscerci, alla luce del fatto che alcuni di noi provengono da altre diocesi o da differenti percorsi formativi ed esperienze religiose, o sono stati ordinati da qualche mese o pochi anni: tutti diversi, ma al servizio della stessa Chiesa di Dio in Ferrara-Comacchio. 


4. Vegliare significa anche nel nostro ministero non cadere nell’individualismo e camminare insieme verso le unità pastorali, che non sono semplicemente un nuovo modello organizzativo, ma una nuova opportunità per una collaborazione pastorale che valorizza le diverse stagioni della nostra vita, i ministeri laicali, il cammino permanente di catechesi, la carità. Da soli, senza il consiglio e il confronto, la collaborazione e l’unità, si rischia di indebolire la nostra azione pastorale. 


5. Il cammino verso il Natale quest’anno non è particolarmente facile, perché la solitudine e l’incertezza attorno a noi, le preoccupazioni – anche materiali – segnano le nostre giornate. L’Incarnazione ci ricorda che anche la solitudine, la lontananza da casa, l’incertezza non fermano la venuta del Signore (che Isaia nella Messa di mezzanotte ci ricorderà essere “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”), ma la rendono ancora più necessaria, perché ordina il tempo, le cose, le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di ciascuno di noi, soprattutto dei più poveri. L’Avvento sia un tempo di speranza e di fraternità. Scrive don Primo Mazzolari: “La nostra vita spirituale – il Regno dei cieli, dice il Vangelo – è volta a quest’incontro, per il quale non vale l’attesa di un giorno o di un anno, perché Cristo viene sempre e nessuno può dire in verità d’averlo definitivamente trovato” (P. Mazzolari, Segni dei tempi, Vicenza, La Locusta, 1975, p.61). 


Buon cammino d’Avvento, cari confratelli, perché il Natale vi sorprenda come i Pastori e i Magi. 


+Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Abate di Pomposa

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