• Redazione

Avis: il dono del sangue segno di amore

Ferrara, Sacra Famiglia, 14 giugno 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari amici donatori e donatrici dell’Avis, è una gioia per me celebrare con voi l’Eucaristia, sacramento del dono, in questa Giornata mondiale a voi dedicata. Saluto il Presidente comunale dell’Avis e tutte le autorità civili e militari presenti e che testimoniano la loro stima al mondo dell’Avis. In questa parrocchia, in un luogo mariano il nostro incontro assume anche un carattere familiare, in compagnia della famiglia di Nazareth. Lo stile di donazione di Maria, Giuseppe e di Gesù ispira anche lo stile di donazione che caratterizza le vostre sedi, i vostri ambulatori, cari donatori e donatrici dell’Avis.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, Parola di vita. La pagina del libro dei Re che abbiamo ascoltato ci parla del profeta Elia, chiamato da Dio a testimoniare la verità e la giustizia contro la prepotenza del re Acab. Acab accoglie l’invito del profeta a convertirsi. Nella nostra vita spesso incontriamo anche ingiustizie, errori, come incomprensioni, ma incontriamo anche uomini e donne che sanno regalare la propria vita, come il profeta Elia, per ricercare la giustizia e la verità, per creare amicizia e condivisione. Tutti possiamo essere profeti, perché a gesti e parole testimoniamo l’amore a Dio e ai fratelli e alle sorelle. E questo amore ai fratelli e alle sorelle è al centro della vita cristiana, come ci ha ricordato la pagina evangelica di Matteo. E’ un amore, quello cristiano, che non ha limiti, raggiunge anche i nemici, costruisce la pace. Un impegno non facile, come vediamo anche in questi tempi di guerra, dove si rischia di alimentare l’occhio per occhio piuttosto che educare alla pace e alla non violenza, dove si confida più sulle armi che sulla ricerca di consenso e su gesti di mediazione. Eppure, ci ricorda la pagina evangelica solo la ricerca di un amore gratuito, fedele, anche a chi non ci ama salva il mondo e noi stessi. L’immagine evangelica più chiara di questa testimonianza d’amore e di donazione è quella del Buon Samaritano, come ci ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: “(Il Samaritano) si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo” (F.T. 63). Anche voi, cari avisini, senza conoscere a chi sarà destinato, regalate parte del vostro tempo e del vostro sangue: un dono d’amore semplice e fedele, continuativo, che fa crescere la città, le relazioni, l’attenzione a chi soffre e costruisce un mondo fraterno. Chi è in difficoltà, chi ha bisogno di essere guarito, ha bisogno di noi: non possiamo attendere, rimandare. E sappiamo quanto il nostro mondo, anche quotidiano, la nostra città abbia bisogno di persone prossime, vicine. “L’amore al prossimo è realista – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - e non disperde niente che sia necessario per una trasformazione della storia orientata a beneficio degli ultimi”(F.T. 165). Il mondo dell’Avis, con il dono del sangue, è realista, non disperde nulla, perché trasforma un dono in salute, in vita. E questo dono del sangue non è venuto meno, anzi è cresciuto anche nei momenti di sofferenza e di privazione della pandemia di Covid, nei quali non è mancato il contributo di solidarietà di tanti donatori, a beneficio dei nostri Ospedali e, in essi, dei tanti malati: anzi, abbiamo compreso ancora di più, in questo tempo, la preziosità del dono del sangue. Il Covid 19 non ha fermato i donatori, anche se ha ostacolato le donazioni, risvegliando il desiderio del dono, dell’aiuto di uomini e donne, di giovani e adulti donatori. Grazie, cari donatori, per questa bella testimonianza che l’Avis ha regalato alla città e al territorio anche in questa pagina di sofferenza della nostra storia. La città, le famiglie, i malati hanno sofferto di meno e sono guariti grazie al vostro dono, alla vostra dedizione. Grazie anche per la bella testimonianza di pace che oggi unite al dono del sangue: il dono e la pace camminano sempre insieme. Cari fratelli e sorelle, cari volontari e volontarie dell’Avis, questa Giornata serva a far crescere nelle nostre comunità la capacità di donare e di essere prossimi agli altri, soprattutto a chi è in difficoltà; a educare alla solidarietà e alla pace. Solo così la nostra città, i nostri paesi, il mondo saranno luoghi di fraternità. Il Cuore immacolato di Maria, cuore di Madre e segno del suo amore al Figlio, alla Chiesa e a tutti noi, che preghiamo in questa chiesa, nata dalla distruzione della guerra, faccia crescere anche in noi l’amore per i fratelli e le sorelle anche attraverso il dono del sangue e l’impegno per la pace. Così sia.


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