• Redazione

Ascolto della parola e carità: omelia di mons. Perego

XXII Domenica per Annum


Traghetto, 29 agosto 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle di Traghetto, sono contento di celebrare l’Eucaristia di questa domenica con voi e in compagnia di don Ivano, che ha vissuto tra voi alcuni anni indimenticabili della sua vita sacerdotale. E il primo gesto in ogni Eucaristia è ascoltare la Parola del Signore. Oggi la prima lettura, tratta dal libro del Deuteronomio, è proprio un invito, da parte di Mosè all’ascolto del Signore, dei suoi comandamenti e a metterli in pratica. Tutti conosciamo i dieci comandamenti, alcuni dei quali riguardano i nostri doveri nei confronti del Signore e altri nei confronti dei fratelli e delle sorelle e delle cose che ci sono state date. Ma questa sottolineatura che la pagina del Deuteronomio fa che i comandamenti sono ‘intelligenti’ non sempre la teniamo presente. Non è forse intelligente non bestemmiare il Signore, onorare il padre e la madre, non rubare, non abusare degli altri, vivere e santificare la festa? Eppure, tante volte siamo irrazionali e dimentichiamo questi comandamenti del Signore: per il nostro egoismo, per la prepotenza per il nostro peccato. Come anche non teniamo presenti che i comandamenti non sono dei semplici obblighi, doveri, ma sono il segno della vicinanza di Dio nella nostra vita, sono il segno del suo amore che chiama anche noi ad amare. Sono i farisei – come abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica di Marco che rischiano di trattare i comandamenti solo come norme con cui giudicare le persone. Per questo Gesù smaschera la loro ipocrisia, perché all’osservanza delle norme non corrisponde un’adesione del cuore, all’amore di Dio non corrispondere con l’amore a Dio e al prossimo con tutto se stessi. Il Signore ricorda anche a noi come ai farisei che il cristianesimo non consiste semplicemente nell’ubbidire ad alcune leggi, ma in uno stile di vita che cambia il proprio cuore, rinnova le nostre relazioni con Dio e il prossimo, vincendo ogni forma di ipocrisia, di malvagità, di invidia, calunnia, avidità. Non dimentichiamo che l’educazione del cuore, della coscienza, perché sia retta, è un impegno educativo importante e continuativo per non perdere il senso del peccato. E questo impegno educativo, come ricorda l’apostolo Giacomo ha due dimensioni: l’accoglienza docile della Parola di Dio e la carità: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze, sottolinea come esempio S. Giacomo. Nell’ enciclica Fratelli tutti Papa Francesco ricorda: “La statura spirituale di un’esistenza umana è definita dall’amore, che in ultima analisi è «il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita umana». Tuttavia, ci sono credenti che pensano che la loro grandezza consista nell’imporre le proprie ideologie agli altri, o nella difesa violenta della verità, o in grandi dimostrazioni di forza. Tutti noi credenti dobbiamo riconoscere questo: al primo posto c’è l’amore, ciò che mai dev’essere messo a rischio è l’amore, il pericolo più grande è non amare (cfr 1 Cor 13,1-13)” (F.T. 92). L’incontro con la Parola di Dio introduce in un cammino di carità e di prossimità che si realizza in varie forme, tra cui l’impegno educativo in famiglia e in parrocchia, che trova nei piccoli e nei giovani soggetti importanti da accompagnare e a cui rendersi vicini. Oggi, infatti, talora la famiglia è sola o non basta per accompagnare i ragazzi e i giovani nel cammino di educazione e di responsabilità nella vita della città e della Chiesa. Da qui anche l’impegno di più famiglie, di una comunità, di una e più parrocchie insieme che condividono un cammino educativo. C’è un passaggio nell’enciclica Fratelli tutti, a questo proposito, molto indicativo: “Alcuni nascono in famiglie di buone condizioni economiche, ricevono una buona educazione, crescono ben nutriti, o possiedono naturalmente capacità notevoli. Essi sicuramente non avranno bisogno di uno Stato attivo e chiederanno solo libertà. Ma evidentemente non vale la stessa regola per una persona disabile, per chi è nato in una casa misera, per chi è cresciuto con un’educazione di bassa qualità e con scarse possibilità di curare come si deve le proprie malattie. Se la società si regge primariamente sui criteri della libertà di mercato e dell’efficienza, non c’è posto per costoro, e la fraternità sarà tutt’al più un’espressione romantica” (F.T.109).

Per questo ogni realtà parrocchiale e le unità pastorali possono essere uno strumento importante per le famiglie, con i luoghi e gli spazi d’interesse comune, per la crescita dei ragazzi e dei giovani, ma anche per costruire una società più fraterna. Cari fratelli e sorelle, come comunità parrocchiale chiediamo al Signore di accompagnarci in questo nostro cammino educativo, insieme alle altre parrocchie, lasciandoci guidare anche dalla Parola di Dio che ogni domenica ascoltiamo e da uno stile di carità che ci libera da ogni pretesa e attesa, ma ci rende capaci di condividere lo stile di Gesù. Così sia.


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