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“Annunciatori del Vangelo”: lo stile di vita consacrata

Copparo, 6 giugno 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle consacrati, ci ritroviamo attorno alla mensa eucaristica per lodare e ringraziare il Signore, che ha accompagnato la nostra vita di fede e di consacrazione in questo anno pastorale segnato da paura, morte, incertezza e sofferenza, ma anche dalla grazia di un popolo di Dio in preghiera e in ascolto della Parola. Siamo in comunione e sentiamo vicine anche le nostre sorelle claustrali. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina di San Paolo che abbiamo ascoltato è un invito a Timoteo ad annunciare la Parola, a diventare “annunciatore della Parola” accompagnando l’annuncio con anche l’invito a un nuovo stile di vita, che chiede anche sofferenze e sacrifici. L’incontro con la Parola, infatti, trasforma sempre la nostra vita rendendola capace di una nuova direzione, di un’opzione fondamentale che si trasforma in una vita laicale, consacrata, presbiterale o diaconale. In questo anno pastorale e nei prossimi mesi fino all’inizio del biennio pastorale eucaristico abbiamo fermato la nostra attenzione sugli stati e stili di vita cristiana. Nella Lettera pastorale ho ricordato come la vita consacrata, attiva e contemplativa “è una grazia, ma anche un impegno, perché continuamente rivolge il nostro sguardo al cammino verso la ‘perfetta carità’, come ci ricorda il decreto conciliare dedicato alla vita consacrata” (p. 70). Voi siete un dono e una grazia perché indicate uno ‘stile di vita cristiano’ che trova nell’annuncio del Vangelo nella realizzazione del comandamento dell’amore il suo culmine. Le vostre comunità sono una ‘famiglia’ che indica lo stile di condivisione di ogni famiglia e di ogni comunità cristiana e che – come ricorda Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium - se vedono la testimonianza di comunità autenticamente fraterne e riconciliate, questa è sempre una luce che attrae” (E.G. 100).

Senza la vita consacrata mancherebbe un volto, uno stile della nostra Chiesa. Si correrebbe il rischio ancora di più – per fare nostre le parole sempre dell’apostolo Paolo – che le nostre famiglie siano circondate da cattivi maestri e di “perdersi dietro alle favole”. La concretezza della vita consacrata, il suo stile di vita educa, illumina, orienta giovani e adulti, famiglie. Occorre, però, essere attenti ad alcuni rischi, come ricorda Papa Francesco in un passaggio significativo dell’esortazione Evangelii Gaudium: “Oggi si può riscontrare in molti operatori pastorali, comprese persone consacrate, una preoccupazione esagerata per gli spazi personali di autonomia e di distensione, che porta a vivere i propri compiti come una mera appendice della vita, come se non facessero parte della propria identità. Nel medesimo tempo, la vita spirituale si confonde con alcuni momenti religiosi che offrono un certo sollievo ma che non alimentano l’incontro con gli altri, l’impegno nel mondo, la passione per l’evangelizzazione. Così, si possono riscontrare in molti operatori di evangelizzazione, sebbene preghino, un’accentuazione dell’individualismo, una crisi d’identità e un calo del fervore. Sono tre mali che si alimentano l’uno con l’altro” (E.G. 78). Ognuno e ognuna di voi, chi con più e chi con meno anni di consacrazione, per usare sempre le parole dell’apostolo Paolo – ha in iniziato una “corsa”, ha “combattuto la buona battaglia”, attende “con amore” l’incontro con il Signore. La pagina evangelica ci ricorda come lo stile di vita cristiano, anche nella forma della consacrazione, deve guardarsi dalla superbia, dalla ricerca dei primi posti, dalla cura delle apparenze, ma guardare all’essenzialità, ricercando l’umiltà. I voti sono la strada che ci preservano da questi pericoli. La povertà ci allontana dal lusso, dal superfluo e come la vedova del Vangelo ci porta a donare tutto di noi stessi. L’obbedienza ci accompagna nella libertà, ma anche nella consapevolezza che il nostro servizio agli altri è prioritario rispetto alle nostre esigenze personali. La castità aiuta a considerare il corpo ‘tempio dello Spirito’, il segno e il luogo di un amore che non è esclusivo, ma ci porta ad amare Dio con tutto noi stessi e il prossimo come noi stessi, con tutta l’anima e con tutto il cuore. Alla tavola eucaristica, come nell’ultima cena, il Signore ci insegna questa carità perfetta, testimoniata anche dal gesto della condivisione del pane e del vino, segno e sacramento del sacrificio della Croce, e anche dalla testimonianza eucaristica giovannea della lavanda dei piedi. L’Eucaristia è fonte dello stile di vita cristiano, anche dello stile vita nella consacrazione. Cari fratelli e sorelle consacrati, chiediamo al Signore di accompagnare la nostra testimonianza di vita cristiana, perché sia capace di annuncio della Parola che trasforma la vita di ogni fedele del popolo di Dio. Chiediamo al Signore di suscitare vocazioni alla vita consacrata nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, per le sue abbondanti grazie, accompagnate anche dalla nostra capacità di annunciare e testimoniare con gioia il Vangelo.

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