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“Albania, una terra così vicina, una terra così lontana”

Aggiornato il: 23 dic 2019

Il racconto dell’esperienza estiva di alcuni giovani scout ferraresi nel Paese balcanico

A cura del Clan Anduril del gruppo scout 3

Il Clan Anduril del gruppo scout Ferrara 3 è composto da ragazzi tra i 16 e i 21 anni, e lo scoutismo è il modo in cui vogliono conoscere e cambiare il mondo: per fare questo, credono che l’importante sia conoscere i luoghi dove si va ad agire; è qui che nasce il nostro progetto Albania!

Un anno fa, in questo periodo i ragazzi hanno deciso che era ora di vedere altri luoghi un po’ oltre alle realtà di volontariato dove prestano servizio tutto l’anno. Il progetto era grosso e il desiderio più grande era quello di far partecipare tutto il gruppo senza lasciare nessuno a casa. Non hanno voluto pesare sulle spalle dei genitori e in più c’era il grande desiderio di lasciare qualcosa nel posto dove sarebbero stati, un aiuto di qualsiasi tipo (materiali, strumenti ecc), per far questo hanno lavorato un anno intero, dedicando ore delle loro serate e week end ai lavori più disparati. Tutto il ricavato di un anno ha permesso di finanziare l’esperienza, contribuire alle spese del convento di suore che li ha ospitati e pagare 2/3 di rate annuali universitarie ad un ragazzo della loro stessa età.

Il progetto Albania, organizzato dall’associazione scout Nazionale, l’AGESCI, prevedeva dei momenti di “lavoro” la mattina e degli incontri il pomeriggio. I ragazzi hanno organizzato e prestato servizio ad un campo estivo dove hanno aiutato le suore nell’animazione delle mattine del campo. Il pomeriggio, hanno organizzato diversi incontri secondo i loro interessi, grazie all’aiuto delle suore e del prete che li ospitava.

Oltre al confronto con loro e sulle scelte che li hanno portati a vivere una vita di fede, hanno avuto la possibilità di conoscere a fondo la storia dell’Albania, la fatica di rialzarsi dal regime comunista che fino 20 anni fa la teneva oppressa; hanno condiviso e si sono scambiati le loro storie personali e i loro desideri futuri con i ragazzi del posto.

Hanno visitato un istituto psichiatrico gestito da alcuni frati cappuccini e hanno assaporato la bellezza dell’essere accolti al di là della lingua e delle differenze culturali.

Il desiderio di questi ragazzi era soprattutto di poter essere d’aiuto, non per una settimana soltanto, ma capendo e comprendendo, come si può essere un appoggio da qui, per non essere un fuoco che oggi c’è e domani non c’è più.

La preparazione di un anno di lavoro, fisico e mentale, attraverso la conoscenza della storia e della realtà che li aspettava, ha permesso di portare a casa emozioni forti, alcune delle quali le abbiamo racchiuse qui.

Qua si sente aria scout ed è presente ed è bello”

“Con quale coraggio o forza di volontà è possibile infliggere il male che abbiamo visto in questi giorni? Con quale coraggio o forza di volontà si dimentica ciò che è stato e ci si permette di far tornare i pensieri, le parole e le azioni che hanno sporcato il nostro passato? Oggi mi sento fortunato ad essere scout, mi sento anche fortunato a far parte di questo clan che ha deciso di intraprendere questo progetto che in solo tre giorni ha già donato molto riguardo le nostre ambizioni e aspettative. Quel poco di amaro in bocca che è rimasto dopo l’abbandono del cantiere in Africa già non si sente più. Vorrei davvero che tutte le persone in Italia, soprattutto quelle con idee politiche opposte alle mie, potessero partecipare a questo cantiere rivivendo e magari ricordando, quali sono le conseguenze delle azioni di 30 o 70 anni fa sulle persone e sulla dignità umana. Qua si sente aria scout ed è presente ed è bello. Si cerca di dare e vivere il proprio meglio con gli altri scout ma soprattutto con le persone del posto, che fra mille problemi sono in grado di trovare la forza, sorridere e ricostruire. Una cosa però è vera, oggi in un momento di verifica Tommaso ha fatto notare una differenza tra l’innocenza dei bambini in Italia e quelli qua. Diverse sono le aspettative sul loro futuro. I bambini qua sono felici ma cosa sono destinati a diventare? Quali opportunità può offrire uno Stato in queste condizioni? In che modo noi possiamo essere utili?”

Questo che faccio è altruismo o egoismo?

“In questi giorni sto un po’ cambiando idea rispetto alle motivazioni che mi hanno spinto a voler fare questa route. Durante tutto l’anno la immaginavo come una Route di servizio in cui ci saremo sporcati le mani per aiutare comunità e persone in difficoltà. Ora penso che questo sia inutile, queste persone non aspettano noi scout per ricevere aiuto. Sento che faccia più bene a me piuttosto che a loro (se no cosa mi avrebbe spinto a farlo?), la parte più significativa di questi giorni sono stati i confronti, sono quelli che mi stanno lasciando di più. Quello che studierò è proiettato verso il prossimo ma penso che ciò che mi spinge ad approfondire questo interesse è la mia realizzazione individuale e in secondo piano l’aiuto del prossimo. Mi dovrei sentire egoista? Oppure l’umano lo è inevitabilmente per natura?”

“Conosciamoci, conosciamo e cambiamo”

“Il confronto è fondamentale all’interno di una comunità. Si può considerare tale solo se vi è questo fattore. Sono tanti, diversi, con diversi vissuti e la comunicazione ci fa rendere conto delle diversità che ci caratterizzano. Così come noi siamo diversi, anche le realtà che stiamo imparando a conoscere è diversa da ciò a cui siamo abituati. Conoscere la storia e il vissuto di una persona, così come di un popolo, ci permette di trovare una chiave di lettura inaudita e ancora diversa. Conosciamoci, Conosciamo e cambiamo”.

“Sto mettendo in discussione tutto”

“Oggi è stata una giornata un po’ particolare, tutta questa route è un po’ particolare. Sto mettendo in discussione tutto, a partire dallo scoutismo fino ad arrivare al mio futuro. Oggi ho deciso che l’anno prossimo, obbligato, dovrò allontanarmi temporaneamente dal Clan, parteciperò ad un cantiere di volontariato in Africa, ovunque questo mi porti. Mi piace aiutare le persone in difficoltà e oggi ho riscoperto ancora una volta il potere di un pallone e del sorriso. Sono forti questi albanesi, come in qualsiasi luogo ci sono le persone buone e oggi, fra i ragazzi più grandi, ho visto gente in gamba che nello scoutismo farebbe molto”.

“Mi piace conoscere il più possibile”

“Mi piace pensare che la visione che ho io del mondo, della vita e in generale di quello che ci circonda, sia materiale o immateriale, è soltanto un punto di vista.

Di punti di vista penso che ce ne siano tanti, come le persone, e quindi che se ne posso sempre scoprire di nuove. Mi piace conoscere il più possibile perché permette di affrontare la vita nella maniera migliore. Provate ad immaginare per un momento di riuscire ad affrontare ogni situazione della vita, con un punto di vista diverso, quello sempre adatto a quella situazione. Si riuscirebbe a dare il giusto peso alle cose, affrontarle sempre nella maniera migliore, probabilmente con un sorriso sulle labbra e senza troppi pensieri”.

“Sono strabordanti di bontà”

“Ho ammirato tantissimo la ragazza che è venuta a parlare, con un trascorso simile a quello di molti di noi, tanti sarebbero ancora pieni di rancore o passerebbero i loro giorni a piangersi addosso, e invece lei, nonostante non nutra grandi speranze nel futuro del paese in cui vive, evoca lo sconforto dei momenti passati ma senza mai farlo pesare. E io che sono un’insoddisfatta cronica ho proprio capito che ora di darsi una svegliata. Albania, una terra così vicina, una terra così lontana allo stesso tempo”.

“Capire chi sono per cercare la natura di tutto. Capire che tutto ha un inizio anche le cose più strane non accadono a caso. C’è sempre una spiegazione. Oggi abbiamo ricevuto la testimonianza di chi ha trovato il proprio destino e la propria risposta in Dio”.

“I miei pensieri di oggi vanno a quello che più mi è rimasto nella mente e a cui veramente penso se ripercorro la giornata di oggi, i giovani albanesi. È qualcosa di affascinante, i maschi sembrano essere maneschi ed orgogliosi, le ragazze di poche parole e con poco carattere. Ma poi basta un sorriso, una parola in italiano che capiscono, un piccolo gesto, e in 5 minuti “ Ciao”; Insomma basta poco e ti sfoggiano dei sorrisi così profondi, naturali e amichevoli che in Italia ne ho visti veramente pochi. Sono strabordanti di bontà”.

Pubblicato sull'edizione de “la Voce di Ferrara-Comacchio" del 18 ottobre 2019

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