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"A Natale il Signore entra nella nostra vita": la Messa del Vescovo in carcere coi detenuti

Aggiornato il: 23 dic 2019

Svoltasi nel pomeriggio di mercoledì 18 dicembre, alla presenza della Direttrice e della Comandante

Nel pomeriggio di mercoledì 18 dicembre, la palestra/sala polifunzionale della Casa Circondariale di Ferrara ha ospitato la tradizionale Santa Messa di Natale presieduta dall’Arcivescovo.

La liturgia è stata celebrata anche dal cappellano p. Tiziano Pegoraro, dall’ex cappellano mons. Antonio Bentivoglio, da don Giacomo Granzotto e don Paolo Cavallari.

Un’ottantina i detenuti presenti, oltre alla direttrice della Casa Circondariale Maria Nicoletta Toscani, alla Comandante Annalisa Gadaleta, e a una decina di volontari. I parrocchiani dell’Unità Pastorale di Borgovado (tre dei quali erano presenti) hanno realizzato e donato a ogni detenuto dell’Arginone un ciondolo natalizio da appendere, raffigurante una natività “originale", intitolata "Lasciamo riposare mamma" (foto in basso) (nella quale Giuseppe tiene fra le sue braccia il bambin Gesù, mentre Maria si riposa distesa; papa Francesco l'ha citata nell'udienza la mattina stessa). Durante l’offertorio, invece, due detenuti hanno donato all’Arcivescovo un leggìo in legno con raffigurata una natività (foto), realizzata nel progetto di artigianato denominato “Artenuti”.

P. Pegoraro, a nome anche dei detenuti, nel saluto iniziale ha spiegato, rivolto all’Arcivescovo, come “la Sua visita ci stimola bontà e serenità, ci ricorda che non siamo soli”, “in questo luogo che oltre a noi ospita anche la nostra sofferenza”.

Nell’omelia, mons. Gian Carlo Perego ha riflettuto su come “il Natale sia una festa importante soprattutto dal punto di vista famigliare” e ha invitato i presenti a concentrarsi – come spesso non si fa – sulla figura di San Giuseppe, un uomo che “ha dubbi, fatica a capire ma vive con intensità questa venuta di Dio fra di noi” e per questo “dev’essere considerato un giusto”, vale a dire una persona “capace di leggere i fatti della vita, tanto quelli lieti quanto quelli difficili, attraverso la fede”.

Non solo a Natale, ma sempre, “il Signore non scavalca la nostra vita ma entra in essa, una vita fatta di gioie e dolori”.

Dopo aver accennato alle recenti riflessioni del Santo Padre sull’importanza del Presepe (quello interno al carcere, come l'albero, anche quest'anno realizzato dai detenuti), l’Arcivescovo ha auspicato come il Natale, quindi la presenza di Dio nella nostra vita, sia “davvero un’occasione per ritrovare il Signore e per recuperare relazioni importanti per la nostra vita”.

Alla fine della liturgia, la direttrice Toscani ha riflettuto su come il Natale significa “la rinascita dell’innocenza”: “ognuno di noi – che spesso ha, come anche me, la propria famiglia lontana - deve cercare questa rinascita”.

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