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60° consacrazione della Chiesa di S. Apollinare: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

S. Apollinare di Copparo, 21 luglio 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale e fraterno saluto a voi, cari fratelli e sorelle, a don Leonardo e alle autorità presenti. Siamo riuniti insieme a celebrare l’Eucarestia domenicale, arricchita oggi da un ricordo importante: 60 anni fa l’arcivescovo di Ravenna, S. E. Mons. Salvatore Baldassarri – allora la nuova parrocchia, insieme alla Pentapoli, era sotto la giurisdizione dell’Arcidiocesi di Ravenna per passare poi, nel 1966, sotto la giurisdizione dell’Arcidiocesi di Ferrara -, consacrava questa chiesa, che accompagnava la vita di una nuova comunità in queste terre del Delta bonificate. Il progetto della chiesa fu dell’illustre ingegnere e maestro Pierluigi Giordani (1923-2011), docente all’Università di Padova e di Bologna, allievo dell’arch. Michelucci, progettista della famosa chiesa dell’Autostrada. L’ing. Giordani era un collaboratore del card. Giacomo Lercaro a Bologna nella riforma degli edifici sacri alla luce del rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II e consulente-progettista dell’Ente Delta del Po. Nel suo progetto della chiesa di S. Apollinare, e nel successivo progetto della chiesa dell’Immacolata Concezione a Ferrara, l’ingegner Giordani voleva indicare nella tenda l’immagine biblica che meglio rappresenta il luogo in cui Dio, che cammina con il suo popolo, abita anche con il suo popolo. Da queste note di contesto del ricordo odierno ci fermiamo a meditare la Parola di Dio di questa domenica che ci fa incontrare Abramo nella sua tenda alle querce di Mamre che corre incontro e accoglie tre uomini forestieri, mettendo a disposizione con Sara il poco che avevano. Per questa ospitalità, Dio darà a Sara e Abramo il dono di un figlio. L’accoglienza apre al futuro, perché non rinchiude nei propri interessi, guarda agli altri, guarda oltre. A questo proposito è bello ricordare un passaggio dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco, che dice: “In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca” (E.G. 263). Non è vissuto in un tempo facile anche il santo Vescovo e martire Apollinare vostro patrono e di tutta la Regione Emilia-Romagna. Siriano di Antiochia, aveva seguito Pietro a Roma e da lì arriverà non lontano da qui, a Classe, presso Ravenna, in Romagna, un porto importante dell’Adriatico dove si dedicò alla predicazione del Vangelo, fino al martirio. Una testimonianza, quella di S. Apollinare, che per usare le parole di Paolo nel brano della lettera ai Colossesi, lo ha visto “lieto nelle sofferenze”, unendosi alla Croce di Cristo nel Suo annuncio, nostra speranza: un esempio e una testimonianza che spinge anche noi oggi ad avere fede nel Signore e a testimoniarla nella vita quotidiana. Superficialità, debolezza, stanchezza, indifferenza rendono talvolta la nostra fede incapace di mantenere la gioia di un Vangelo che è storia, rinnova la storia della nostra vita. Anche la pagina del vangelo di Luca che abbiamo ascoltato è il racconto di una ospitalità, quella di Gesù da parte di Marta e Maria. Marta è impegnata nel curare l’accoglienza e Maria nell’ascolto delle parole di Gesù. L’ospitalità ha sempre questi due volti: la carità e l’ascolto, l’azione e la contemplazione. Troppe volte siamo distratti di fronte alla Parola di Dio e alle parole degli uomini, troppe volte il nostro cuore non si apre alla preghiera e all’ascolto oppure sfugge al dono, alla condivisione che sono invece i segni della vita cristiana . Papa Francesco, nell’esortazione Gaudete et exsultate dedicata alla chiamata alla santità ci ricorda che “non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione” (G.E. 26). E più avanti ricorda ancora: “Alcuni, per pregiudizi spiritualisti, pensano che la preghiera dovrebbe essere una pura contemplazione di Dio, senza distrazioni, come se i nomi e i volti dei fratelli fossero un disturbo da evitare. Al contrario, la realtà è che la preghiera sarà più gradita a Dio e più santificatrice se in essa, con l’intercessione, cerchiamo di vivere il duplice comandamento che ci ha lasciato Gesù. L’intercessione esprime l’impegno fraterno con gli altri quando in essa siamo capaci di includere la vita degli altri, le loro angosce più sconvolgenti e i loro sogni più belli” (G. E. 154). Cari fratelli e sorelle, chiediamo in questo giorno del ricordo della testimonianza del nostro patrono S. Apollinare, e a 60 anni dalla consacrazione di questa chiesa, di custodire i testimoni e i luoghi della testimonianza della nostra fede, con la cura e il cuore di chi vede in essi non solo il passato, ma anche il futuro della nostra fede e della nostra Chiesa. Così sia.

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