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3° Domenica di Quaresima: Dalla fede la vita, beato chi ha sete: omelia di mons. Perego

Ferrara, 15 marzo 2020

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, non è facile questo cammino quaresimale privato delle relazioni con il prossimo, soprattutto con chi è malato e ricoverato, e delle relazioni e celebrazioni comunitarie nelle nostre parrocchie, nelle nostre chiese. E’ una privazione, una sete che ci fa ancora di più desiderare di abbeverarci alle sorgenti che sgorgano dalla Parola di Dio. E’ la sete che ha sofferto nel deserto il popolo di Dio in cammino – come ci ha ricordato la pagina del libro dell’Esodo -, che ha generato rabbia contro Mosè, che si rivolge a Dio per un aiuto. E Dio, sul monte – segno della sua gloria - grazie al bastone del cammino di Mosè, farà sgorgare dalla roccia l’acqua che disseterà tutto il popolo. Il luogo della protesta e del dono si chiamerà Massa e Meriba.

L’acqua nella Sacra Scrittura ha un significato ambivalente: è portatrice di vita o di morte; segno di benedizione o di maledizione. Per i Padri della Chiesa i racconti dell’ Antico Testamento che vedono protagonista l’acqua prefigurano l’acqua del Battesimo – come ci ricordano Cirillo di Gerusalemme nelle sue catechesi, S. Cipriano, S. Giovanni Crisostomo – ma anche l’acqua che si versa nel calice eucaristico. Per S. Ambrogio l’acqua scaturita dalla roccia richiama l’acqua versata nel calice e anche l’acqua che sgorga dal costato di Cristo. L’acqua ci ricorda i sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia, fonti della nostra fede e della vita cristiana. Anche il racconto dell’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo ha al centro l’acqua. Gesù è “affaticato per il viaggio” e siede presso il pozzo di Giacobbe. All’arrivo della samaritana Gesù chiede da bere. Da questa domanda scaturisce un colloquio ricco di diversi elementi: la divisione tra i Giudei e i samaritani, una situazione matrimoniale irregolare, la novità dell’acqua che Gesù viene a portare rispetto all’acqua della donna, la novità della Parola di Gesù rispetto alla Parola dei profeti dell’Antico Testamento, la rivelazione di Gesù come il Messia, il Salvatore del mondo, la conversione e l’annuncio della Samaritana. Dall’acqua, nel colloquio con i discepoli, Gesù passa al pane, ancora una volta per indicare la novità del pane, dell’Eucaristia, che Gesù è venuto a portare.

Tutto il racconto di questo incontro ha un grande significato cristologico, ma anche sacramentale. Sul piano cristologico Gesù viene riconosciuto Messia e Salvatore del mondo, due titoli che incontriamo più volte nei racconti evangelici. “Una delle più grandi rivelazioni della vita intima di Dio - scrive don Luisito Bianchi nel suo ‘Dialogo in Samaria’ - è stata deposta dal Cristo, attraverso il dialogo che conduce con una donna, nel cuore dell’umanità. Ed è una samaritana che l’ha ricevuta a nome di tutti” (L. Bianchi, Dialogo in Samaria, p. 61; in www.orasesta.it).

Sul piano sacramentale, il racconto richiama il sacramento del Battesimo e dell’Eucaristia e indica le tappe del cammino di iniziazione cristiana: la domanda, l’esigenza della fede, l’incontro con il Signore, il dono e la condivisione, la conversione, la missione. Il racconto della samaritana dell’evangelista Giovanni ci ricorda così come sia beato chi ha sete della Parola del Signore, Parola di vita, e beato chi ha fame del pane eucaristico, Pane di vita. La fede genera questa sete e questa fame e, al tempo stesso, si nutre di questa sete e di questa fame. E questa fede abbeverata dall’acqua e nutrita dal pane chiede da una parte di ricercare la grazia, l’amore a Dio, ma anche di condividere la grazia, l’amore al prossimo. I Santi, con la loro testimonianza di fede, ci insegnano questo desiderio di amore a Dio e al prossimo. Nella vita di S. Francesco si ricorda che “Tutta l’anima di Francesco era assetata del suo Cristo; tutto a Lui dedicava, non solo il suo cuore, ma anche il corpo”. La fede chiede continuamente, quotidianamente una relazione con il Signore, anima e corpo. Sulla croce, con le sue parole “ho sete”, Gesù ci insegna questo bisogno di Dio nel momento della Passione, ma anche ci dimostra di condividere la nostra umanità, le nostre passioni.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, in questo momento di passione, di sofferenza, guardando al Crocifisso, in particolare al nostro Crocifisso di S. Luca, sentiamo particolarmente vicino il Signore alle nostre sofferenze e privazioni di questi tempi. “Così mi sento samaritana diventata anch’essa discepola del Cristo – scriveva ancora don Luisito Bianchi -, mi sento popolo della città di Sychar che esce dalle mura del messianismo umano per andare incontro a Cristo e credere quotidianamente, minuto per minuto, in Lui, saltando anche la mediazione della samaritana perché è a Lui solo che aderisco, perché Egli direttamente mi ha parlato: «non è più sul tuo dire che noi crediamo; abbiamo noi stessi inteso e sappiamo che Egli è veramente il Salvatore del mondo” (L. Bianchi, Dialogo in Samaria, p. 69; in www.orasesta.it).

Per questo, insieme vogliamo raccogliere la sfida di Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium: “Oggi abbiamo di fronte la sfida di rispondere adeguatamente alla sete di Dio di molta gente, perché non cerchi­no di spegnerla con proposte alienanti o con un Gesù Cristo senza carne e senza impegno con l’altro. Se non trovano nella Chiesa una spirituali­tà che li sani, li liberi, li ricolmi di vita e di pace e che nel medesimo tempo li chiami alla comunio­ne solidale e alla fecondità missionaria, finiranno ingannati da proposte che non umanizzano né danno gloria a Dio” (E.G. 89).

Sono una sfida e un impegno anche in questo tempo di contemplazione più che di azione, di silenzio più che di parole, di sofferenza diffusa che non spegne, però, la speranza. Così sia.