• Redazione

25 aprile, anniversario della Liberazione. La libertà si conserva nella pace

25 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la Festa della Liberazione: della Liberazione dalla guerra, della Liberazione dalle violenze, della Liberazione dalla Dittatura. Un saluto deferente a tutte le autorità civili e militari presenti, alle associazioni che custodiscono la memoria dei giorni della resistenza e della Liberazione, che ha visto insieme cattolici e laici nella ricerca della pace e della libertà, anche a costo della vita. Questa memoria viva della Liberazione diventa particolarmente intensa oggi in cui, in un paese a noi vicino, l’Ucraina, la guerra, le violenze si ripetono e generano la distruzione, la morte, la fuga di milioni di persone, le cui sofferenze, le paure sperimentiamo direttamente nelle città e paesi del territorio ferrarese dove, a 3.000 ucraini già presenti in 60 giorni se ne sono aggiunti altri 2.000, soprattutto donne e bambini. Per loro la Liberazione è ancora lontana, come il ritorno a casa, la ricostruzione. Dopo la seconda Guerra mondiale avevamo gridato tutti insieme ‘Mai più la guerra’, abbiamo scritto nella Costituzione ‘L’Italia ripudia la guerra”, avevamo accolto la non violenza e l’obiezione di coscienza alle armi come una strada alternativa, ma questo grido, queste parole rischiano di scontrarsi con i fatti di una guerra vicina, di una corsa agli armamenti, di una legittima difesa. In questo giorno non può che crescere il desiderio e il grido di pace, la cui costruzione dipende dall’impegno e dalla responsabilità di tutti. La Liberazione ci ha regalato la pace: è la pace che dobbiamo custodire con tutte le nostre forze. Fare memoria della Liberazione è un dovere. “Non possiamo permettere che le attuali e le nuove generazioni perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che è garanzia e stimolo per costruire un futuro più giusto e fraterno” (F.T. 248), scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. E continua: “Senza memoria non si va mai avanti, non si cresce senza una memoria integra e luminosa. Abbiamo bisogno di mantenere la fiamma della coscienza collettiva, testimoniando alle generazioni successive l’orrore di ciò che accadde, che risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinché la coscienza umana diventi sempre più forte di fronte ad ogni volontà di dominio e di distruzione. Ne hanno bisogno le vittime stesse – persone, gruppi sociali o nazioni – per non cedere alla logica che porta a giustificare la rappresaglia e ogni violenza in nome del grande male subito. Per questo, non mi riferisco solo alla memoria degli orrori, ma anche al ricordo di quanti, in mezzo a un contesto avvelenato e corrotto, sono stati capaci di recuperare la dignità e con piccoli o grandi gesti hanno scelto la solidarietà, il perdono, la fraternità. Fa molto bene fare memoria del bene” (F.T. 249). Memoria del male e memoria del bene camminano insieme, come camminano insieme la memoria della guerra e la memoria della pace, degli uomini e delle donne di pace, degli uomini e delle donne della Resistenza. Anche la Parola di Dio di oggi ci invita alla pace: “Pace a voi tutti che siete in Cristo”, saluta l’apostolo Pietro. E la pace, ricorda Pietro si costruisce vincendo la superbia e di rivestendoci di umiltà. All’origine di molte guerre, anche della guerra attuale in Ucraina forse c’è propria la superbia, la voglia di allargare il potere, il desiderio di opprimere i più deboli. La superbia non costruisce mai la pace, mentre la costruisce l’umiltà, il coraggio di fare un passo indietro, di riconoscere i propri errori, di difendere più che di opprimere le persone. E Gesù, dopo la Pasqua, chiede ai suoi discepoli – come abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica – di annunciare a tutti, “dappertutto” il Vangelo, che è un Vangelo di pace. Cari fratelli e sorelle, in questo giorno della memoria della Liberazione, accanto al ricordo dei volti, dei testimoni che ci hanno regalato la libertà e la pace, ricordiamo anche le tante vittime italiane civili e militari – quasi mezzo milione – che hanno perso la vita: il loro ricordo sia per noi impegno perché “la democrazia ha bisogno di uomini, che si donano o si rifiutano, ma che non si vendono o non si conformano per non essere scomodati”, come scriveva don Primo Mazzolari, nel 1946. La libertà si conserva nella pace. La memoria di queste vittime ci fa gridare ancora oggi: “Mai più la guerra”. E chiediamo al partigiano e martire della Resistenza, il Servo di Dio Teresio Olivelli, di aiutarci a pregare: “Sui monti ventosi e nelle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare. Signore della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore”. Così sia.

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