• Redazione

1° maggio. Tutelare il lavoro e i lavoratori

S. Giuseppe di Comacchio, 1° maggio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari lavoratori e lavoratrici, quest’anno la festa del lavoro e dei lavoratori cade in una Domenica del tempo pasquale, una domenica che ci ricorda ancora la passione, morte e risurrezione di Gesù, centro della vita cristiana e che ci richiama come il dialogo sociale sia la strada che unisce lavoratori e imprenditori. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina evangelica ci racconta una nuova apparizione di Gesù dopo la Pasqua. Pietro e alcuni apostoli erano tornati al loro lavoro di pescatori. Ma in quella notte non presero nessun pesce. Tornati a riva trovano Gesù, ma non lo riconoscono, che chiede loro da mangiare, e i discepoli rispondono che non hanno preso nulla. Allora suggerisce loro Gesù il punto dove andare a pescare. E gli apostoli prendono tanto pesce da rischiare di rompere le reti. Da qui riconoscono che l’uomo sulla riva è Gesù. E con lui mangiano il frutto del loro lavoro. E’ bella questa pagina evangelica perché è costruita attorno al lavoro della pesca e a dei pescatori. Il lavoro è luogo di incontro con il Signore, di manifestazione del Signore. Ma deve essere un lavoro dignitoso, che rispetta ogni persona, uomo e donna, che non si lascia ossessionare dagli orari, dove la libertà economica non riduce il rispetto della dignità dei lavoratori. In questo senso sono chiare le parole di papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: “la semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio». Parole come libertà, democrazia o fraternità si svuotano di senso. Perché, in realtà, finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale. Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se lo loro efficienza sarà poco rilevante” (F.T. 110). La fraternità nasce su un lavoro dignitoso, che rispetta e tutela ogni lavoratore. Per queste ragioni è una ferita alla dignità del lavoro e dei lavoratori la mancanza di sicurezza sul lavoro che vede crescere le morti sul lavoro, anche nel nostro territorio ferrarese. Per questa ragione i Vescovi italiani, nel Messaggio per questa giornata del 1 maggio, hanno voluto portare l’attenzione dei cristiani e delle comunità su questo dramma delle morti sul lavoro. “Il nostro primo pensiero va, in particolare, - hanno scritto i Vescovi italiani - a chi ha perso la vita nel compimento di una professione che costituiva il suo impegno quotidiano, l’espressione della sua dignità e della sua creatività, e anche alle famiglie che non hanno visto far ritorno a casa chi, con il proprio lavoro, le sosteneva amorevolmente. Così come non possono essere dimenticati tutti coloro che sono rimasti all’improvviso disoccupati e, schiacciati da un peso insopportabile, sono arrivati al punto di togliersi la vita. La nostra preghiera, la fiducia nel Signore amante della vita e la nostra solidarietà siano il segno di una comunità che sa «piangere con chi piange» (cf Rm, 8,15) e di una società che sa prendersi cura di chi, all’improvviso, è stato privato di affetti e di sicurezza economica”. I dati dei morti sul lavoro sono drammatici: 1223 lo scorso anno, senza contare gli infortuni di diverse gravità e le malattie professionali. Sono morti, feriti e ammalati che domandano tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Si parla molto di sicurezza, ma poco di sicurezza sociale e di sicurezza sul lavoro. E attorno a questa scena di lavoro Gesù chiede a Pietro, per tre volte: “Mi ami?”. E al sì di Pietro corrisponde l’invito di Gesù a guidare la comunità cristiana e a testimoniare la Pasqua. E nella pagina degli Atti degli Apostoli vediamo Pietro testimoniare la Passione e la risurrezione di Cristo, anche dopo essere stato flagellato con gli altri apostoli. La verità e l’amore si testimonia sempre con coraggio. E come cristiani con coraggio oggi dobbiamo anche testimoniare la necessità di tutelare il lavoro e i lavoratori: denunciando ogni forma di precarizzazione e di sfruttamento sul lavoro, valorizzando la professionalità, e al tempo stesso prestando attenzione alle condizioni in cui il lavoro si attua, perché non abbiano a verificarsi incidenti e situazioni di disagio. Il lavoro è vita solo se condotto in condizioni di tutela e di sicurezza. Cari fratelli e sorelle, preghiamo in questo giorno S. Giuseppe, patrono dei lavoratori, perché cresca questa cultura della sicurezza del lavoro e perché ognuno ne senta la responsabilità. Così sia.


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