Si intitola “Voci estinte cantano” la nuova raccolta narrativa di Enrico Scavo: dal Quattrocento al Novecento, le contraddizioni dell’animo umano si intrecciano con la musica. Presentazione il 23 settembre in Biblioteca Ariostea
di Andrea Musacci
“Voci estinte cantano. Otto racconti” (Officina Libraria, Roma, 2026) è il nuovo libro di Enrico Scavo, studioso ferrarese di Musicologia e Storia della Musica all’esordio in ambito narrativo. Il libro verrà presentato il 23 settembre alle ore 17 in Biblioteca Ariostea a Ferrara. Per l’occasione, l’autore dialogherà con Marialucia Menegatti (Ferrariae Decus ETS) e Angela Siciliano (Università di Parma). L’incontro fa parte del ciclo “Una costellazione di libri. Letture e conversazioni dell’Istituto di Studi Rinascimentali”, a cura dell’Istituto stesso, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici di UniFe.
Scavo è dottore di ricerca in Musicologia e Storia della Musica presso UniFe e docente a contratto di Pedagogia musicale presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia (sede di Cremona). Ha pubblicato contributi scientifici, edizioni critiche e nel 2024 la monografia “L’Accademia della Morte di Ferrara. L’oratorio e il primato di Giovanni Battista Bassani”.
Il libro di Scavo è un viaggio lungo un pentagramma che attraversa diverse epoche di Ferrara, dal Quattrocento al Novecento, dalla corte di Borso d’Este al secondo dopoguerra. Tra finzione e meticolosa ricostruzione sociale e di costume, il volume esplora la gloriosa storia musicale ferrarese attraverso gioie, dolori e miserie di donne e uomini diversissimi tra loro. Nel far questo, attraversa il gran teatro della vita, dai bagliori dei desideri alle faville delle passioni e alle penombre delle superbie.

È lo stesso autore a mettere in bocca alla protagonista del prologo la genesi del libro: «Fin dalle prime battute quel lavoro fu come un gorgo: una forza vertiginosa mi trascinava sempre più velocemente verso un luogo ignoto, impedendomi ogni fuga (…). Il mio più sincero intento era di vedere l’uomo dietro la figura storica di chi, come me, aveva votato la propria esistenza alla musica».
Come scrive Angela Siciliano nella prefazione, «Ferrara incarna il paradosso, e insieme l’incanto, del passato: l’essere morte che prefigura, contiene, chiama vita». E come riprende Scavo sempre nel prologo, «è bello perdersi nella nebbia per soddisfare l’ossimorico desiderio d’essere nel tentativo di scomparire».
Tra gli Este e i nobili, fra musici e monache, vecchi e fanciulli, l’autore scandaglia la condizione umana accentuandone le peculiarità ma mantenendo la lampada fissa a illuminare quella segreta energia che sempre li spinge a uscire da sé, alimentandosi della loro stessa inquietudine. Quiete e tormento: Scavo ama ossimori e contraddizioni (fin dal titolo stesso): l’amore, ad esempio, è «un sentimento che ci sconvolge mentre ci placa, che ci fa morire mentre ci dischiude una nuova vita». E così è la forza dello Spirito che nel far spazio in noi elimina il superfluo e tutto ciò che ci inchioda, che ci allontana dal vero, dal giusto e dal bello. Questo sanno, nel loro cuore, le protagoniste e i protagonisti degli otto racconti. E nel loro impervio sentiero, si confondono, si arrabattano, incespicano e ritrovano slancio. Perciò, a noi lettori è chiesta misericordia: le loro miserie sono in fondo le nostre.

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