La Croce realizzata dal Maestro Giorgio Celiberti verrà consegnata al Papa mercoledì 10 settembre dalle Delegazioni di Ferrara (presente il Priore della Delegazione ferrarese mons. Massimo Manservigi) e Bologna dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Il 10 settembre Papa Leone XIV, a conclusione dell’Udienza Generale del mercoledì, riceverà una croce particolare dalle mani dell’artista che l’ha creata appositamente per il Suo 70° compleanno (14 settembre – Festa dell’Esaltazione della Santa Croce). L’artista è il Maestro friulano Giorgio Celiberti, classe 1929, che da più di settant’anni si misura con i temi della passione, del dolore e della redenzione, dalla tragedia dei bambini di Terezìn fino alle attuali guerre che fanno strage di vite innocenti. La sua arte è un grido di dolore ma anche di denuncia e preghiera affinché non si levi più la mano del fratello sul fratello. Il volto del Cristo crocifisso ha fatto da filo conduttore al suo febbrile lavoro; è sufficiente visitare l’attuale Mostra sui “Volti della Passione” nel Tempio cittadino della Conversione di San Paolo a Ferrara, per rendersene conto.
L’opera donata è stata intitolata “Preghiera di Pace”, e consiste in un’interpretazione della Croce di Gerusalemme: una grande croce al centro e quattro piccole negli angoli, a rappresentare Cristo e le sue piaghe. Di origine bizantina, è stata adottata dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ed è proprio dalle Delegazioni di Ferrara e di Bologna che è partita la commissione dell’opera e il desiderio di consegnarla, insieme all’artista, in occasione del primo compleanno da Pontefice di Papa Leone XIV. All’evento, insieme a Giorgio Celiberti e al suo staff, saranno presenti il Delegato di Bologna Com. Pier Giuseppe Montevecchi e il Priore di Ferrara-Comacchio mons. Massimo Manservigi, che ha curato un recente documentario sulla vita e le opere del Maestro.
Descrizione dell’opera “Preghiera di Pace”
«Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava» (Es 3,2). L’opera di Giorgio Celiberti dal titolo “Preghiera di Pace” ha le sue radici in due elementi che si rimandano a vicenda.
Il primo è il Roveto ardente, dove Mosè fa la sua originaria esperienza del “Santo” e da cui prendono le mosse gli eventi che porteranno alla liberazione del Popolo dall’Egitto. Nel roveto si manifesta la vicinanza del Signore alle sorti dell’umanità schiacciata e asservita, ma anche l’inizio del riscatto. Difficile non vedere nell’opera di Celiberti anche un richiamo alla corona di spine – roveto anch’esso – luogo di passione per l’umano e di dono della vita.
Su questo sfondo il secondo elemento: la Croce di Gerusalemme che richiama le 5 piaghe del Signore; il suo dolore vissuto in condivisione con le sofferenze umane. Una croce, più croci, sulle quali i segni e le lettere interpretano i pensieri e i silenzi dell’uomo che vi è inchiodato sopra ma già risplendono di una luce dorata, preludio al giorno che illuminerà il sepolcro privandolo per sempre del suo abbraccio mortale.
In questo consiste la “preghiera”: esprime il grido dei crocifissi che Cristo unisce a sé, ma anche la speranza di Pace, perché Egli non abbandona nessuno nel vuoto, nel nulla dell’inferno sulla terra ma, dal Roveto – da cui ha tratto la corona regale -, fa sentire una voce: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe», il Dio di tutti i popoli, che ho generato e che non lascerò cadere nella notte senza fine. A cui risponde una voce: «Padre nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46). È la voce di Cristo ma anche quella dell’artista che ci invita ad aggiungere la nostra voce: «Ci consegnamo a te, Signore, donaci la tua Pace che riconcilia i cuori dei fratelli e apre al tuo futuro».

Breve biografia dI Giorgio Celiberti
Giorgio Celiberti nasce a Udine nel 1929. Si avvicina alla pittura giovanissimo e, a soli 19 anni, partecipa alla Biennale di Venezia del 1948. Dopo gli studi al liceo artistico, lavora nello studio di Emilio Vedova e condivide l’esperienza veneziana con Tancredi, alla pensione Accademia.
Negli anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, seguendo lo zio Modotto, pittore friulano degli anni Trenta. Qui entra in contatto con le principali correnti dell’avanguardia europea. Nel 1956 si sposta a Bruxelles con una borsa del Ministero della Pubblica Istruzione, quindi si stabilisce a Londra, negli anni dell’espressionismo di Bacon e Sutherland. Spirito irrequieto, viaggia anche in Messico, Cuba, Venezuela e Stati Uniti, assorbendo influenze e suggestioni internazionali.
Tornato in Italia, si stabilisce a Roma e frequenta i principali ambienti artistici della capitale. A metà degli anni Sessanta rientra a Udine, dove apre una nuova fase di ricerca. Nel 1965, la visita al lager di Terezìn, vicino a Praga, segna un punto di svolta: graffiti e poesie dei bambini ebrei deportati diventano il nucleo espressivo della sua arte.
Accanto alla pittura, a partire dagli anni Sessanta, si dedica con intensità alla scultura, integrando gesto e materia. Lavora con bronzo, pietra e ceramica, creando figure simboliche e arcaiche come cavalli, cavalieri, capre, uccelli e gatti, accanto a elementi astratti come schegge, stele e bassorilievi ispirati a civiltà perdute.
Ha esposto in numerose rassegne prestigiose: Biennale di Venezia (cinque volte), Quadriennale di Roma, premi Esso, Burano, Marzotto, Michetti, San Marino, Autostrada del Sole, Fiorino, e alla mostra della Nuova Pittura Italiana in Giappone. Ha realizzato oltre cento personali in città come Parigi, Londra, New York, Dallas, Toronto, Vienna, Amsterdam, Tel Aviv, Barcellona, Madrid, Los Angeles, Chicago, Zagabria, Salisburgo, Bruxelles.
Nel 2011 dona una grande Stele al cortile della fortezza di Terezìn. Le esposizioni proseguono: nel 2022 a Roma visita il Ministero della Cultura e partecipa al convegno “Giorgio Celiberti, dalla Biennale del 1948 a oggi”, promosso dalla Biennale di Venezia. Nel 2023 espone al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Il 2024 lo vede attivo a Praga (Istituto Italiano di Cultura), a Bruxelles (Regione FVG) e al prestigioso inserimento alla sede del Parlamento Europeo), a Udine (sculture a cielo aperto) e a Montecitorio con l’opera dedicata alle morti sul lavoro.
Dal 14 giugno 2025 al 6 gennaio 2026 espone a Ferrara, nella chiesa di San Paolo, con la mostra “I volti della passione” (visitabile il venerdì, sabato e domenica dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 19). Vive e lavora a Udine.
Ordine del S. Sepolcro di Gerusalemme
L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme è un ordine cavalleresco cattolico di subcollazione pontificia, cioè conferita dal Papa a un Cardinale di Santa Romana Chiesa che è Gran Maestro dell’Ordine. Legato alla Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si può definire come la sola istituzione laicale incaricata di sopperire alle necessità del Patriarcato Latino di Gerusalemme e di sostenere le attività e le iniziative a favore della Terra Santa. Il Patriarcato ha quindi come fonte contributiva istituzionale le oblazioni erogate dai Cavalieri e dalle Dame dell’Ordine.
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 settembre 2025
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