Il Palazzo appena restaurato su corso Ercole I d’Este potrebbe dar vita – assieme a Palazzo Diamanti e a Palazzo Turchi Di Bagno – al “Quadrivio della Cultura”
di Marilena Martinucci
Si è percepita la soddisfazione del Sindaco alla presentazione della riapertura alla città del Palazzo Prosperi Sacrati, palazzo storico che tutti ormai conoscevano solo all’esterno soprattutto per il suo magnifico portale. Lo ha detto la Consigliera regionale da quanto tempo era desiderio procederne al recupero, ma solo il sisma del 2012 ha potuto sbloccare finanziamenti per attuare i progetti e aprire finalmente i cantieri. Così, con un investimento complessivo di 7 milioni di euro e il coordinamento della dirigente dei Beni Monumentali e Patrimonio, è stato affidato l’incarico di progettazione.
Tecnicamente ora il Palazzo è sicuro e lo spazio esterno vivacizzato, gli affreschi recuperati; lo scalone nobile ti allarga il cuore ad ogni scalino ma anche le due scale di servizio, o di sicurezza come ora si preferisce chiamarle, si inseriscono perfettamente, come rientra a far parte dell’insieme con grande discrezione persino l’ascensore. All’ammezzato, piano di servizio quindi con altezza inferiore e stanze di minori dimensioni, sono previste sale polifunzionali, mentre al piano nobile dove si collocavano le stanze di rappresentanza, troviamo i saloni, le camere della famiglia padronale, con i soffitti più alti “a cassettone”, le finestre più ampie e le decorazioni alle pareti, direttamente collegato dal piano terra con la scala monumentale elicoidale a pianta ellittica del settecento, e qui sono previste sale museali.
Con la pubblicazione del bando di concessione il Comune di Ferrara in effetti ha già definito il prossimo futuro del palazzo, volendo affidare lo spazio a un soggetto con vocazione culturale e museale, per «costruire sinergie e dialogare con gli importanti poli culturali vicini – Palazzo Massari, Palazzo dei Diamanti e Spazio Antonioni – e di inserirsi nel più ampio sistema culturale cittadino come punto di completamento del vicino polo di arte moderna e contemporanea». Però se la volontà dell’Amministrazione comunale è «rendere lo spazio un nodo vivo della vita culturale ferrarese», sarebbe più realistico rendere vive quelle stanze con attività dei cittadini che operano oggi e lasceranno tracce per i musei di domani.
Magnifica è la vista dalle finestre, specialmente quelle che si aprono sul Quadrivio degli Angeli. Non dimentichiamo che subito verso il Barco era la Chiesa di Santa Maria degli Angeli facente parte della residenza di Belfiore voluta da Alberto V d’este, arricchita da Lionello e da Borso. Era questo che vedeva il medico di Ercole primo, Francesco da Castello, che si trovava ad avere casa sull’angolo della nuova via dei Prioni «una bella via larga piedi vinti» che nel nuovo assetto urbanistico rossettiano unisce la Porta di San Giovanni alla Porta di San Benedetto con al centro la sua Piazza Nova.
Oggi il Quadrivio degli angeli potremo nominarlo “Quadrivio della Cultura”, con il Palazzo Turchi Di Bagno per tutte le attività legate alle Scienze geologiche e naturali, il Palazzo dei Diamanti sede della Pinacoteca e di mostre d’arte, e ora Palazzo Prosperi Sacrati che l’amministrazione vuole rendere un nodo vivo della vita culturale ferrarese.
Deve allora diventare davvero vivo e quindi accogliere le associazioni culturali per incontri e dare voce ai cittadini. Ha gli spazi per essere il Luogo della Comunicazione e della Memoria Storica, di incontro di generazioni che si scambiano storie e si raccontano, che dimostrano che la Cultura è unica anche se è vista con occhi diversi e da più angolazioni. Dove i più giovani quindi incontrano la loro storia e la storia di quegli occhi di bimbi che guardavano fuori da quelle finestre in un triste palazzone di mattoni sgretolati che mi hanno detto si chiamava Caserma Gorizia.
Non si può e non si deve dimenticare quanto è avvenuto, pensare di eliminare tracce e ricordi perché la Storia ti racconta solo quello che ha lasciato un segno tangibile, ma anche che qualcuno ha raccolto. Quindi fra il Luogo della Terra e della Natura, il Luogo delle Arti visive e figurative troverebbe posto il Luogo della Comunicazione e della ricostruzione delle storie.
Se nessuno ha raccolto lo sguardo di quei bambini senza casa, quei bimbi per la storia non esistono e, forse per loro fortuna, non potranno mai essere messi in un museo.
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