Ferrarese d’origine, si è spento il 5 dicembre a Verona. La sua vita tra Chicago, il Mozambico, Castel Volturno, Napoli, Roma e Bologna

Ha concluso la sua parabola terrena, il 5 dicembre scorso a Verona, padre Giorgio Poletti, missionario comboniano ferrarese, nato nel 1942 nella nostra città dove, nella parrocchia di Quacchio guidata da don Antonio Abetini, giunse a maturazione la vocazione che lo portò a compiere, intorno ai vent’anni, una scelta di vita radicale: diventare missionario comboniano. Compì gli studi teologici a Roma e negli Stati Uniti, dove svolse il suo impegno missionario nel ghetto di Chicago tra gli Afro Americani e dove venne ordinato sacerdote. La sua prima destinazione “operativa” fu il Mozambico in cui esercitò la sua missione per 15 anni e dove si trovò ad affrontare la drammatica situazione di un paese martoriato dalla guerra civile, in cui era rischioso anche suonare le campane.  

Tornato in Italia, chiese di lavorare tra gli immigrati e ottenne l’incarico di parroco ad personam per la pastorale degli immigrati, presso la chiesa di S. Maria dell’Aiuto a Castel Volturno, in provincia di Napoli, terra di una forte immigrazione, vittima di sfruttamento nel lavoro dei campi e di abbandono. Qui fondò una comunità comboniana molto attiva che accoglieva donne straniere in difficoltà e vittime della tratta, cui affiancò un asilo per i bambini che gli stava molto a cuore  e un doposcuola. In questo difficile contesto sociale denunciò più volte le collusioni fra camorra, politica e imprenditoria, per cui venne più volte minacciato e promosse varie iniziative in difesa dei diritti degli immigrati che suscitarono l’opposizione della politica locale e di qualche rappresentante della Chiesa. 

Organizzò nel 2003 una manifestazione contro la legge Bossi-Fini, che portò a Roma davanti a Montecitorio circa mille immigrati, per chiedere la revisione della legge e il riconoscimento del diritto di asilo.  Si incatenò per dieci giorni, con il confratello padre Franco Nascimbene, alle finestre della Prefettura di Caserta per protestare contro le indiscriminate operazioni della polizia ai danni degli immigrati, ottenendo l’appoggio pubblico del Vescovo emerito mons. Nogaro. Realizzò una distribuzione di   simbolici “Permessi di soggiorno in nome di Dio” davanti a 22 Prefetture italiane, tra cui quella di Ferrara. Nel 2008 durante la rivolta degli immigrati seguita all’uccisione da parte della camorra di sei immigrati, con la sua opera di mediazione contribuì a tranquillizzare gli animi e ad evitare il peggio. 

In seguito a queste iniziative eclatanti che attirarono l’attenzione mediatica, nel 2009 fu trasferito. Continuò comunque ad impegnarsi per la difesa dei diritti degli ultimi, a Napoli, a Roma e ultimamente a Bologna, dove collaborò con il Centro Missionario Diocesano. Tornava periodicamente, ospite di amici, a Ferrara, custodita nel cuore come luogo delle sue radici, per trascorrere qualche giorno di riposo e ricaricarsi.

La morte di padre Giorgio è una grande perdita per la Chiesa e per i tanti amici sparsi per l’Italia. Lascia la testimonianza di un uomo di fede coraggioso e instancabile che ha speso la sua vita per gli immigrati (non voleva sentire la parola “clandestini”), vittime delle ingiustizie del mondo che nessuno vuole. Per noi è la perdita dell’amico di una vita.

Marco e M. Grazia Massellani

(Foto: Poletti nell’ottobre 2024)

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 dicembre 2025 

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