Ieri, 1° settembre, anche nella nostra Diocesi si è svolta la Giornata per la salvaguardia del creato, primo appuntamento del Tempo del creato. Per l’occasione, il nostro arcivescovo mons. Gian Carlo Perego ha presieduto la Messa nelle suggestive saline di Comacchio

[Qui il programma del Tempo del creato]

Di seguito il testo integrale della sua omelia e alcune foto della liturgia.

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Cari fratelli e sorelle, per la celebrazione della Giornata di preghiera per la cura del creato ritorniamo quest’anno nel nostro splendido Delta, in un luogo storico importante: le saline di Comacchio. Seguendo le pagine di “C’era una volta a Comacchio, la salina” (Milano, Co.Graf, 1987) ricorderò le tappe fondamentali della salina di Comacchio. La produzione e il commercio del sale nel territorio compreso fra i rami del Po di Volano e di Primaro hanno favorito la nascita e lo sviluppo economico e sociale di Comacchio, fin dall’epoca etrusca con la città di Spina, e poi in epoca bizantina e medioevale con Comacchio, che si vedrà valorizzata politicamente e territorialmente da Ravenna, ma anche legata attraverso il fiume Po al mondo longobardo. Gli estensi continuarono la produzione del sale, anche se resa difficile dalla vicina Venezia, che ne voleva il monopolio, finchė subentrò la S. Sede, l’intermezzo napoleonico, il Regno d’Italia. Il grande e moderno stabilimento di sale nacque nel 1810 e durò per 174 anni, fino alla chiusura da parte del Monopolio di stato il 31.12.1984. La produzione e la vendita del sale sarà per secoli accompagnata anche dal fenomeno del contrabbando, soprattutto nel periodo in cui si prediligeva alle saline di Comacchio quelle di Ravenna e di Cervia. 

In questo luogo storico e ambientale, oggi riqualificato e ridonato alla comunità, seguendo il Messaggio di papa Leone, desideriamo coniugare la cura del creato e la pace, raccogliendo l’invito del profeta Isaia a trasformare le armi in strumenti agricoli. Il Messaggio del Santo Padre sottolinea il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente. Un tale deterioramento costituisce, da un lato, una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del creato e, dall’altro, una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone. 

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, che illumina anche la nostra cura del creato. La pagina ai Corinzi ci ricorda che i cristiani sono persone che hanno ricevuto nel Battesimo e confermato nella Cresima il dono dello Spirito e, pertanto, sono uomini spirituali, che leggono la storia e agiscono secondo il dono dello Spirito che è vita, consolazione e fonte del discernimento. Come uomini spirituali i cristiani leggono i fatti e li giudicano con l’intelligenza della fede che, per gli uomini di mondo, sembra una follia. Le relazioni personali per i cristiani sono fondate sulla pace e non sulla violenza, come le relazioni tra i popoli non possono accettare la guerra come logica, ma il dialogo. La violenza, la guerra uccide le persone, ma, con gli strumenti di distruzione di massa e anche chimici di oggi, distrugge anche il creato, la terra e il mare, come vediamo nelle guerre in corso  in Ucraina, nella striscia di Gaza e nel mare di Hormuz, in particolare. 

La pace è condizione oggi necessaria per salvaguardare non solo le persone e i popoli, ma anche il creato. Lo Spirito è fonte di pace, perché incarna la bontà e la tenerezza del Signore che ci ha ricordato il salmo 144: Dio è “buono in tutte le sue opere”. La bontà del Signore, l’amore dello Spirito segna la vita di Gesù. La pagina evangelica di Luca ricorda come Gesù, a Cafarnao, libera dal demonio una persona, senza guardare al fatto che sia giorno di sabato. Dio è Signore del tempo, ma anche padrone della vita. Dio, nel suo Figlio, vince il male, libera le persone dal male. Per questo, nel Padre nostro, noi preghiamo il Padre, perché “ci liberi dal male”. Il male è alla base anche della mancanza di cura del creato, sotto forma di inquinamento, di sfruttamento, di non rispetto della biodiversità. Anche la tecnologia può essere valorizzata per la cura del creato, ma anche usata per distruggere creato e creature. “Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana – scrive Papa Leone nel Messaggio per questa Giornata. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito”. Se non c’è amore per il creato non c’è pace, come dimostrano molte guerre per il controllo di alcuni beni naturali. Se non c’è pace – viceversa – la terra, l’acqua, l’aria non vengono rispettate e tutelate. La guerra  – scrive ancora Papa Leone – “lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti”. Giustizia climatica e giustizia sociale camminano insieme: senza l’una l’altra è indebolita. 

Cari fratelli e care sorelle, questa Giornata del creato sia occasione per far crescere la nostra responsabilità di fronte alla terra, al mare e al nostro cielo. Solo cambiando il nostro cuore “le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico” possono essere superate, dentro una città che costruisce relazioni nuove. “Dove i cuori si rinnovano – conclude papa Leone -, si cominciano ad aprire nuove possibilità. Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo è il cammino di un’autentica “conversione ecologica”, a cui ci invitava Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ (cfr. n. 210). Il Signore ci accompagni in questa conversione per intercessione di S. Francesco, che ricordiamo a ottocento anni dalla sua morte. Così sia.

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