Il nuovo Rapporto di Amnesty International. Dalla Russia all’Iran, dagli Emirati Arabi Uniti a Nepal, Tanzania e Turchia, da Cina e Afghanistan al Congo…: ecco la mappa mondiale dei soprusi e delle violenze da parte dei poteri costituiti. Spesso nel silenzio complice di molti
«Il mondo è sull’orlo del precipizio di una nuova pericolosa era, guidata da un assalto al multilateralismo, al diritto internazionale e ai diritti umani diretto da stati potenti, imprese e movimenti contrari ai diritti umani». È quanto ha dichiarato Amnesty International la scorsa settimana in occasione del lancio del suo Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, pubblicato in Italia da Roma Tre Press, che prende in esame 144 stati.
Il Rapporto e la documentazione prodotta da Amnesty descrivono «pervasivi crimini di diritto internazionale e un crescente attacco al sistema della giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del sistema globale di protezione dei diritti umani». In particolare, «Israele ha portato avanti il suo genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, nonostante il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, e il suo sistema di apartheid accelerando l’espansione degli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, e adottando provvedimenti verso l’annessione. Le autorità israeliane hanno sempre più incoraggiato i coloni ad attaccare e terrorizzare la popolazione palestinese nell’impunità e importanti esponenti politici hanno plaudito ed esaltato la violenza contro le persone palestinesi, gli arresti arbitrari e le torture in carcere».
Gli Usa «hanno commesso oltre 150 esecuzioni extragiudiziali bombardando imbarcazioni nell’Oceano Pacifico e nel Mar dei Caraibi e, nel gennaio 2026, hanno compiuto un atto di aggressione contro il Venezuela. La Russia ha intensificato gli attacchi aerei contro infrastrutture civili di fondamentale importanza in Ucraina e le forze armate di Myanmar hanno usato paracadute a motore per sganciare esplosivi contro i villaggi uccidendo decine di civili, bambine e bambini compresi».
Proseguendo, «gli Emirati Arabi Uniti hanno alimentato il conflitto in Sudan fornendo armi avanzate di produzione cinese alle Forze di supporto rapido, il gruppo paramilitare che nell’ottobre 2025 ha assunto il controllo della città di El Fasher, dopo 18 mesi di assedio, e ha commesso uccisioni di massa e violenze sessuali contro la popolazione civile». Nella Repubblica Democratica del Congo, «il gruppo armato M23 attivamente sostenuto dal Ruanda ha catturato le città di Goma e Bukavu uccidendo civili e torturando detenuti».
All’inizio del 2026 «l’uso illegale della forza da parte di Usa e Israele contro l’Iran, in violazione della Carta delle Nazioni Unite, ha provocato attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele e gli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo. Contemporaneamente Israele ha aumentato i suoi attacchi contro il Libano. Dall’uccisione di oltre 100 bambine e bambini in un attacco illegale statunitense contro una scuola in Iran ai devastanti attacchi portati a termine da tutte le parti coinvolte contro le infrastrutture energetiche, il conflitto ha messo in pericolo la vita e la salute di milioni di persone e minaccia di infliggere danni ampi, prevedibili e a lungo termine alla popolazione e all’ambiente, con ricadute sull’accesso all’energia, alle cure mediche, al cibo e all’acqua in una regione già turbolenta e anche altrove».
E ancora: in Afghanistan, «i talebani hanno inasprito le loro politiche predatorie contro la popolazione femminile emanando ulteriori decreti contro l’istruzione, il lavoro e la libertà di movimento. In Iran, nel gennaio 2026, le autorità hanno massacrato manifestanti in quella che probabilmente è stata la più mortale azione repressiva da decenni a questa parte».
Nel 2025 «gli Usa, Israele e la Russia hanno ulteriormente indebolito i meccanismi internazionali per l’accertamento delle responsabilità, in particolare la Corte penale internazionale. L’amministrazione Trump ha emanato sanzioni contro il personale e i collaboratori della Corte e nei confronti della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato. La Russia ha emesso mandati di cattura contro funzionari della Corte. Altri stati si sono ritirati o hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dallo Statuto di Roma della Corte e da trattati che vietano le bombe a grappolo e le mine antipersona». «Gran parte degli stati non è stata in grado o non ha avuto voglia di denunciare in modo costante le azioni predatorie di Usa, Russia, Israele e Cina o di elaborare soluzioni diplomatiche», prosegue Amnesty.
«L’UE e la maggioranza degli stati europei si sono mostrati arrendevoli nei confronti dell’assalto statunitense al diritto internazionale e ai meccanismi multilaterali. Non hanno intrapreso azioni significative per fermare il genocidio israeliano o per porre fine all’irresponsabile trasferimento di armi e di tecnologia che alimentano crimini di diritto internazionale nel mondo. Si sono mostrati indisponibili anche ad approvare norme a protezione dei soggetti colpiti dalle sanzioni Usa, come il personale della Corte penale internazionale. Italia e Ungheria non hanno arrestato persone ricercate dalla Corte che si trovavano nei loro territori e Francia, Germania e Polonia hanno lasciato intendere che avrebbero fatto lo stesso».
L’assalto alla società civile dilaga in tutto il mondo
Nel 2025 la proliferazione degli attacchi alla società civile e ai movimenti sociali si è acuita». Le autorità del Nepal e della Tanzania «si sono particolarmente distinte nell’uso illegale della forza letale per reprimere proteste che esprimevano rivendicazioni politiche e socioeconomiche. I governi di stati come Afghanistan, Cina, Egitto, India, Kenya, Usa e Venezuela hanno represso violentemente le proteste, criminalizzato il dissenso mediante leggi antiterrorismo o legislazioni sicuritarie o usato tattiche illegali di mantenimento dell’ordine pubblico che hanno compreso sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali». Nel Regno Unito «il governo ha messo al bando Palestine Action, una rete di protesta le cui azioni riguardano soprattutto i produttori di armi dirette a Israele e le loro filiali, attraverso norme antiterrorismo esageratamente ampie. Sono state arrestate oltre 2700 persone che si erano opposte pacificamente a tale divieto, poi giudicato illegale nel febbraio 2026 dall’Alta corte, contro la cui decisione il governo ha annunciato ricorso».
Le autorità turche «hanno arrestato centinaia di manifestanti pacifici dopo l’arresto del sindaco di Istanbul e candidato alla presidenza Ekrem Imamoğlu, che fa attualmente parte di un gruppo di oltre 400 persone incriminate per reati di corruzione politicamente motivati».
Le autorità degli Usa «hanno avviato un giro di vite illegale contro le persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo, ricorrendo all’uso non necessario ed eccessivo della forza, alla profilazione razziale, alle detenzioni arbitrarie e a prassi che costituiscono tortura e sparizione forzata. In America Latina stati quali Ecuador, El Salvador, Nicaragua, Paraguay, Perú e Venezuela hanno adottato o emendato leggi che impongono controlli sproporzionati sulle organizzazioni della società civile, che stanno avendo un impatto diretto sulla loro operatività, sull’accesso alle risorse economiche, sul sostegno alle comunità e sulla difesa dei diritti umani».
Inoltre, molti governi, «facilitati da attori economici, hanno fatto ricorso a software-spia e alla censura digitale per limitare la libertà d’espressione e il diritto all’informazione. Le autorità Usa hanno utilizzato strumenti di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale per prendere di mira con arresti ed espulsioni studenti stranieri che avevano espresso solidarietà per la popolazione palestinese. Il governo della Serbia ha usato software-spia e strumenti per acquisire prove digitali contro gli studenti scesi in strada, la società civile e i giornalisti. Le autorità del Kenya hanno impiegato tattiche repressive basate sulla tecnologia, come intimidazioni e minacce online, incitamento all’odio e sorveglianza illegale, per sopprimere le proteste giovanili».
Usa, Canada, Francia, Germania e Regno Unito, insieme ad altri stati, hanno annunciato o adottato ampi tagli agli aiuti internazionali, pur sapendo che avrebbero probabilmente causato milioni di morti evitabili, mentre contemporaneamente in molti casi s’impegnavano ad aumentare massicciamente le spese militari». E molti stati «hanno continuato a non affrontare l’aggressiva elusione ed evasione fiscale da parte di persone miliardarie e di grandi aziende, al contempo indebolendo ulteriormente i vincoli nei confronti di queste ultime».
Nient’affatto scoraggiate dalle avversità, milioni di persone nel mondo stanno resistendo all’ingiustizia e alle pratiche autoritarie. «Nel 2025 la cosiddetta Gen Z si è mobilitata in modo travolgente in oltre una decina di stati, tra i quali Kenya, Madagascar, Marocco, Nepal, Perú, Ungheria. E «un numero più ampio di stati sta prendendo posizione contro le pratiche autoritarie e gli attacchi all’ordine basato sulle regole. La Spagna in particolare si è distinta per posizioni basate sui principi ma tutte queste richieste devono essere seguite da azioni decisive e costanti nel tempo». Insomma, c’è ancora speranza.
(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 1° maggio 2026)
(Foto Jifreire3 – Pixabay)
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