Per l’occasione dialogheranno lo storico Andrea Rossi e Riccardo Piffanelli (Archivio storico diocesano) sul periodo della guerra e della Liberazione

Nell’ambito delle commemorazioni degli eccidi fascisti e nazisti del 1943-44, il prossimo 17 novembre alle 16.30 presso la sede dell’Istituto di Storia Contemporanea (ISCO) di Ferrara (vicolo Santo Spirito), avrà luogo una iniziativa per ricordare il Vescovo Ruggero Bovelli. L’incontro, dal titolo Un vescovo tra guerra e liberazione: Ruggero Bovelli “Pastor et defensor” nel 150° della nascita, è a cura dell’Istituto di Storia Contemporanea ed è promosso dalla sezione di Ferrara dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. 

Dopo l’introduzione della Direttrice dell’ISCO Anna Maria Quarzi, a dialogare su Bovelli saranno lo storico Andrea Rossi e Riccardo Piffanelli dell’Archivio storico della nostra Arcidiocesi, i quali illustreranno lo stato delle ricerche su una figura luminosa non soltanto per il mondo cattolico, ma per l’intera città di Ferrara; nota a tutti, infatti, fu la sua instancabile attività a difesa della popolazione nei durissimi mesi dell’occupazione tedesca, durante il drammatico momento della liberazione, e oltre, nei difficili tempi del dopoguerra. 

L’attenzione degli storici per Bovelli ha conosciuto diverse stagioni, partendo da quando, ormai mezzo secolo fa, Mario Melandri redigeva la prima biografia. Si sono succeduti gli studi estesi e minuziosi del compianto Amerigo Baruffaldi, e poi gli approfondimenti di Paolo Gioachin e quelli più recenti di Gastone Bigoni; abbiamo avuto giornate di studio, convegni, opere collettanee che hanno esplorato il magistero e l’azione pratica del presule. Mancano all’appello, purtroppo, ricerche su quanto e come abbia posto in essere azioni in salvaguardia degli ebrei ferraresi; queste avvennero, per concorde testimonianza di chi ebbe modo di mettersi in salvo grazie all’azione del Vescovo, ma non esiste ancora uno studio esaustivo sull’argomento. Per Bovelli si sono iniziate le pratiche per poter annoverare il suo nome fra “i giusti delle nazioni” del Museo Yad Vashem di Gerusalemme, ma occorre uno sforzo ulteriore in questa direzione per dare sostanza alle tante memorie dei sopravvissuti alla Shoah. 

Allo stesso modo è da comprendere quanto e come si svilupparono le relazioni fra l’arcivescovado e il comando di piazza tedesco a Ferrara. Esistono tracce discontinue di un dialogo difficile e contrastato che comunque ci fu, ma vanno anch’esse approfondite e vagliate. 

C’è, insomma, molto ancora da studiare e da sapere sulla vita di questo pastore, il quale diede impulso per venti lunghi anni alla Diocesi di Ferrara attraverso mutamenti politici e sociali di straordinaria difficoltà.

(a cura degli organizzatori)

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 7 novembre 2025 

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