MILLENARIO. Saranno eseguiti il 9 maggio nella chiesa abbaziale di Pomposa

di Devid Pavanati*

Nella celebrazione eucaristica per la ricorrenza del Millenario della dedicazione dell’Abbazia di Pomposa, presieduta dall’Arcivescovo sabato 9 maggio alle ore 18 nella chiesa abbaziale, la Cappella Musicale della Cattedrale di Ferrara sarà impegnata tanto nella guida del canto assembleare quanto nella valorizzazione di un repertorio appositamente selezionato.

Il programma musicale della VI Domenica di Pasqua (anno A) sarà incentrato sul gregoriano, «canto proprio della liturgia romana» (SC 116), in ossequio al fondamentale ruolo culturale e artistico svolto da questo antico monastero benedettino nello sviluppo della storia della musica occidentale. Quale Ordinarium Missae, infatti, verrà eseguita la Missa I “Lux et origo” risalente al X secolo, specifica del Tempo Pasquale, mentre la chiusura della celebrazione verrà sottolineata dalla nota antifona mariana Regina caeli (Tonus simplex), seguita dall’elaborazione polifonica di Giovanni Pierluigi da Palestrina. 

Accanto al gregoriano, verranno proposti due corali di tradizione protestante inclusi nel repertorio ufficiale della Chiesa italiana: Lodate Dio (Lobe den Herren) quale brano introitale proveniente dal repertorio di Stralsund, nell’armonizzazione di Gianluigi Rusconi, e Cristo risusciti (Christ ist erstanden, derivato dalla sequenza Victimae paschali laudes) quale primo canto di Comunione, nell’armonizzazione di Hans Leo Hassler.

Sarà anche l’occasione per ascoltare in prima esecuzione moderna – durante l’Offertorio e quale secondo brano di Comunione – due inediti inni a quattro voci e continuo di Giovanni Battista Bassani (1650-1716) provenienti dall’Archivio Capitolare della Cattedrale. Si tratta del nono (Ad regias Agni dapes, In Dominicis Tempore Paschali) e diciannovesimo inno (Ut queant laxis, In Festo Sancti Joannis Baptistae) della raccolta; entrambi sono concepiti per l’esecuzione alternatim tra la polifonia e il canto piano. La voce mancante di contralto viene anche in questo caso colmata tramite una proposta ricostruttiva a cura dello scrivente.

Ad regias Agni dapes (Al regale banchetto dell’Agnello) è l’inno dei Vespri del Tempo di Pasqua. Il testo è una rielaborazione seicentesca dell’antico inno Ad cenam Agni providi e celebra il passaggio dei battezzati attraverso il Mar Rosso verso il banchetto pasquale di Cristo, vero Agnello e sacerdote; esalta il Suo trionfo sulla morte e sull’inferno, invocando il Risorto come gioia perenne e protezione per coloro che sono nati a nuova vita.

Le strofe polifoniche in Re maggiore riportano nei libri-parte sia la notazione mensurale (tempus perfectum con modus imperfectus) sia la moderna indicazione di tempo 3/2. La scrittura contrappuntistica alterna disegni imitativi con intervalli di decima o terza tra le coppie di voci (soprano-basso, contralto-tenore) a brevi incipit tematici in stile fugato. Significativa è la permanenza di soluzioni armoniche che coniugano con originalità stilemi cadenzali tipicamente barocchi e movimenti melodici di derivazione modale. Le strofe pari in canto piano verranno eseguite secondo la melodia nell’VIII modo (ipomisolidio) contenuta nel Liber Usualis (Solesmes 1961, pp. 812-813).

Ut queant laxis è il celebre inno dei Vespri per la solennità della natività di San Giovanni Battista utilizzato dal monaco Guido d’Arezzo, attivo a Pomposa nel XI secolo, per definire la teoria della solmisazione. Estraendo le sillabe iniziali (ut, re, mi, fa, sol, la) dai primi sei emistichi della prima strofa, egli ricavò l’esacordo ascendente che diede origine alla moderna notazione musicale. Questo innovativo metodo pedagogico, rimasto alla base dell’insegnamento musicale sino al XVII secolo, ebbe successo immediato in quanto svincolava i cantori dalla sola trasmissione orale dei canti liturgici, semplificando notevolmente il processo di apprendimento, lettura e diffusione delle melodie. 

Il testo dell’inno, che viene fatto risalire all’epoca carolingia (fine del VIII secolo), celebra la figura di San Giovanni Battista, il “Precursore”, esaltandone la purezza fin dal grembo materno e il ruolo di profeta che indica Cristo.

Le polifonie, nella tonalità di Do maggiore e tempo 3/4, presentano un andamento omoritmico variato solo da brevi incisi imitativi nelle battute conclusive. Degna di attenzione è la linea di basso nelle sei misure iniziali, la cui prima nota ricalca l’esacordo guidoniano, inserita all’interno di una progressione per intervalli di quarta ascendente. La melodia nel II modo (ipodorico) delle strofe in gregoriano rispecchia l’edizione del Liber Usualis (Solesmes 1961, pp. 1504-1505). 

Per favorire la partecipazione attiva dei fedeli (SC 30, 113), il libretto dei canti – completo di melodie, testi e traduzioni – sarà accessibile tramite scansione di apposito QR code, secondo la modalità già da tempo in uso nelle celebrazioni che vedono la presenza della Cappella Musicale della Cattedrale.

* Organista della Cappella Musicale della Cattedrale

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