Giovanni Bellini e suo cognato Andrea Mantegna sono gli autori delle due versioni del celebre soggetto. Ma tanti sono i punti interrogativi

di Micaela Torboli

È un’occasione speciale quella di poter valutare la sperimentazione di un innovativo allestimento di un dipinto celebre, la Presentazione di Gesù al Tempio attribuito a Giovanni Bellini, inaugurato da qualche giorno alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia (Campo Santa Maria Formosa, 5252), che possiede questo dipinto enigmatico, storicamente in dialogo con una versione parallela eseguita in precedenza da Andrea Mantegna, come vedremo.

Bellini e suo cognato Mantegna sono artisti che meriterebbero un risalto che latita. Ebbero carriere luminose e dovrebbero godere di fama immensa. Invece non si può certo dire siano soppesati in modo corretto rispetto al loro valore. Toccarono ad entrambi lunghe esistenze (dubbi sulle date di nascita, quasi concomitanti, intorno al 1430: Andrea poi mancò nel 1506, Giovanni nel 1516) e lavorarono richiesti da clienti esigentissimi, ad esempio per la corte di Ferrara. Mantegna sia “in permesso” da Mantova, una volta divenuto pittore dei Gonzaga, che prima di allora come artista chiamato a Ferrara da Borso d’Este; Bellini grazie alla sua fiorente bottega veneziana, retaggio di quella del padre, il pittore Jacopo, anch’egli presente spesso a Ferrara. Sia ad Andrea che a Giovanni diede filo da torcere la prima donna del Rinascimento, Isabella d’Este, decisa a piegarli ai suoi voleri artistici.

Certo alla loro scarsa notorietà attuale su grande scala nuoce il fatto che la maggior parte dei capolavori dei due non sia più in Italia. Si pensi solo al sublime Festino degli dei (1514) che ornava i Camerini del duca Alfonso I d’Este in Castello Estense, oggi a Washington, che l’anziano Bellini lasciò da perfezionare a Tiziano e a Dosso, sebbene da lui firmato e datato.

 

 

Tornando alla Presentazione, il tema trattato nel dipinto è tradizionale ma con qualche licenza. Abbiamo la Sacra Famiglia che a Gerusalemme si reca presso il sommo sacerdote per ottenere la benedizione del primogenito circonciso. Mancano qui le monete che la tradizione vuole donate da Giuseppe al Tempio, oppure almeno le colombe portate per l’occasione della Purificazione di Maria.

Esistono due versioni dell’opera che orbitano tra i cognati, piuttosto diverse sebbene quasi collimanti. Una sta negli Staatliche Museen zu Berlin, Gemäldegalerie, e l’altra a Venezia, come detto. Si mostrano con la scena sacra pure membri delle famiglie Bellini e Mantegna (due per il quadro più antico, quattro nel posteriore), e furono eseguite in tempi diversi. A Venezia si tifa per Bellini (ma mancano certezze) per l’una, e anni prima ne aveva dipinto per certo il capostipite il cognato padovano Andrea Mantegna, marito di Nicolosia Bellini sorella di Giovanni, o sorellastra, dato che non è chiaro se lei e Giovanni avessero la stessa madre. Si tratta quasi di un Doppelgänger che intriga da sempre gli studiosi.

Diatribe infinite costellano il problema della data di esecuzione dell’esemplare veneziano, che oscilla tra 1460 circa fino addirittura al 1490, mentre si pensa che il quadro di Mantegna lo preceda in quanto creato intorno al 1455, quando s’intese celebrare Nicolosia diventata madre. Neppure l’autografia di Bellini è accettata da tutti. Si disse il quadro Querini Stampalia di “scuola padovana”, o fu visto come un secondo Mantegna, altri lo valutano uscito da allievi di Bellini con finiture date dal tocco di Giovanni, invece alcuni pensano ad un autografo di Bellini in persona, il tutto senza documenti probanti.

E ancora non è facile poter spiegare il motivo della ripresa in un secondo tempo da giustificare in modo sensato, cosa rimasta assai difficoltosa, forse impossibile. Tra 2018 e 2019 le due Presentazioni furono mostrate assieme a Londra, e in seguito a Berlino, poi a Venezia. Il catalogo di tali esposizioni ha sortito proposte sulle quali serve tornare, così che in autunno ci si troverà alla Querini Stampalia per una Giornata di Studi, anche se è meglio non farsi illusioni: sul caso Mantegna-Bellini i contrasti tra studiosi persisteranno.

 

DIDASCALIE IMMAGINI

In alto: Giovanni Bellini, La Presentazione di Gesù al Tempio, Venezia, Fondazione Querini Stampalia.

Sotto: Nuovo allestimento de La Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini.

Andrea Mantegna, Presentazione di Gesù al Tempio, 1455 ca., Berlino, Staatliche Museen zu Berlin, Gemäldegalerie.

 

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