Ieri, 12 luglio, Domenica del Mare, il nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego ha presieduto la Messa annuale nella chiesa di Porto Garibaldi.
Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia.
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Cari fratelli e sorelle, cari turisti, come ogni anno ci ritroviamo per celebrare l’Eucaristia insieme, in questa calda estate che vede ritrovarsi in questa comunità di Porto Garibaldi persone provenienti da comunità diverse del nostro Paese, in particolare, per un periodo di vacanza e di riposo.
È, questa, anche la Domenica del mare, in cui ogni anno lo sguardo della Chiesa va a chi vive lungo le coste dei nostri mari, anche di questo mare Adriatico, o lavora in mare. Saluto, per questo, la Guardia costiera, i soci dell’Ami (Associazione dei marinai italiani) e i pescatori presenti che custodiscono questo porto, Porto Garibaldi, la cui presenza è ricordata fin dal XII secolo, come testimonia un documento nell’archivio dell’Arcidiocesi di Ravenna e la presenza di una chiesa dedicata a S. Nicola, patron dei marinai e dei pescatori.
Nel messaggio per questa Domenica del mare, il card. Czerny ricorda che «dietro il commercio globale, l’industria della pesca, i porti, le vie di navigazione interne e le reti marittime si cela un numero incalcolabile di marittimi, pescatori, lavoratori portuali e comunità marittime, il cui lavoro sostiene le nazioni, unisce i popoli, garantisce mezzi di sussistenza e fornisce sostentamento alle famiglie in tutti i continenti. La crisi dello Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo quanto profonda sia la dipendenza dell’umanità dal mare e da coloro che vi lavorano. Gran parte di ciò su cui le società fanno affidamento ogni giorno giunge senza fare clamore grazie alla perseveranza, al sacrificio, all’abilità e alla tenacia della gente del mare. In occasione della Domenica del Mare, la Chiesa ricorda questi uomini e queste donne non solo per il lavoro che svolgono o per le merci che trasportano, ma come persone create a immagine e somiglianza di Dio e dotate di una dignità inviolabile. Ciascuno di loro porta con sé una storia unica, plasmata da speranze e paure, fardelli e resilienza, relazioni e sogni che meritano di essere considerati, onorati e custoditi».
Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, di questa Domenica. La pagina del profeta Isaia ci ricorda l’importanza della Parola di Dio, che è efficace, forma e conforma la nostra vita, la rinnova, come la pioggia e la neve rinnova la terra. Quella di Dio è una Parola che infonde speranza al popolo di Dio in cammino di ieri e a noi nuovo popolo di Dio di oggi. La parola di Dio non è estranea alla nostra vita, ci ricorda anche il Salmo responsoriale, ma è il modo con cui Dio si è messo in relazione con l’uomo, lo ha visitato. La pagina evangelica di Matteo ci ha riproposto la parabola del seminatore, raccontata da Gesù proprio in riva al mare. Oggi Gesù la ripropone a noi in riva a questo mare Adriatico. È la prima delle parabole che ascolteremo nelle tre prossime Domeniche. Il discorso in parabole è tipico del parlare di Gesù, molto semplice e con esempi della vita quotidiana. La parabola del seminatore che abbiamo ascoltato ricorda i diversi modi con cui noi accogliamo la parola di Dio.
C’è un primo rischio che la Parola non venga custodita, cada sulla strada e venga calpestata o rubata, nell’indifferenza generale; oppure c’è chi ascolta superficialmente la Parola, non la approfondisce e non la comprende, rischiando di trascurarla, oppure c’è chi ogni Domenica ascolta la Parola di Dio, ma poi è tutto preso dal suo lavoro, dalla famiglia, da altro insomma, e rischia di dimenticarla. Chi invece ascolta la Parola, la custodisce, la medita e la ricorda più volte da una Domenica all’altra, arricchisce la sua fede, la sua vita si rinnova. Domandiamoci: qual è il nostro atteggiamento di fronte alla Parola? Siamo anche noi superficiali nel leggerla, la trascuriamo oppure le diamo importanza? Il Concilio Vaticano II ha posto nelle mani di tutti i fedeli la parola di Dio e la Bibbia è entrata nelle nostre case: quanto, però, è letta, meditata? Rischiamo di avere un tesoro tra le mani che può guidare la nostra vita e non dargli importanza. Forse durante il periodo estivo, in vacanza, rileggere un Vangelo con calma, meditare la Parola di Dio di ogni Domenica può aiutarci a entrare in relazione con Dio e con la sua Parola. Paolo ci ha ricordato oggi che la parola di Dio ci accompagna anche nella caducità della vita, nelle diverse stagioni della vita, così da approfondire la nostra condizione di figli e attendere l’incontro finale con Dio nostro Padre.
Cari fratelli e sorelle, dedichiamo tempo nella nostra vita per ascoltare la Parola di Dio, per approfondirla, magari nei gruppi biblici o nei Centri di ascolto della Parola che si stanno diffondendo nelle nostre parrocchie. Senza portare la giusta attenzione alla parola di Dio il rischio è che abbiano più importanza altre parole: le parole dei politici, degli economisti, le parole dei giornali e delle trasmissioni televisive: parole che spesso nascondono non l’interesse o il bene delle persone, ma gli interessi personali; “parole vuote” – come ha ricordato Papa Leone XIV in una catechesi sulla Parola di Dio: “Viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! … La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova”. (Catechesi,11.2.2026). Cari fratelli e sorelle, mentre oggi, Domenica del mare, la Chiesa cerca di ricordare a ogni marittimo, pescatore e lavoratore del mare che essi non sono mai dimenticati e non sono mai soli, e che la Chiesa è a loro vicina, raccogliamo l’invito della parabola del seminatore a leggere, meditare e non sprecare la Parola di Dio, coniugandola con le situazioni della nostra vita: come ha fatto Maria, invocata anche come la ‘Stella del mare’. Nessuna parola del Signore cada inutilmente sulle strade della nostra vita, senza lasciare il dono di un conforto, di una cura, un segno importante nel nostro cammino. Così sia.
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