Il vescovo albanese è morto lo scorso novembre a soli 52 anni. Lo scorso 2 giugno Santa Messa in sua memoria nella chiesa ferrarese di Sant’Agostino. Ecco perché è stato un grande amico della parrocchia cittadina
La mattina del 2 giugno scorso la chiesa di sant’Agostino a Ferrara si è riempita di albanesi cattolici e, insieme alla comunità parrocchiale, ha celebrato la messa di suffragio per il suo figlio, il vescovo imzot (mons.) Simon Kulli, morto improvvisamente il 29 novembre 2025.
Simon, Ben e Luigi sono tre fratelli che la parrocchia di sant’Agostino ha conosciuto negli anni novanta quando l’Albania usciva dalla dittatura comunista che aveva schiacciato, annientato e martirizzato. Su intuizione dell’allora direttore della Caritas diocesana, don Silvio Padovani, don Domenico Bedin colse l’importanza di coinvolgersi ed organizzò campi di lavoro con giovani e adulti per realizzare lavori edili e di idraulica, come ad esempio il piccolo acquedotto a Pistull e poi interventi anche a Pacaram. Venne chiamata “Operazione Albania”, una timida testimonianza missionaria, che portò la parrocchia ad uscire da sé stessa coinvolgendo in parte anche il quartiere di Krasnodar. L’attività durò una quindicina d’anni. Il ponte della solidarietà e dell’amicizia era stato lanciato ed è così che, molti albanesi iniziarono a stabilirsi a Ferrara, chi a studiare, chi a lavorare; senza non poca fatica, anche Ben e Luigi vennero a Ferrara, trovando lavoro e formando la propria famiglia, ma Simon rimase in Albania, entrò in seminario e senza tanto clamore divenne vescovo di Sapa dal 2017 al 2025.
La messa di suffragio è stata presieduta da padre Mariano Tarantino, attualmente con incarico di Amministratore diocesano; religioso palermitano, da quindici anni è inserito nella comunità carmelitana in Albania, accanto al monastero delle monache carmelitane. La celebrazione è stata coinvolgente anche per quell’intreccio di lingue, ora albanese ora italiano, quasi a ributtarci in quel Cenacolo, ancora in memoria per la recente festa di Pentecoste, «in cui ognuno parlava la sua lingua natia e tutti si capivano».
Simon Kulli è nato il 14 febbraio 1973 nel villaggio di Pistull; dopo aver frequentato le scuole primaria e secondaria, è entrato nel Seminario interdiocesano albanese “Madre del Buon Consiglio” a Shkodër. Il 29 giugno 2000 è stato ordinato presbitero nella cattedrale di Shkodër assieme ad altri quattro diaconi albanesi: si è trattato delle prime ordinazioni sacerdotali in Albania dopo la fine del regime comunista. Successivamente, don Simon è stato nominato vicario parrocchiale a Dajç di Zadrima e segretario del vescovo Lucjan. Cancelliere della Curia e parroco della cattedrale “Santa Teresa di Calcutta” a Vau Dejës, ha poi svolto il compito di direttore della Caritas diocesana e quello di vicario generale. Prenderà poi il posto del vescovo Lucjan Avgustini, morto prematuramente all’età di 52 anni. La stessa età di imzot Simon Kulli quando morì d’infarto il 29 novembre scorso.
Alla messa del 2 giugno erano presenti anche gli amici della diocesi di Reggio Emilia, diocesi con la quale il vescovo Simon manteneva rapporti di stretta collaborazione sin dai tempi in cui era direttore della Caritas diocesana di Sapë, un legame missionario consolidato tra le due Chiese già dal 1992 e che oggi viene portato avanti da diverse Unità Pastorali reggiane.
Imzot Kulli vescovo “col grembiule”, sempre pronto a servire le persone in ogni occasione e a svolgere anche i lavori più umili. Le sue predicazioni non si fermavano alle parole, ma erano di esempio a tutti. Ricordiamo il suo impegno alla Casa della Carità (durante una quaresima anche la nostra parrocchia ha contribuito a sostenere economicamente) e la cura che rivolgeva a Pashk, un bambino in carrozzina di cui si è occupato come un padre.
Ora tra noi, con Ben e Luigi, sono anche la mamma Drande e il papà Filip, ed è proprio guardando a loro che riconosci l’umanità, la fede, il sorriso e la mitezza che contraddistinguevano il caro vescovo Simon Kulli. E questo non può che arricchire noi che l’abbiamo conosciuto e la Chiesa tutta.
Patrizia Trombetta
(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026)
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