Retorica bellicista e spese militari: importante incontro pubblico il 6 febbraio a San Giacomo apostolo

La guerra in Ucraina e la politica di Trump di disimpegno nei confronti dell’Europa, stanno spingendo i paesi europei, trainati dalla Germania, ad aumentare in modo significativo le spese militari per potenziare la difesa perseguendo la strategia della deterrenza. Com’è noto, nel marzo 2025 il Parlamento europeo ha approvato il piano ReArm Europe proposto dalla presidente della Commissione europea Ursula von Der Lyen che prevede flessibilità fiscale, prestiti, riorientamento dei fondi di coesione verso la difesa (come dire armi, anziché welfare), finanziamenti pubblici e privati, agevolazione di riconversioni industriali allo scopo di rafforzare le capacità militari dell’Unione Europea, con un aumento previsto delle spese per la difesa di 800 miliardi nel periodo 2025-2030. Si prospetta quasi un’economia di guerra, coordinata dall’UE, ma affidata ai singoli stati, essendo ancora lontana la possibilità di realizzare una difesa comune europea. Germania e Francia, inoltre, stanno ponendo le basi per il ripristino della leva militare su base per ora volontaria, con possibilità per la Germania di renderla obbligatoria, in caso di necessità.

In conclusione, come osservava il nostro Vescovo aprendo l’omelia della Messa 1° gennaio, «in questo tempo, è innegabile, respiriamo aria di guerra e non di pace».

Davanti a questo quadro inquietante che introduce la guerra col suo carico di morte e distruzione come realtà possibile e forse inevitabile, sentiamo il bisogno di fermarci e di interrogarci: davvero oggi le necessità della difesa giustificano le spese per il riarmo in questi termini? Davvero più armi potranno garantire la pace? Davvero la forza è l’unica via per la difesa? Davvero il multilateralismo è definitivamente tramontato e le vie del diritto internazionale non contano più in un’epoca in cui gli imperi tornano a spartirsi il mondo e le democrazie faticano a dare risposte adeguate a contrastare questa deriva? Davvero i cittadini europei e italiani sono consapevoli e condividono questo trend scelto dalla politica? Davvero l’invito del Papa a una «pace disarmata e disarmante» e quello alla non violenza, condivisi dai Vescovi italiani nella bella Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”, sono pura utopia di anime belle? Non è realistica una produttiva e costruttiva economia di pace? Le vite umane non contano?

Per aprire la riflessione su questi temi nevralgici che ci stanno a cuore, abbiamo invitato due esperti: Chiara Buonaiuti, ricercatrice presso l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali della Toscana e presso OPAL (“Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa”). A lei chiederemo di fornirci “numeri, ragioni e interessi del riarmo in Europa oggi”. Il secondo relatore sarà Carlo Cefaloni, redattore di Città nuova e coordinatore del gruppo di lavoro “Economia disarmata”, promosso dal Movimento dei Focolari in Italia. A lui abbiamo posto la domanda cruciale: “L’Europa nel nuovo assetto mondiale: potranno più armi riportare la pace?”

L’incontro promosso da Azione Cattolica Ferrara-Comacchio, Acli provinciali di Ferrara, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII -zona Ferrara, Masci Ferrara, Movimento dei Focolari, Pax Christi Punto pace Ferrara, si svolgerà venerdì 6 febbraio alle ore 20.45 nella parrocchia di San Giacomo (via Arginone, Ferrara).

Vi aspettiamo numerosi nell’impegno di contrastare l’atteggiamento fatalistico che sembra dominare e di poter individuare insieme sentieri che tengano viva la speranza.

Le associazioni promotrici

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 30 gennaio 2026)

 

(Foto: Ibrahim- Al- Aorfali – Pexels)

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