Presentata il 9 maggio alla Guardia di Finanza una denuncia-querela a firma Daniele Pachera, in rappresentanza di oltre 30 proprietari di immobili nelle torri. Obiettivo, «accertare la corrispondenza tra le somme versate dai proprietari e i pagamenti effettivamente ricevuti dalle ditte per i lavori antincendio». Pachera spiega a “La Voce” che cosa non torna e la mancata trasparenza sulla visione di certi documenti contabili, tecnici e amministrativi

di Andrea Musacci

«Centinaia di persone da mesi sono per strada: vogliamo chiarezza sui soldi versati dai condomini per lavori mai fatti». È questo l’appello che tramite “La Voce” Daniele Pachera rivolge alle istituzioni. Pachera, laureato in Giurisprudenza, da 5 anni è proprietario di un appartamento al II° piano della torre A del Grattacielo di Ferrara. La mattina del 9 maggio scorso al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ferrara ha formalmente depositato una denuncia-querela riguardante la gestione economica e finanziaria del Condominio Grattacielo. L’iniziativa «mira a fare chiarezza su un debito dichiarato di oltre 2 milioni di euro e sulla gestione di circa 1,3 milioni già versati dai condomini per lavori antincendio che, a quanto risulta dai rilievi tecnici dei Vigili del Fuoco, non sono stati eseguiti nelle parti comuni». 

L’esposto chiede alla Procura della Repubblica, tramite le Fiamme Gialle, di «accertare la corrispondenza tra le somme versate dai proprietari e i pagamenti effettivamente ricevuti dalle ditte. In particolare, si chiede luce sulla gestione che ha portato a svariate aste giudiziarie e sull’eventuale addebito di lavori privati all’interno della contabilità condominiale comune. Esiste il fondato sospetto che circa 280mila euro di lavori effettuati all’interno di singoli appartamenti privati siano stati impropriamente addebitati al bilancio condominiale, gonfiando il debito comune a danno dei condomini adempienti».

Inoltre, ai 1,3 milioni di euro già versati alle ditte per i lavori antincendio, secondo Pachera «ci sono 500mila euro non ancora versati». Insomma, 1,8 milioni di euro spesi «e le persone sono per strada…». In questo iter si sta facendo aiutare dall’avv. Riccardo Venturi. «Se è vero – spiega Pachera a “La Voce” – che questi soldi non sono stati usati per lavori nelle parti comuni, essendo anche il Comune di Ferrara proprietario di diversi immobili vi sarebbe anche un danno erariale in quanto ente pubblico». E aggiunge: «la denuncia l’ho fatta a mio nome perché diversi proprietari – fra gli oltre 30 che mi stanno aiutando in questa causa – hanno paura di ritorsioni, cioè di perdere la propria casa».

Per questo, è nato il “Comitato dei Condomini per la Trasparenza del Grattacielo”, il quale «ha inviato una diffida e messa in mora formale via PEC. Nell’intimazione, si chiede all’amministratore di fissare un appuntamento per la visione dei documenti entro e non oltre la corrente settimana (11-17 maggio, ndr). Se anche questo ultimatum dovesse cadere nel vuoto, il Comitato è pronto a compiere un passo ulteriore e decisivo: rivolgersi direttamente al Sindaco di Ferrara». I documenti che si vogliono visionare sono: «contratti d’appalto e contabilità tecnica/amministrativa dei lavori antincendio; fatture dettagliate per distinguere gli interventi sulle parti comuni da quelli sui singoli appartamenti; giustificativi di spesa per ogni voce di debito verso fornitori (es. Securfox, Ghiotti, Mezzadri)».

L’appello è chiaro: «il primo cittadino si schieri al fianco dei suoi concittadini per fare finalmente luce sulla gestione e trovare una via d’uscita a questo dramma». Il Comitato vuole che emerga la «verità contabile», chiede la «separazione dei costi privati da quelli comuni e, soprattutto, l’esecuzione immediata delle opere necessarie per revocare l’ordinanza di sgombero». 

«Tutto ciò che c’è nella denuncia – prosegue -, in questi mesi l’ho chiesto all’amministratore condominiale Francesco Donazzi, ma da lui non ho mai avuto risposta. E nell’ultima assemblea dei condomini (30 marzo scorso, ndr), l’amministratore mi ha impedito di prendere il microfono per parlare di queste spese non trasparenti, perché – diceva – il tema non era all’ordine del giorno. Questa settimana sarà cruciale perché cercherò di incontrare sia l’amministratore condominiale sia il Sindaco Alan Fabbri».

Pachera ci spiega anche che «è dall’anno scorso che fatico ad avere dal nostro amministratore condominiale certi documenti. Insomma, ci sono opacità, qualcuno nasconde le carte contabili, tecniche e amministrative. Ho chiesto all’amministratore anche la delibera di assegnazione lavori alla ditta Ghiotti, ma non risponde nemmeno a questa mia richiesta. Abbiamo trovato una delibera, ma in questa i lavori vengono assegnati a un’altra ditta, non alla ditta Ghiotti». E l’amministratore, «oltre ad avermi negato l’accesso accompagnato da un perito assicurativo ai vani contatori del Grattacielo, non mi fa visionare nemmeno il registro anagrafico dei proprietari degli immobili, per convocare a breve un’altra assemblea: mi ha risposto che non ne è in possesso. Ma ciò è impossibile. Nelle ultime assemblee sono stati convocati i proprietari a parteciparvi, ma vogliamo avere il registro anagrafico per sapere se sono stati convocati tutti gli aventi diritto».

Poi, citando l’art. 1130-bis c.c., spiega come «lo statuto condominiale rende la nostra richiesta di documenti un obbligo legale immediato per l’amministratore, non più una cortesia».

Come detto, Pachera vuole anche incontrare il primo cittadino: «col Sindaco spero di poter parlare nei prossimi giorni, non ho ancora una data per il nostro incontro. Le istituzioni non possono rimanere in silenzio, a maggior ragione per il fatto che il Comune è anche proprietario di diversi locali al Grattacielo».

La questione è burocratica, certo, ma in ultima analisi è umana: «ad oggi – prosegue Pachera -, non solo non esiste un piano concreto per il rientro, ma non è stato presentato nemmeno un cronoprogramma serio per i lavori necessari. Un’inerzia inaccettabile, soprattutto a fronte dei milioni di euro già versati dai condomini. Mentre la burocrazia si trincera dietro un muro di gomma, la crisi umana esplode in tutta la sua drammaticità. Ci sono persone, ex residenti del Grattacielo, che oggi dormono per strada o trovano un rifugio temporaneo alla Caritas. Famiglie che hanno perso tutto e che ogni sera affrontano l’angoscia di non sapere dove andranno a dormire domani». Ricordiamo che l’incendio scoppiò la notte tra il 10 e il 11 gennaio scorsi e che il 12 febbraio ci fu l’ultimo, drammatico, sgombero di massa di chi viveva nelle torri.

E gli speculatori sono già in azione: «se la situazione non si sblocca, al Grattacielo vi rimarranno solo quei pochi proprietari che se lo potranno permettere». Gli altri saranno costretti a vendere i propri immobili a prezzi stracciati. «Ed è scandaloso che dopo cinque assemblee condominiali in quattro mesi non si sia mai affrontato l’argomento del piano per rientrare. Inoltre, in questi mesi ho parlato con alcune ditte e dai preventivi che mi han presentato verremmo a spendere molto meno per i lavori necessari, fino a 10 volte di meno rispetto ai 2 milioni di euro di cui si parla».

Una battaglia collettiva, non solo dei condomini: «il Comitato apre le adesioni non solo agli sfollati (proprietari e inquilini) che vivono il dramma dell’allontanamento da casa, ma a tutti i simpatizzanti e cittadini di Ferrara che hanno a cuore la legalità e la dignità urbana». Referente per le adesioni: Filippo Calafato (cell. 371 309 0639).

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 maggio 2026)

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