Voci dall’officina

Rubrica mensile curata da Giorgio Maghini

dedicata a riflessioni e progetti della “Giornata del Laicato"

Nel cuore stesso della nostra Chiesa

Note sulla GdL del 21 novembre

("La Voce" del 4 dicembre 2020)

 

E così, anche la “giornata del laicato” online è alle nostre spalle.

Inutile negarlo: rendere digitale un’esperienza che più fisica non potrebbe essere – fatta com’è di persone riunite nella stessa stanza, che si vedono, si riconoscono, si abbracciano, raccontano, discutono, mangiano insieme – non è stata una decisione facile.

L’abbiamo presa nella certezza che proteggere il fratello da un contagio anche solo lontanamente possibile fosse un atto di amore. Tuttavia, un po’ di fatica c’è stata.

 

Ora, però, siamo più ricchi. Abbiamo fatto un’esperienza nuova e, forse, qualcosa in più abbiamo capito.

 

Abbiamo capito che la GdL è importante, ad esempio. Che è un’esperienza che dà corpo (materia, tangibilità) a quella che potremmo scambiare per un teorico assunto ecclesiologico, e cioè che la Chiesa è un albero che si divide in tre rami: i religiosi e le religiose che – già e non ancora! – contemplano il Regno di Dio, i sacerdoti che si mettono alla testa del gregge e se ne prendono cura e i laici, che guardano pazientemente e amorevolmente questo mondo, inventandosi ogni giorno nuovi modi per ordinarlo “secondo Dio”.

 

Se la GdL diventa un momento in cui i tre stati di vita si intrecciano e si fecondano reciprocamente, allora davvero la questione si fa importante.

E bella!

Bella non – genericamente – in quanto ogni esperienza di relazione ci arricchisce e rende la vita più degna. Bella in quanto ci conduce al cuore stesso dell’esperienza di Chiesa.

 

Abbiamo anche sperimentato definitivamente come i mezzi di comunicazione sociale siano, secondo l’intuizione della Inter Mirifica, che di questi tempi abbiamo visto citata più e più volte, “meravigliose invenzioni”.

Su questo, non si tornerà indietro.

La pandemia e tutte le restrizioni che sta causando finiranno (il più presto possibile, ci auguriamo!) e torneremo a incontrarci, ma questa capacità che abbiamo acquisito di fare una riunione senza spostarci da casa, di condividere documenti privi di peso, di entrare in un monastero senza disturbare la vita di preghiera… rimarrà con noi e, quando cesserà di essere un obbligo, si rivelerà per quello che è: un dono mirabile.

 

È per questi motivi che sabato 21 novembre quasi due ore di “Giornata del Laicato” online sono volate, con un collegamento col monastero del Corpus Domini, dal quale le monache clarisse ci hanno regalato un momento di preghiera a partire dal libro dell’Apocalisse, con la trasmissione in diretta di un commento del Vescovo Gian Carlo alla sua lettera di agosto, dove vengono tratteggiati i prossimi passi che attendono la nostra Diocesi, con due belle testimonianze - grazie, Alessandra! Grazie, Bernardetta! - sul tema della collaborazione tra parrocchie sia in forma spontanea, sia nella forma della Unità Pastorale.

 

Anche se può sembrare inappropriato dirlo di una riunione virtuale, alla fine dell’incontro c’era davvero un bel clima. Eravamo riusciti a creare comunione senza essere fisicamente presenti, e per questo ci siamo lasciati dandoci alcuni appuntamenti per “continuare il discorso”. In sintesi:

 

  • si chiede a tutti i laici della Diocesi di inviare le proprie considerazioni in tema di nascita delle Unità Pastorali. Le considerazioni possono essere inviate – in qualsiasi forma (uno scritto, un messaggio vocale, un video… oppure, perché no?, con un disegno o una canzone) all’indirizzo gdlcollaboro@gmail.com; un altro sistema per spedire la propria riflessione è compilare il modulo all’indirizzo https://tinyurl.com/yxdza2ev.

  • desideriamo iniziare la riflessione sul biennio eucaristico che ci attende, e lo faremo con 4 incontri di riflessione per piccoli gruppi, ai quali ci si può iscrivere all’indirizzo https://tinyurl.com/y3zlfha4

 

  • abbiamo sentito il bisogno di tornare a vederci a breve, per cui il prossimo incontro della GdL sarà sabato 16 gennaio prossimo, dalle 15 alle 17.

 

Un grandissimo grazie a tutti quelli che stanno lavorando per rendere possibile questa tessitura di legami all’interno del laicato e, più in generale, nel cuore stesso della nostra Chiesa.

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Laicato, seppur lentamente si riparte

("La Voce" del 2 ottobre 2020)

 

Vivere alla presenza del Signore significa anche accettare la propria radicale lentezza.

Perché dove Dio è istante, assoluto, semplicità, l’uomo è processo, parzialità, complessità (spesso inutile e ridondante, e questo sarebbe un altro discorso).

Tra i tanti effetti che sta avendo sul nostro mondo, il virus ci ricorda questa semplice verità (di cui - verosimilmente – ci dimenticheremo non appena tutto andrà meglio).

 

Una verità di cui stiamo facendo esperienza, proprio ora, nei nostri tentativi di “ripartire” (che è tutt’altra cosa rispetto all’infantile e presuntuoso “tornare alla normalità”).

 

“Ripartire”: cioè prendere atto che un ostacolo imprevisto ha interrotto il nostro cammino e che, di conseguenza, il percorso che avevamo in mente va ripensato: non cambia la meta, cambiano le strade per raggiungerla.

 

La “Giornata del Laicato”, con le sperimentazioni cui ha dato vita, funziona solo quando i membri di una comunità (idealmente, tutti i laici della Diocesi) hanno l’opportunità di incontrarsi e discutere per riflettere su quali siano le necessità e le urgenze della nostra Chiesa. Si capisce quindi quali dimensioni abbia l’ostacolo che ha interrotto il nostro cammino; il virus ci ha colpiti proprio nell’aspetto che ci faceva esistere e ci qualificava: incontrarci.

 

Si tratta – dunque – di “ripartire”. Per l’appunto: non cambia la meta (né, tantomeno, la voglia di raggiungerla), cambiano le strade da percorrere.

 

Quindi, se di “ripartire” si tratta, si riparte: il prossimo 24 ottobre, alle 14.30 presso il Seminario Arcivescovile, si terrà la prima Giornata del Laicato per l’anno pastorale 2020/21.

 

Sarà una giornata caratterizzata dall’essenzialità – oltre a indossare la mascherina, rispettare i distanziamenti e curare la disinfezione delle mani, dovremo fare a meno della cena comunitaria e persino limitare i gesti di affetto che eravamo soliti scambiarci – ma nella quale ritorneremo a concentrarci su alcuni punti essenziali.

 

La Parola di Dio, per prima. Perché ci guidi e perché ci orienti nel ricondurre ad armonia le tante, arricchenti, differenze che caratterizzano un gruppo di credenti così grande.

 

Il cammino che attende la nostra Diocesi, come tratteggiato dal Vescovo Gian Carlo nella sua lettera dello scorso agosto.

 

Il discernimento: in che modo il laicato ferrarese ritiene di contribuire alla nuova geografia diocesana? Che contributo siamo in grado di offrire al biennio eucaristico che avrà inizio tra pochi mesi?

 

Parola, Chiesa diocesana, discernimento.

Come si vede, la meta non è cambiata di una virgola. La strada, è da aprire. Ma per noi, creativi per indole e per scelta, questo non è un problema!

Certo, occorrerà fare i conti anche con alcune povertà: della dozzina di sperimentazioni che la “Giornata” aveva ideato, al momento ne stanno partendo due. Però sarà bello raccontarsi ciò che – nonostante tutto – si è riusciti a fare in questo periodo e riprendere a immaginarsi il futuro.

 

In quest’ottica dell’apertura di nuove strade, il 5 ottobre prossimo, alle 21, presso il Seminario, si terrà un incontro di tutti coloro che daranno la propria disponibilità a condurre un gruppo di discussione nella GdL del 24 ottobre.

Si tratterà di un ulteriore momento in cui giocare competenze e passione per definire come raccogliere le opinioni del laicato ferrarese.

 

Appuntamento, quindi, per tutti il 24 ottobre per la “Giornata del Laicato” e, per chi desidera contribuire alla conduzione della giornata, il 5 ottobre.

 

Si riparte.

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La prima cosa bella (che diremo): sulle parole dopo il lockdown

("La Voce" del 22 maggio 2020)

 

La “Giornata del Laicato” aveva dato vita ad alcune idee per nuovi percorsi di annuncio del Vangelo, che avevamo chiamato “sperimentazioni”, ma oggi è ancora tutto sospeso perché  - impegnativa necessità - annunciare senza avere di fronte un volto è davvero al di là delle potenzialità di ogni linguaggio, per quanto sperimentale.

 

A pensarci bene – almeno da un certo punto di vista - la Pandemia non ha cambiato nulla, nemmeno una virgola.

Un mio maestro, tanti anni fa, ci diceva: “L’icona più visibile della Santissima Trinità, in ultima analisi, è ognuno di voi. Siatene consapevoli, e vivete le vostre vite”.

Questa è una vocazione assoluta, e che noi la viviamo in una piazza affollata o mediante una videoconferenza, nulla – ma proprio nulla – cambia.

 

Da un altro punto di vista, invece, questi mesi cambieranno tutto.

Ne usciremo – anche se la naturale tendenza psicologica alla negazione ci farà affermare con ostentata sicurezza che “si torna alla normalità, si riprende come prima” – più segnati dal nostro essere bisognosi, fragili, esposti.

 

Questa seconda prospettiva interroga profondamente l’impegno che ci siamo presi nella “Giornata del Laicato”.

Volevamo – ce lo siamo detti in tanti modi e lo abbiamo approfondito per quanto abbiamo potuto – sperimentare linguaggi per incontrare le persone e creare luoghi e tempi dove annunciare il Vangelo. Abbiamo parlato di musica e teatro, di storia dell’arte e di sport e abbiamo visto in questi mondi la possibilità di dare linguaggi all’annuncio eterno e immutabile: la salvezza che viene da Gesù.

 

Ma parlare di linguaggi – lo sa bene chi si occupa di comunicazione – è sempre, in primo luogo, interrogarsi sui destinatari. In ogni progetto di incontro con l’altro, “A chi è indirizzato ciò che comunichiamo?” è la prima domanda che sorge e senza la quale non è possibile rispondere alla seguente: “Qual è, dunque, il linguaggio giusto da usare?”.

 

Tutti noi che abbiamo a cuore, nei nostri diversi stati di vita, l’Annuncio, non faremo l’errore di pensare che basti “ricominciare”, che sia sufficiente un meccanico “Dov’eravamo rimasti?” per riprendere il cammino.

Al contrario, si aprirà un periodo di nuove riflessioni e di assunzioni di sfide. 

 

Ecco il nuovo spunto di meditazione per la “Giornata del Laicato”: quali linguaggi per un annuncio che ci connetta con i nostri compagni di strada bisognosi, fragili, esposti?

Quali parole, quali gesti perché i nostri fratelli (pensiamo, noi laici, ai nostri colleghi del lavoro, alla cassiera spaventata del supermercato dove ci rechiamo almeno una volta alla settimana, al vicino che incrociamo ogni mattina…) si sentano oggetto del nostro amore, destinatari dei nostri gesti concreti di servizio e, in ultima analisi, ascoltatori del messaggio che abbiamo per loro?

 

Una cosa so: che la prima cosa che diremo ai nostri fratelli sarà: mi stai così a cuore che ho passato le giornate del lockdown a scervellarmi su come narrarti la cosa più bella – o meglio: l’unica cosa bella, quella che fa belle anche le altre – che ho avuto in dono: una vita salvata da Gesù.

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Nell’emergenza stiamo imparando linguaggi nuovi. Starà a noi saperli utilizzare al meglio

 

(“La Voce" del 24 aprile 2020)

E' sempre questione di linguaggi.

 

Papa Francesco ha un dono, e lo interpreta magistralmente: sa condurre l’ascoltatore a concetti profondi e fondanti per mezzo di parole dall’apparenza semplice, quasi dimessa.

Con questo linguaggio modesto e rispettoso, Francesco ci ha ricordato – nell’omelia della Messa da Santa Marta del 17 aprile scorso - una verità basilare: la familiarità dei cristiani con il Signore è sempre comunitaria.

 

Dietro questa semplice frase stavano la condanna dello gnosticismo, la piaga della “fede fai da te”, la tentazione di salvarsi da soli e, in filigrana, la dolce convivialità dell’immagine del Risorto che incontra gli apostoli sul mare di Tiberiade: “…videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora»”.

 

Poche parole, un’immagine, e Francesco ci ha messo in mano una guida solida per affrontare questo tempo in cui il “virale” suscita il “virtuale”: è – davvero! - sempre questione di linguaggi.

 

Forti di questa convinzione, dobbiamo continuare ad approfondire le nostre riflessioni sulle sperimentazioni della GdL, che sono nate con la precisa finalità di mettere alla prova nuovi linguaggi per l’annuncio.

 

Quando, finalmente, il lockdown verrà allentato, sarà il momento di riflessioni approfondite su questo tema (ancora con le parole del Papa: “È vero che in questo momento dobbiamo fare questa familiarità con il Signore in questo modo, ma per uscire dal tunnel, non per rimanerci”).

 

E riflettere vorrà dire – da un lato - soppesare il fatto che in queste settimane siamo stati costretti a familiarizzare con linguaggi nuovi, che si sono imposti prima e al di là di qualsiasi riflessione. Proviamo a immaginare: come avremmo preso, solo nel gennaio scorso la proposta di la Messa parrocchiale in diretta YouTube?

Un po’ di stupore, quanto meno… ma ecco che oggi ci troviamo a chiederci in che modo potremmo dotare gli anziani soli almeno di un tablet, perché anche loro possano condividere quel po’ di assemblea domenicale che ci è rimasta.

 

D’altro canto, la riflessione deve anche interrogare il fatto che quando tutto questo finirà (uscire dal tunnel, non rimanerci!), dire che “la vita riprenderà” non equivale a dire che “riprenderà la vita di prima”.

 

Quando, finalmente, potremo tornare a riunirci nelle nostre chiese, avremo alle spalle mesi in cui non solo avremo imparato forme di relazione nuove (le videoconferenze, le dirette YouTube, gli aperitivi via WhatsApp, i Consigli pastorali riuniti sullo smartphone…) ma – disgraziatamente – avremo anche frequentato arti oscure come misurare inconsciamente la distanza che ci separa dagli altri, provare rabbia per quel vicino che si attarda in strada a chiacchierare, essere tentati di “fare i furbi” di fronte alla norme di salute pubblica.

 

Ecco: se cerco di immaginare il percorso della “Giornata del Laicato” quando tutto ripartirà vedo una riflessione su questi due aspetti: il linguaggio per esprimere quanto abbiamo passato e quello per riprendere a progettare il futuro.

 

In relazione al passato: cosa tratterremo di queste settimane di distanziamento sociale? (ci sarà da sconfiggere la tentazione del “buttarsi tutto alle spalle”, e sarà una tentazione forte, se è vero che la negazione è il meccanismo psicologico più primitivo). In che modo i nostri linguaggi saranno maturati, si saranno arricchiti?

 

In relazione al futuro: com’è cambiata la mia relazionalità? Con che occhi vedo gli altri? Mi ritrovo a essere più o meno immerso nella società umana? E in quella ecclesiale.

 

Domande forti, come si vede bene.

Per rispondere alle quali dovremo imparare nuove parole che – com’è nello stile della GdL – trarremo dall’ascolto della Parola di Dio, attraversando poi i mondi della musica, dell’architettura, del teatro… per esprimerle.

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Progetti del Laicato: in attesa di riprendere, due riflessioni su emozioni e creato

 

(“La Voce" del 20 marzo 2020)

 

Il silenzio della Quaresima è attivo e fertile: quelle che sembrano “rinunce” (al cibo, alle chiacchiere inutili, ai desideri disordinati…) sono, in realtà, aperture: spazi che si aprono per permettere inattese fioriture della Grazia.

 

La Quarantena – invece – parla il linguaggio dell’attesa: è un ritrarsi aspettando che il male passi. Anche la Quarantena insegna molto: è un’obbedienza che ci restituisce la nostra immagine di persone deboli e bisognose.

 

Tutto questo, per dire che - in queste settimane in cui Quaresima e Quarantena si intrecciano - le voci dall’officina sono un po’ più deboli. Non perché i lavori siano fermi (tutt’altro!) ma perché si sono dovuti cambiare gli strumenti.

 

Fino a non poi troppo tempo fa, lavorare alle sperimentazioni della “Giornata del Laicato” significava prendere la macchina, dopo il lavoro, e andare a incontrare gente, stendere progetti, fissare appuntamenti, incontrare gruppi… tutte cose che il “Coronavirus”ci ha temporaneamente tolto.

 

Il laboratorio teatrale della parrocchia del “Corpus Domini” si è interrotto dopo appena un paio di incontri.

Il laboratorio musicale che doveva partire nella parrocchie di Quacchio e Santa Caterina Vegri è stato bloccato in extremis da uno dei Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Le bellissime proposte sul tema del creato avanzate dalla comunità “Le Bissarre” hanno subìto uno stop doloroso, e così le catechesi attraverso l’arte, la collaborazione con l’accademia “Arte e Luce”, quella col C.S.I. e quella col gruppo che sta organizzando la “Giornata della salvaguardia del Creato che si terrà a settembre...

 

Siamo fermi – ma non inattivi! - e quella che era una girandola felice di incontri, sorrisi e abbracci ha dovuto ridimensionarsi in una meno pirotecnica sequenza di e-mail, whatsapp, invio di allegati.

 

Quando tutto riprenderà – su questo siamo tutti d’accordo – nulla dovrà essere “come prima”. Dovremo tornare alle normali occupazioni più profondi e più saggi. Sarebbe davvero un peccato se gli sforzi che stiamo facendo non ci avranno insegnato nulla.

 

Per quanto riguarda la GdL, io credo che potremo tesaurizzare almeno due insegnamenti.

 

Il primo riguarda il linguaggio delle emozioni.

Il virus ci ha costretti a essere meno difesi, più trasparenti; ad avere meno paura di mostrarci impauriti e bisognosi di sostegno. A chiedere agli altri di accoglierci col nostra bagaglio (fardello, talvolta) di emozioni.

Mi sembra che questo cambiamento richiami la consapevolezza che il Vangelo non è una dottrina e l’annuncio non è un insegnamento. Il Vangelo è un incontro con un uomo e l’annuncio consiste nella rivelazione sconvolgente che quell’uomo è Dio presente.

Riflettendo su questo fatto, comprendiamo bene come ogni forma di annuncio debba  tendere al livello più profondo della sfera relazionale dell’uomo.

Non parole, ma contatti.

Non discorsi ben composti, ma rivelarsi di emozioni.

(A proposito di emozioni, il Vangelo di domenica contiene uno dei passi che più mi commuovono in assoluto: quando al cieco risanato viene chiesto di spiegare “Come mai” sia avvenuta quella guarigione così misteriosa, lui risponde: «Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo», che è come dire: un gesto d’amore si è insinuato sino alla radice stessa della mia fragilità e l’ha trasformata. Cosa dovrei spiegare?

 

Il secondo insegnamento riguarda il nostro rapporto con il creato. Il virus ci ha ricordato (rudemente, certo) che non è vero che dominiamo la natura ma che, anzi, dipendiamo dall’equilibrio che riusciamo o non riusciamo a instaurare con essa.

E tale mancanza di equilibrio non porta – come spesso affermiamo, illudendoci – all’inquinamento, ma alla morte.

 

Ecco: tra questi due poli si muove una “Giornata del Laicato” che brucia dalla voglia di riprendere a far incontrare le persone e che è proiettata verso un generativo intreccio con la Giornata della Salvaguardia del Creato di settembre.

 

Presto i suoni dall’officina torneranno ad essere ben udibili!

 

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Bellezza da scoprire: la creatività di ognuno per portare a tutti il Vangelo

 

("La Voce" del 28 febbraio 2020)

 

Da quando è partita la grande avventura delle sperimentazioni legate alla “Giornata del Laicato sento molto forte il bisogno (e perciò, a costo di essere ripetitivo, lo racconto ogni volta che posso, in pubblico o in privato) di condividere la scoperta che ho fatto.

 

E la “scoperta” consiste in questo: che basta prendere in mano il telefono o farsi un quarto d’ora di macchina per incontrare un numero inaspettatamente grande di donne e uomini che vivono con passione la propria appartenenza ecclesiale, desiderano farsi carico in prima persona dell’annuncio del Vangelo e studiano i linguaggi più adatti per rendere presente Gesù nella nostra società.

 

Ho, nel pensiero, ben presenti i loro volti.

Si tratta di una “famiglia allargata” di chitarristi, funzionari pubblici, danzatrici, pensionati, urbanisti spontanei, storici dell’arte, attori e registi teatrali, studenti, cinefili per mestiere e per passione, sportivi, insegnanti…

Dimentico senz’altro qualcuno e solo per questo non ne scrivo i nomi, che sono però ben fissi nel mio pensiero.

 

Con loro, ho avuto riunioni e telefonate su di un unico, appassionante, tema: come possiamo usare i linguaggi di cui siamo esperti (musica, danza, arredo degli spazi esterni, storia dell’arte, palcoscenico, cinema, insegnamento…) per ricordare al mondo quanto bisogno ha di Gesù?

 

Scrivo queste cose perché mi sembra si corra talvolta il rischio, per pigrizia mentale, di fare nostre le “cattive narrazioni” che il mondo fa sulla Chiesa. Quante volte (noia infinita!) abbiamo sentito ripetere che “ormai siamo minoranza”, “l’Italia non è più un paese cattolico”, “il relativismo impera”, “le tradizioni vengono dimenticate”, “siamo una Chiesa di vecchi”…?

Tante.

 

C’è del vero in queste affermazioni?

Sì, senz’altro. Un po’ di vero c’è. E allora?

 

Se accettassimo di definire il nostro essere Chiesa attraverso certi quadri sociologici, commetteremmo un terribile errore di prospettiva.

A definirci non sono le capacità, le attitudini, l’età o il riconoscimento che la società ci dà o non ci dà. A definirci è la nostra capacità di cogliere l’azione dello Spirito in noi e nel mondo. Se apriamo gli occhi per osservare i segni della sua azione nella vita di tutti i giorni, allora diventa chiaro che, invece di leggere la nostra fede alla luce della sociologia, potremmo vedere nel presente il campo dove Dio stesso sta seminando il futuro.

 

Per la mia esperienza, il Dio seminatore, il Figlio sempre presente, lo Spirito che incessantemente agisce, si rendono percettibili negli incontri che facciamo con persone che la Grazia ha rinnovato e appassionato.

Come quelle, e qui il cerchio si chiude, che ho incontrato grazie alla “Giornata del Laicato”.

 

Ma tutti quegli incontri non sono l’unico frutto della GdL: le sperimentazioni continuano in diverse parrocchie della città, e la mia agenda mi dice che nelle prossime settimane continuerò ad incontrare altre persone disponibili a mettersi alla prova coi linguaggi dell’annuncio. La “Giornata del Laicato” ci permette di scoprire tante risorse e, ciò che forse conta ancora di più, di connetterle.

 

Tutte le esperienze cui qui sto solo accennando verranno raccontate nella prossima “Giornata”, il 23 maggio prossimo. Poi occorrerà decidere come effettuare una nuova consultazione del Laicato, e poi ci sarà da pensare a un intreccio con la non lontana “Giornata per la custodia del creato”, e nel frattempo le sperimentazioni dovranno espandersi e radicarsi…

 

Semina, presenza, azione.

Quanta bellezza c’è, da scoprire!

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“In-formiamo”: sperimentiamo nuove proposte e facciamole circolare

(“La Voce" del 31 gennaio 2020)

Il “faticoso vortice felice” della Giornata del Laicato, di cui si parlava sulla “Voce” del 6 dicembre scorso, continua. Sul tavolo, al momento, oltre ai progetti, ci sono questioni di principio e questioni pratiche. Accenno a quelle secondo me più sostanziali. Riguardo ai princìpi: cosa significa, per noi laici, prendere in mano la Parola di Dio e - con umiltà - tradurla e consegnarla ai nostri contemporanei? Quali competenze ci vengono richieste? Quali atteggiamenti esistenziali? Riguardo, invece, alle questioni pratiche: cosa dobbiamo fare? Assumere tutti gli impegni che ci si prospettano (riunioni, discussioni, attività), in quanto sono cosa buona oppure dosare sapientemente le forze e fare passi prudenti? Sono questioni serie, e che impegnano tutti coloro che stanno collaborando con la GdL (mi piacerebbe scrivere tutti i loro nomi, ma questo articolo finirebbe per essere un elenco. Un elenco lungo, mi si creda). Di tutto questo lavoro, almeno tre sono i risultati che è bello condividere: il Programma delle sperimentazioni delle GdL, una nuova sezione informativa sul sito de “La Voce di Ferrara-Comacchio” dedicata alla “Giornata” e un progetto – ricco, motivato, articolato – steso dagli amici della Comunità “Le Bissarre” per chiedere alla Parola di Dio di illuminare uno dei temi che più inquietano il nostro mondo: quello ambientale. Su quest’ultimo progetto dovremo tornare, anche in vista della Giornata del Creato, che si terrà il 6 settembre 2020… Il “Programma delle sperimentazioni” A oggi, il nostro programma prevede cinque sperimentazioni in ambiti diversi: teatro (con una messa in scena ispirata al racconto “L’uomo che piantava gli alberi” intrecciato alla parabola del seminatore), sport (con un bel progetto proposto dal C.S.I. per ricordare che l’attività sportiva non significa “costruire vincitori”, ma riscoprire il corpo come luogo della gloria umana e divina), musica (esprimere la propria fede col linguaggio dei suoni), arte (riscoprendo le catechesi antiche che si materializzano nelle nostre chiese), e cinema (splendido linguaggio per dire Dio). Su questa ricchezza, vanno fatte (almeno) due considerazioni. La prima: “Sperimentare” significa “mettere in atto con curiosità”, e proprio questo vorremmo fare, da qui a maggio: andare nelle Parrocchie e incontrare altre persone curiose, con le quali recitare, suonare, correre, emozionarci davanti all’arte, riscoprire il cinema e – soprattutto - fare esperienza di comunione. Quando, sabato 23 maggio prossimo, ci rincontreremo  per l’incontro di chiusura della GdL 2019/20 sarà bello raccontare cosa si è riusciti a fare, cosa è andato storto, quali sogni per il futuro saranno nati. Seconda considerazione: dopo una lunga riflessione, abbiamo deciso di non far circolare “alla cieca” (quasi si trattasse del volantinaggio di un supermercato) il programma che abbiamo composto. Abbiamo preferito piuttosto renderlo pubblico attraverso questo articolo e sul sito de “La Voce” (ne parleremo tra poco), come una proposta di dialogo. Vale a dire che chi ci troverà qualcosa di interessante e vorrà parlarne per capirci qualcosa di più, o proporre una sperimentazione nella propria Parrocchia o offrirsi per dare una mano, potrà contattarci all’indirizzo gdlcollaboro@gmail.com. La Giornata del Laicato sul sito de “La Voce” Visitando il sito de “La Voce” (www.lavocediferrara.it) ci si imbatte in una nuova sezione (più o meno al centro del sito, se si visita la versione per smartphone, in alto a destra, se si è tra coloro che rimangono affezionati al monitor del computer). Aprire quella sezione non è solo un modo per informarsi (che già sarebbe un obiettivo più che valido) quanto un modo per sperimentare che iniziative come la GdL o nascono per creare relazioni e annuncio o non significano nulla. Etimologicamente, in-formare significa “immettere forma in qualcosa o in qualcuno”. È un verbo che porta in sé l’idea del passaggio dal confuso e incomprensibile al ben disegnato e significativo. Sul sito sono già consultabili gli articoli che hanno accompagnato la nascita e la vita della GdL, assieme a quelli di questa rubrica e al Programma delle sperimentazioni. L’intento è che, a breve, in quello spazio Web vengano pubblicati anche i primi “resoconti” delle sperimentazioni nelle parrocchie: persone che si incontrano, relazioni che nascono, Parola di Dio che si lascia incontrare da uomini e donne. Aspirando a “in-formare”, a dar “forma”, a “rendere comprensibile”. 

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Presto il programma delle sperimentazioni

 

(“La Voce” del 6 dicembre 2019)

 

Le tante persone che proseguono il lavoro della “Giornata del Laicato” continuano a incontrarsi. Il prossimo traguardo è mettere in atto, a partire da dopo l’Epifania, le prime “sperimentazioni”. Ci sono Parrocchie da contattare, gruppi da incontrare, progetti e tempi da definire... insomma: un faticoso vortice felice!

Nell’ultimo incontro, si è concordato sull’opportunità di preparare un elenco delle sperimentazioni da proporre alle Parrocchie. «Non deve essere un “catalogo” o un “menù” – si è detto – non abbiamo nulla da vendere!». Dovrà essere simile, piuttosto, al programma di una stagione teatrale.

Così come il direttore artistico esprime l’anima del teatro da lui diretto attraverso diversi spettacoli che vanno a formare un pensiero, allo stesso modo la “Giornata“ racconterà l’aspirazione a tradurre l’Annuncio in gesti, suoni, colori, giochi e, soprattutto, incontri di persone, col proprio programma.

Per farla breve: l’idea è stata ratificata e presto avremo il “Programma delle sperimentazioni” che contiamo di mettere in atto.

Uscendo dalla riunione pioveva, come non di rado accade in questi giorni, e l’autoradio parlava dei primi allagamenti delle golene e delle conseguenti evacuazioni delle persone che vi abitano. Come suona ironico – pensavo - essere così concentrati su un programma (costituito, per sua natura, di definizioni, date, periodi, calendari, scansioni, organizzazioni…) e contemporaneamente essere severamente richiamati dalla natura a ricordare che la storia e il creato non sono nelle nostre mani e, anzi, tanto più tentiamo di soggiogarli (il “peccato originale” della tecnica!), tanto più sperimentiamo la nostra sostanziale caducità. Io credo che questa contrapposizione tra i programmi dell’uomo e una storia impossibile da dominare (in quanto espressione di trascendenza, ma sarebbe un discorso lungo) contenga un grande insegnamento: quello – radicalmente evangelico – a scoprirsi figli e – aggiungerei – “figli piccoli”. Di quelli che, secondo il salmo 131, restano “quieti e sereni”, come “in braccio alla loro madre”. E a chi è capitato di vedere un bambino nel passeggino sull’autobus numero 11 carico di studenti, questa immagine appare in tutta la sua chiarezza!

È un insegnamento che ben si adatta ai lavori della “Giornata del Laicato”, e che ci aiuta a interpretare una duplice urgenza: da un lato il mondo ha un enorme bisogno di ascoltare l’annuncio cristiano. Sono troppe le disperazioni, gli errori e le strade cieche che testimoniano questo bisogno. Dall’altro, specularmente, la Chiesa ha bisogno (espressione da tradurre con: ognuno di noi ha bisogno) di nuovi linguaggi per annunciare il Vangelo e pronunciare l’unico nome in cui c’è salvezza: Gesù. Si tratta, se posso usare un termine specifico, di una vocazione certa. Ed è per rispondere a questa vocazione che nascono le sperimentazioni della “Giornata” e le riflessioni sui mille linguaggi da imparare per comunicare con gli uomini che incontriamo. Un compito impegnativo, improcrastinabile e, per certi aspetti, drammatico. Consapevoli, però, che l’unico modo per farcene carico è quello espresso dal salmo 131, e cioè come bambini che dormono tranquilli mentre l’autobus numero 11 distribuisce gli studenti nelle scuole di Ferrara.

Occorre mettere in gioco la propria capacità progettuale, le proprie competenze e la propria passione, ma con la certezza che è lo Spirito che agisce nel mondo e lo plasma, lo rende fertile, lo salva.

Il programma delle sperimentazioni verrà condiviso a breve.

Buon tempo di Avvento a tutte e tutti.

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Noi laici, sempre tesi fra limite e creatività

 

(“La Voce” dell’8 novembre 2019)

 

Mercoledì 30 ottobre scorso si è partiti con l’organizzazione delle ormai note tre sperimentazioni: il “Laboratorio della Fede” (un incontro con le famiglie con bambini in età prescolare), gli “Incontri con la Parola” (esperienze di conoscenza e approfondimento della Parola di Dio, con l’ambizione di arrivare a diffondere il metodo della Lectio Divina) e la “Bottega della Parola” (la “traduzione” della Parola di Dio in tutti i linguaggi della convivenza umana: musica, teatro, sport, pittura, architettura…).

Un incontro organizzativo e “pratico”.

Lo scopo era condividere e chiarire le sperimentazioni che vorremmo proporre alla nostra Diocesi (ma anche le prime esperienze che sono già partite e che - forse perché sono ancora allo stadio di germoglio - danno il senso entusiasmante della Primavera) e incontrare tutti coloro che, nei più vari modi, hanno deciso di “dare una mano”.

Abbiamo anche condiviso i primi movimenti in tema di comunicazione, perché la “Giornata del laicato” ci ha fatto capire – tra tante altre cose - che la nostra Diocesi ha una ricchezza enorme di energie e attività che però, troppo spesso, non vengono comunicate e partecipate adeguatamente, e questo è un vero peccato.

Questa rubrica e la sezione “Officina diocesana” sul sito de “La Voce di Ferrara-Comacchio” – di entrambe parleremo dettagliatamente - sono un modesto tentativo di aiutare la comunicazione che caratterizza la nostra Chiesa ad essere sempre più fluida e fertile.

Mercoledì sera, le voci che venivano dall’officina, hanno spesso richiamato un concetto spinoso: quello di “limite”.

Ci sono tanti modi per fare i conti col limite, che ha mille forme.

La forma della quantità, ad esempio:  “In Parrocchia siamo ormai pochi…”, ma anche quella della preparazione (“Questi nuovi linguaggi, davvero non riesco a capirli…”), della frustrazione (“Trovarsi a questo punto dopo tanto lavoro che abbiamo fatto…”), del disorientamento (“Qual è il posto di noi cristiani in questa società?”), della stanchezza (“È una vita che provo a essere missionario nel mondo che mi circonda…”). L’elenco – come si usa dire – potrebbe continuare, e a lungo.

In termini psicologici, il limite è una delle poche esperienze davvero universali. A nessuno - in qualsiasi società, a qualsiasi latitudine, qualunque sia il ruolo che si ricopre - è risparmiata l’esperienza del fare i conti col proprio limite.

Esperienza - ma sarebbe un discorso che esula ampiamente da questo contesto - che presentizza il limite ultimo: la morte.

Per questi motivi, dovremmo guardare ai nostri limiti non con paura, rabbia, ansia, aggressività e tutto il corteo di cattivi sentimenti annessi, ma con la delicatezza che viene dall’accostarsi alla fragilità più intima che accompagna il nostro essere uomini e cristiani.

E quindi? Come se ne esce? Con la creatività. Cioè scoprendo nuove strade lì (proprio lì) dove il nostro limite ci aveva oramai convinto che tutto era stato sperimentato.

E questo ci riporta alla “Giornata del Laicato”.

In questo periodo, la nostra chiesa diocesana sta affrontando alcuni limiti di non poco conto: il numero dei frequentanti molto ridotto, il calo delle vocazioni, la difficoltà a capire alcune riorganizzazioni, una società portata alla scissione tra fede e vita quando non all’indifferenza religiosa (e non si sa quale dei due mali sia il peggiore)…

Sono questioni che sarebbe sbagliato sottovalutare ma che non possono diventare il tema dominante del nostro pensiero.

Perché il pensiero della Chiesa – non importa il periodo storico, non importa con quanti limiti ci si trovi a fare i conti – è sempre uno e uno solo: illuminare e riscrivere, con la presenza di Cristo, le relazioni tra gli uomini.

In questo sta il fondamento – illimitato! – di tutte le nostre azioni e, quindi, anche delle “sperimentazioni” della Giornata del Laicato, che sono la nostra forma specifica di missionarietà: vogliamo generare continuamente relazioni umane e orientarle a Gesù e, per farlo, seguiamo le strade dell’incontro con la Parola di Dio e dei linguaggi creativi.

In poche parole: nell’incontro di mercoledì 30 c’era da rimanere felicemente sbigottiti per la quantità e la vastità di idee che emergevano, spinte – e in quello c’era da rimanere ancor più felicemente sbigottiti – da una passione missionaria che troppo spesso non traspare adeguatamente.

Il limite si supera con la creatività e la creatività, per la Chiesa, prende il nome di “missione”, vale a dire inventare nuove opportunità  e nuovi linguaggi per incontrare gli uomini del proprio tempo e, come ci chiede di fare papa Francesco nella Evangelii Gaudium, «…esprimere le verità di sempre [la salvezza portata nel mondo da Cristo] in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità». (EG, 41)

Questo vogliamo fare. Illimitatamente.

Teniamoci in contatto!

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