Com’è noto, nel 2019, col motu proprio Aperuit illis, Papa Francesco stabilì che «la III Domenica del Tempo Ordinario fosse dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio», una festa che abbiamo imparato a chiamare “Giornata della Parola”. Molte iniziative sono nate da allora. Non sono poche le Unità Pastorali che organizzano conferenze a tema biblico, gruppi di meditazione sul Vangelo, letture integrali di libri della Bibbia… tuttavia, volendo rimanere alla lettera scritta da Francesco, è legittima una domanda: se sulla “celebrazione” e la “riflessione” qualcosa (molto, anzi) si è mosso, che ne è della “divulgazione”?
Come viviamo il fatto che la Bibbia è ormai completamente uscita dall’orizzonte culturale del nostro Paese? La Bibbia non entra nel nostro linguaggio, vive stabilmente fuori dalla scuola ed è sostanzialmente sconosciuta alle nuove generazioni (non è un’esagerazione: per verificare questa triste realtà, basta entrare in una classe di Liceo e chiedere cosa significhi la parola “Esodo”); e certo non aiutano i social, dove non mancano commenti infondati e incompetenti a una Bibbia citata “a braccio”. Non è catastrofismo dire che, in Italia, il divorzio tra la cultura in cui siamo immersi e la Parola di Dio è stato sancito. È una frattura che dobbiamo cercare di curare: e la via maestra per farlo è tornare a riconoscere i legami tra le profondità della Parola e le profondità che abitano nel cuore dell’uomo. Riconoscere, cioè, che la Bibbia (secondo il ben noto insegnamento della Gaudium et Spes che, al numero 22, dice: «Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione») contiene le risposte alla radicale domanda di senso che abita i nostri cuori.
È in quest’ottica che “Casa Cini” propone, il 25 gennaio prossimo, un incontro su un versetto del profeta Isaia: «Allora si apriranno gli occhi dei ciechi / e si schiuderanno gli orecchi dei sordi». È possibile, ci si chiederà, stimolati da quella profezia di Isaia – al tempo di Internet, dell’affastellarsi di informazioni, del sovraccarico comunicativo – recuperare la quiete e il silenzio necessari per tornare in relazione con Dio e con la sua Parola?
In un clima fraterno, sorseggiando un tè insieme, saremo guidati a “riconnetterci”, ad aprire gli occhi e schiudere le orecchie per lasciarci plasmare dalla Parola di Dio, che tanto intensamente vuole svelarci a noi stessi. Si tratta di un percorso pratico, segnato dalla teologia, dall’arte, e dalla psicologia, che verrà guidato da Giorgio Maghini, diacono e pedagogista, e Giovanni Meloncelli, psicologo. Per garantire un clima di raccoglimento e ascolto, l’esperienza verrà proposta a due gruppi di massimo 24 persone (il primo alle ore 15, il secondo alle ore 17). È pertanto richiesta un’iscrizione, gratuita, che può venire compilata accedendo al QRCode qui:

Per informazioni: cell. 370-3221591.
G.M.
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 26 dicembre 2025
(Foto di StockSnap – Pixabay)
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