I GIORNI DELLO SGOMBERO /2. La seconda parte del nostro racconto: all’ex San Bartolo l’accoglienza di Caritas assieme agli scout e a tanti volontari dalle parrocchie e non solo. La solidarietà ha vinto su tutto
La mattina del 12 febbraio la nostra Arcidiocesi ha diffuso questo comunicato stampa: «Abbiamo seguìto con preoccupazione come Chiesa di Ferrara-Comacchio, la situazione delle persone e delle famiglie evacuate prima da una torre, poi successivamente dalle altre due nell’area Grattacielo della nostra città. Dopo l’evacuazione della prima torre, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, attraverso la Caritas diocesana, ha dato la disponibilità ad accogliere le donne – una decina – che non avevano un alloggio dove andare ad abitare e ha seguito anche altre persone, soprattutto per quanto riguarda i pasti con l’utilizzo della mensa. Attraverso il lavoro di incontro e di conoscenza operato dall’Unità di Strada della Caritas, abbiamo potuto constatare che, a seguito dell’evacuazione di persone e famiglie dalle altre due torri, molte di loro sarebbero rimaste senza una casa, costrette ad arrangiarsi in strada, anche per la mancanza di un vero piano di emergenza. Per questa ragione, abbiamo deciso di gestire con la Caritas diocesana, in comodato temporaneo, uno stabile di cui dispone l’Azienda USL, nell’area del complesso di San Bartolo, per accogliere persone e famiglie che si trovassero nei prossimi giorni a non avere un alloggio, in attesa che le Istituzioni preposte si attivino. È un momento difficile per cinquecento persone della nostra città, momento che richiede il ruolo primario delle Istituzioni, ma anche la solidarietà di tutti». Per chi vuole contribuire alle spese dell’accoglienza è attivo un conto corrente della Caritas Diocesana (BPER Banca):
IT10R0538713004000000006664 – intestato a Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio – causale “Caritas Emergenza Grattacielo”. Si può donare anche dal sito caritasfe.it/dona-ora/ – E chi vuole donare alimenti per S. Bartolo, può consegnarli nella sede Caritas di via Brasavola dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 17 fino alle 13.30, sabato e domenica da 9.30 a 13.30. Si prega di indicare – magari con un’etichetta – che il cibo che si vuole donare è per S. Bartolo.
«ONDATA DI SOLIDARIETÀ INATTESA: SIAMO COMMOSSI»
«Oggi e domani (14 e 15 febbraio, ndr), teniamo il nostro Punto di ascolto Caritas aperto dalle 12 alle 19 perché molti sfollati lavorano fino a tardi nei giorni feriali». È Silvia Imbesi, volontaria Caritas, a raccontarci dell’accoglienza a San Bartolo. Caritas fin dal 12 febbraio ha allestito questo Punto di ascolto nel suo edificio vicino al Grattacielo, in viale Po 8. «Puntiamo molto sul passaparola. Venerdì gli scout di Agesci – che ringrazio tanto, sono splendidi – hanno iniziato i loro turni da quattro per pranzo e cena, un nostro operatore li affianca. Qui a San Bartolo è andato a vivere un operatore Caritas, ci sta da lunedì a venerdì, mentre sabato, domenica e lunedì mattina c’è la Croce Rossa per il presidio e la gestione. Le camere sono da 2 ,3 ,4 o 5 e oggi (venerdì 13, ndr) è arrivata una famiglia con genitori e tre figli maggiorenni, per ora il gruppo più corposo. E 4 ragazzi che già erano coinquilini in torre A siamo riusciti a metterli nella stessa stanza».
Nella struttura non manca nulla: bagni, docce, lavatrici. «Fin dalle primissime ore ci hanno contattato tantissime persone offrendosi come volontarie, un’ondata di solidarietà che non pensavamo e che ci commuove. Tanta gente ci scrive “ho voglia di fare qualcosa”: tanta gente è stata colpita, capisce la sofferenza di queste persone. In tanti il 12 con le macchine hanno trasportato per ore persone e loro beni a S. Bartolo, e abbiamo un paio di gruppi per i turni di pulizia settimanali: gli ospiti sono autonomi, però lo stabile è immenso, ci vuole un aiuto…». E Caritas raccoglie cibo, anche per le colazioni, «tanti fornitori ci han fornito quantità ingenti di cibo, anche carne, che di solito per la mensa di via Brasavola facciamo fatica ad avere». Poi Silvia ci racconta di George Shahzad, ragazzo pakistano che ora vive a S. Bartolo, che i servizi sociali han separato dalla moglie incinta di 8 mesi e con bimbo di 11 mesi: «venerdì pomeriggio ha firmato contratto di lavoro a Bologna». E nei giorni scorsi ho parlato con Josh, noto venditore ambulante africano del centro, noto come “Il sindaco” che, disperato, mi racconta delle prime notti dopo il 12 febbraio passate a dormire nel garage di un amico. Ma forse per lui si è aperta la possibilità di una sistemazione in un appartamento.
JOHN E GLI ALTRI 70
Conosco John Heaven nel primo pomeriggio del 12 febbraio: dal 2020 vive nella torre B, lavora in una cooperativa di pulizie, è stato in Nigeria fino al 9 febbraio. Al ritorno, ha trovato il caos. Lo intervisto davanti al Punto Caritas in viale Po, aperto eccezionalmente il 12 il pomeriggio e la sera e il 13 febbraio tutto il giorno, sempre fino alle 23 per permettere ai tanti sfollati che lavorano di poter essere ascoltati e accolti all’ex San Bartolo fin dalla sera del 12. Qui accoglie adulti lavoratori (che così, con una nuova residenza, non rischiano il posto), soprattutto maschi, compresi quelli “esclusi” dall’ASP: già dalla mattina del 12 sono state decine le persone che si sono rivolte a Caritas per essere accolte nella struttura poco fuori città, che potrà accogliere fino a 70 sfollati. Un “nuovo” punto di ascolto dopo quello dell’Unità di Strada Caritas ospitato per diversi giorni nella Biblioteca Popolare Giardino. Per i 70 destinati a S. Bartolo si sparge la voce, parte la macchina solidale in città: scrivono nella chat di un’Unità pastorale e in altre di parrocchie: «Dobbiamo aiutare la Caritas, ci sono utenze da pagare e pasti da fornire. Quelli che hanno possibilità contribuiranno, per gli altri ci deve pensare la comunità!». E ancora, il pomeriggio del 12: «se qualcuno vuole aiutare ci si trova dalle 15 per pulire in S. Bartolo e poi organizzare l’accoglienza. Ci servirebbero anche delle auto per portare gli sfollati a San Bartolo». I punti di raccolta in città sono: ilCentro diurno in via Arginone (aperto lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18) per abbigliamento uomo, coperte e sacchi a pelo; ilSAV di via Arginone per abbigliamento bambini fino a 7 anni. In questa sede di viale Po, Caritas nelle scorse settimane dava la possibilità ad alcuni sfollati di usufruire delle docce (tutte le sere dalle 19.30 alle 21.30); in generale, alcune volontarie Caritas offrivano un servizio lavanderia con ritiro e consegna dei loro capi, e anche volontari della parrocchia di San Benedetto hanno dato il loro contributo. Inoltre, in viale Po 8 dallo scorso settembre Caritas porta avanti il progetto “Giocare con le parole”, che proprio lì ha permesso l’apertura di una Biblioteca per bambini. Nello stesso edificio da quasi 3 anni Caritas ospita alcuni studenti/tesse (che ricambiano facendo volontariato per Caritas) e da tempo accoglie alcune donne con bambini.
COSA C’È A SAN BARTOLO
Oggi l’edificio di proprietà dell’AUSL Ferrara ospita – in un’altra ala – la Residenza Psichiatrica “Il Convento”: al suo interno vengono forniti trattamenti riabilitativi prolungati (6-36 mesi) a pazienti affetti da disturbi psichiatrici gravi e persistenti in fase sub-acuta e/o cronica con l’obiettivo di contrastare la disabilità e favorire l’integrazione. Nel marzo 2018 dal Comitato interministeriale per la programmazione economica 1,5 milioni di euro sono destinati a San Bartolo per lavori di adeguamento antisismico e di restauro. A marzo 2025 viene firmata la convenzione tra Soprintendenza e AUSL per l’attuazione del progetto. I lavori dovrebbero finire entro il 31 dicembre 2028.
Andrea Musacci

Le donne: «le istituzioni ci hanno abbandonato»
Come accennato sopra, nel tardo pomeriggio del 10 febbraio davanti al parco Coletta si è svolto un presidio di solidarietà agli sfollati. Qui vediamo anche cinesi, alcuni di loro lavorano nei ristoranti sino-giapponesi in città. Quel che è certo, è che questo sgombero coatto ha interrotto o reso più difficili tanti legami d’amicizia e solidali nati negli anni all’interno del Grattacielo, o nelle ultime settimane.
Tante le donne protagoniste di queste settimane: «Non mi fido delle istituzioni», urla una residente durante il presidio. «La nostra casa non si tocca», urla un’altra. E una mamma con i due figli piccoli ora vive in comunità: «mi han detto: “vai dal loro padre!”, ma l’ho lasciato perché mi picchiava». Una ragazza, invece, racconta di vivere da un anno nella torre A: «tutte le persone che ho conosciuto qui al Grattacielo sono studenti, famiglie, pensionati, persone che lavorano o cercano lavoro. Qui mi sono sempre sentita sicura. La casa è un diritto, altrimenti a cosa serve ogni anno celebrare il 25 aprile? O è un diritto solo per i bianchi e i ricchi?». Un’altra donna vive nella torre B e lavora in ospedale: «l’Assessora Coletti – è il suo racconto – a me e ad altri dopo l’incendio aveva promesso sostegno. E il sindaco aveva promesso di fare intermediazione immobiliare. Ma non hanno mantenuto la parola». E «in molte agenzie immobiliari appena sanno che vieni dal Grattacielo alzano il prezzo degli affitti, ci speculano, sperando di approfittare della nostra disperazione. Io vivo col mio compagno e ho anche una mamma invalida: un’agenzia immobiliare mi ha detto che il proprietario ha chiesto loro di non dare in affitto il suo appartamento a famiglie con anziani disabili».
(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 20 febbraio 2026)
(Le foto sono di Andrea Musacci)
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