“Dal dolore alla lode” è il nome della personale di pittura esposta nel chiostro dal 27 settembre al 5 ottobre. La nostra intervista all’autore 

di Andrea Musacci

Il 27 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Turismo, il chiostro della Basilica di San Giorgio fuori le Mura a Ferrara ospita l’inaugurazione della mostra di pittura dal titolo “Dal dolore alla lode. Il canto trasfigurato di Francesco” con opere di Carmelo Ciaramitaro. Alle ore 18, S. Messa presieduta da mons. Massimo Manservigi e alle 18.50 inaugurazione della mostra nel chiostro con intervento dello stesso mons. Manservigi (Vicario Generale e Direttore dell’Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali), alla presenza dello stesso Ciaramitaro. La mostra sarà visitabile a ingresso libero fino al 5 ottobre dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.

Abbiamo rivolto alcune domande a Ciaramitaro, 39enne di origini siciliane che vive a Ferrara da circa un anno, è laureato in Teologia presso la facoltà pontificia San Giovanni Evangelista e ha seguito anche il corso di licenza in Teologia sacramentale. Sono diverse le esposizioni personali negli ultimi anni: fra queste, alla galleria francescana internazionale nel Santuario di San Damiano in Assisi, alla Pinacoteca Caracciolo a Fulgenzio nel leccese, nel Museo Diocesano di Terni. Attualmente è in corso una personale itinerante al Santuario di Chiesa nuova in Assisi (mostra che a breve esposta nel Museo Diocesano di Acireale).

Carmelo Ciamaritaro

Carmelo Ciaramitaro

Ciaramitaro, quando e dove ha iniziato a dipingere?

«La pittura è nata con me. La considero un dono di Dio; dono affinato attraverso alcuni corsi iconografici. Tuttavia la densità espressiva la devo più alla mia storia personale e al mio percorso di fede che agli studi compiuti».

Si definisce un artista di arte sacra?

«Sono un artista prevalentemente d’arte sacra e in particolar modo di ispirazione  francescana. Vivo il mio talento  come una missione dedita alla bellezza della dimensione trascendente insita nell’uomo. L’arte sacra è sicuramente veicolo immediato, direi sensoriale, del rapporto con il divino».

Ci racconta brevemente il suo cammino di fede? 

«Il mio cammino trova le sue radici nell’esperienza parrocchiale e  relazioni significative lo hanno sostenuto e maturato. La mia fede è stata poi nutrita dagli studi in Teologia, che hanno dato slancio e contenuto anche alla mia espressione artistica. In particolare, la Comunità Shalom – presente proprio a San Giorgio – rappresenta per me e mia moglie una famiglia.  Abbiamo conosciuto Shalom durante la GMG a Lisbona nel 2023 e da quel momento non abbiamo mai interrotto i contatti». 

Perché la scelta di un progetto artistico dedicato a San Francesco?

«Francesco d’Assisi è il leit motiv della mia vita. Francesco è uno stile di vita. Uno stile che ha delle feconde ricadute sociali e politiche, oltre che spirituali. Francesco è maestro di dialogo, il suo messaggio è volàno di sicure relazioni capaci di mettersi liberamente in ascolto. Questa mia mostra vuole celebrare la sua memoria. In particolar modo l’opera “Dal dolore alla lode” sottolinea il travaglio esistenziale di Francesco. Egli aveva ben compreso di esser parte della grande sinfonia del creato. I suoi occhi trasfigurati dal Vangelo di Cristo colgono in ogni creatura e vicissitudine la presenza provvidente di Dio. Il mio ciclo pittorico realizzato per San Giorgio ha – inoltre – dei tratti molto teneri: in questo modo spero di arrivare in particolar modo ai bambini». 

Come e quando è nato questo progetto?

«Ho realizzato le opere prima dentro di me, nella mia mente, nel mio cuore, nella mia anima. È passato diverso tempo prima di decifrare che cosa e come volessi esprimere il Cantico delle creature nei canoni dell’arte. Quest’estate finalmente, dopo un travaglio interiore importante ho partorito come fiume in piena l’opera».

 

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 settembre 2025 

(Qui la locandina dell’iniziativa)

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