Secondo le previsioni Istat, nella nostra Provincia fino al 2050 saranno 56mila i nati e 133mila i morti. E le migrazioni (estere e interne) non basteranno

di Gianpiero Magnani

Fra i tantissimi dati messi a disposizione da Istat, di particolare interesse sono le rilevazioni che riguardano la demografia, e fra queste gli scenari demografici, cioè le proiezioni relative alla popolazione residente, che arrivano fino al 2080 per le Regioni e fino al 2050 per le Province e i singoli Comuni che a inizio 2024 avevano più di 5mila abitanti. 

L’andamento demografico dell’Emilia-Romagna evidenzia una crescita per tutte le Province, a doppia cifra per quelle di Bologna, Modena e Parma, tranne che per la Provincia di Ferrara che è l’unica in controtendenza perché stimata in diminuzione di oltre 15mila persone nel periodo che va da fine 2024 a fine 2050. L’andamento, peraltro, non è omogeneo in tutti i Comuni: per alcuni (Portomaggiore, Cento, Terre del Reno, Vigarano Mainarda e Poggio Renatico) si stima un aumento della popolazione, anche se di entità differente, mentre Ferrara capoluogo decresce di oltre 7mila unità, Codigoro di oltre 2mila e per i Comuni di Mesola, Copparo, Riva del Po, Ostellato e Comacchio si stimano diminuzioni di oltre mille residenti ciascuno. Si tratta, naturalmente, di proiezioni che Istat ha elaborato in base ai trend demografici in corso, e che possono pertanto essere smentite qualora cambino le situazioni, in primo luogo di natura economica, che riguardano ciascun territorio. 

Sebbene queste stime vadano comprensibilmente prese con cautela, è indubbio che l’andamento in controtendenza della nostra Provincia rispetto a tutte le altre Province dell’Emilia-Romagna non può che indurre ad effettuare ulteriori approfondimenti e conseguenti riflessioni su interventi di politiche pubbliche che sono sempre più necessari per cercare di invertire i trend negativi.

Nel dettaglio delle proiezioni proposte da Istat, vediamo che le maggiori criticità derivano dal saldo tra nascite e decessi che è profondamente negativo: stiamo parlando complessivamente, a livello provinciale e nei 25 anni considerati, della previsione di 56mila nati e oltre 133mila morti con una differenza netta negativa fra nascite e decessi di oltre 77mila persone: un numero impressionante, solo in parte compensato dalle migrazioni dall’estero (che nelle stime sono positive per 38mila persone) e dalle migrazioni interne, sia quelle da altre Regioni italiane che all’interno della nostra stessa Regione provenienti da altre Province, che ammontano complessivamente ad altre 23mila persone. Il quadro generale non cambia per il Comune capoluogo: Ferrara città registra una decrescita stimata in oltre 7mila persone, ma il saldo negativo tra nascite e decessi in realtà supera le 30mila unità, anche in questo caso compensate solo parzialmente dagli ingressi dall’estero (previsti in 18mila persone) e dai saldi positivi dei nuovi arrivi da altre Regioni e da Comuni di altre Province della nostra Regione, che per Ferrara città superano di poco le 5mila unità.

Ferrara e la provincia ferrarese non sembrano cioè essere sufficientemente attrattive, né verso altre Province e Regioni del nostro Paese, ma neppure nelle migrazioni dall’estero nonostante numeri all’apparenza rilevanti: se infatti sono oltre 59mila le persone previste in arrivo dall’estero nella nostra Provincia, sono 21mila quelle che nelle stime se ne vanno. Ma ancora maggiori sono i movimenti previsti all’interno dei nostri territori, perché i saldi netti con le altre Regioni e con Comuni di altre Province dell’Emilia-Romagna nascondono in realtà numeri che sono ancor più rilevanti rispetto alle migrazioni da e per l’estero. Nel corso del 2024, peraltro, a fronte di un tasso di mortalità che nella nostra provincia è stato del 14%, il tasso di natalità è stato appena del 5,2%, e il tasso totale di crescita è rimasto quasi invariato (-0,1%) per il tasso migratorio netto che è stato pari all’8,7% e ha così quasi colmato il gap, altrimenti irraggiungibile, tra decessi e nuovi nati. Ma l’andamento demografico, e anche le sue proiezioni, sono strumenti che misurano una febbre che trova altrove le proprie cause, prima fra tutte lo sviluppo insufficiente dell’economia locale: basti pensare al gran numero di studenti universitari fuori sede che popolano per breve tempo la nostra città per studiare, un potenziale enorme per i nostri territori, ma che poi se ne vanno portando con sé anche giovani che qui invece sono nati e cresciuti, ma che non trovano le giuste condizioni per restare.

 

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 novembre 2025 

 

(Foto di Manuel Alvarez – Pixabay)

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