Quanta storia del Ferrarese ci possono raccontare certi campanili, torri di guardia in un territorio dove la vista correva lontano e poi riconvertiti ad altra funzione ma sempre punto di riferimento di una comunità…
di Marilena Martinucci
Lo scorso 20 luglio è stato presentato il Piano di Gestione 2026-2031 del Sito Patrimonio Mondiale UNESCO Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po.
Al percorso di aggiornamento ha partecipato il Comitato di Pilotaggio di cui è parte anche la Chiesa di Ferrara-Comacchio. Il territorio interessato è ampio e sembra essere delimitato oltre la città murata unicamente in base alle Delizie estensi con anche la zona Buffer di contorno a queste. Il territorio ferrarese si identifica in effetti anche per le sue chiese, sia quelle cittadine legate al contesto storico urbano e inserite fra gli edifici rinascimentali ma anche per le innumerevoli chiese sparse sul territorio, sia centro di borghi e villaggi che di monasteri o corti agricole o semplici luoghi di culto isolati.
Ferrara, città dei miracoli, ha quindi anche siti legati alla storia del suo territorio dedicati alla religione. A Ferrara città sono riconosciute quasi cento chiese, alcune scomparse, altre non più esistenti ma di cui si conosce la storia, molte sconsacrate ma tante ancora consacrate. Ci sono poi quelle dei paesi un tempo lungo i corsi d’acqua, altre sorte anche nei luoghi bonificati. Un semplice percorso che unisce la chiesa di San Giorgio fuori le mura a Ferrara fino alla Abbazia di Pomposa lungo il corso del fiume Volano che sempre le ha unite, ci mostra questo.
Ci sono poi le chiese della bonifica, come la chiesa di Bastioni e quella moderna di Corte Cascina. Se risaliamo il Po di Volano verso monte troviamo luoghi importanti nella storia come la chiesa di Mizzana, o lungo il non più esistente ramo del Volano l’ex chiesa di San Bartolomeo di fronte alla Torre Senetica e il vicino Oratorio Marzaiolo, fino al Santuario della Madonna della Pioppa ora rimasto sotto l’argine del Cavo.
Anche con le Chiese, e con i loro campanili, si può fare una storia del Delta di Ferrara, quindi non solo rinascimentale, perché il Delta di Ferrara ora non è più attivo, ma il territorio vive e continuamente si trasforma. Il Piano di Gestione del sito UNESCO per i successivi cinque anni dovrebbe tenere conto riguardo al “Suo Delta” non solo delle Delizie ma anche dei luoghi dove viveva e operava la popolazione nelle comunità che si riunivano solitamente intorno alla loro chiesa.
Nella mappa cartografica lasciataci da Pasi e datata 1580, al passaggio dalla gestione estense a quella diretta dello Stato Pontificio, ritroviamo questi luoghi, la città murata, le vie d’acqua, le Delizie e i piccoli centri abitati, le acque e le bonifiche.
Dalla chiesa di Stellata che si affaccia direttamente sul Po fino a Cella Volana a Vaccolino, navigando sul Volano, man mano che ti si sgranano davanti agli occhi, ognuna di loro ti pone delle domande. Rispondiamo allora alla chiesa di Contrapò che chiede perché ha uno strano campanile che sembra non appartenerle, o alla chiesa di Sabbioncello San Pietro che forse sa cosa ci fa in via Chiesa ma così fuori dall’abitato, o alla pieve di Fiscaglia retta anche da Ludovico Ariosto ma ora in abbandono.
Quanta storia del territorio ci possono raccontare certi campanili, torri di guardia in un territorio dove la vista correva lontano e poi riconvertiti ad altra funzione ma sempre punto di riferimento di una comunità. I corsi d’acqua del Po di Volano e dei suoi rami delizi non sono patrimonio dell’Umanità solo come collegamento fra le varie Delizie Estensi ma lo sono per la loro stessa essenza di fiumi vissuti e perché il “Suo Delta” non è il delta attuale del Po ma il delta che da Stellata arriva al mare, da Mesola alle Vene di Bellocchio, e lì si ferma perché ormai non più attivo.
Il Criterio V dell’iscrizione al Sito UNESCO recita: «il Delta del Po è un eccezionale paesaggio culturale pianificato che in gran parte conserva il suo impianto originale», per cui certamente si opererà con il nuovo Piano secondo la definizione riconosciuta di Paesaggio («parte di territorio, così com’è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni»). Così non si potrà non rispondere alle domande che anche le chiese ci pongono, ascoltando però cosa hanno da raccontarci.
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