Venticinque anni fa, il 17 dicembre del 2000 tornava al Padre il giovane sacerdote, appena 34enne. Ma i suoi furono 43 giorni di sacerdozio autentico

di Eleonora Rossi

«Non accumulatevi tesori sulla terra (…) accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tarma né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21).

Venticinque anni. Un quarto di secolo è trascorso da quando don Samuele è entrato nel Cielo, il 17 dicembre 2000. Eppure il tempo non ha sbiadito il ricordo di quella giovane vita d’amore, di quei 43 giorni di sacerdozio vissuti con un’intensità che vale un’intera esistenza.

Era il 4 novembre del 2000 quando, grazie alla dispensa papale, Samuele Gardinale veniva ordinato sacerdote, all’età di 34 anni. Il giorno dopo, il 5 novembre, don Samu celebrava la sua prima Messa in una chiesa stracolma: il corpo segnato dalle cure, eppure con un volto radioso che parlava di una gioia più grande della sofferenza. Gli occhi pieni di quella luce che solo chi ha incontrato davvero il Signore può avere.

Chi lo aveva conosciuto prima, il ragazzo cresciuto nella parrocchia di Chiesuol Del Fosso, il catechista instancabile, il braccio destro di mons. Umberto Poli, il Ministro dell’Eucarestia che si dedicava con tutto il cuore alla comunità, riconosceva in quel sacerdote provato dalla malattia lo stesso spirito di abnegazione di sempre. Quello spirito che lo aveva portato ad accettare la delicata guida dei Genitori in Cammino, accompagnando con tenerezza mamme e papà che avevano perso un figlio. Quella forza che gli aveva fatto lasciare la laurea e un lavoro sicuro per rispondere a una vocazione matura, irrinunciabile: diventare sacerdote.

L’etimologia della parola “sacerdote” ci ricorda il significato profondo di questa chiamata: offrire le cose sacre, offrire sacrifici alla comunità.

Così, quando è arrivata la malattia, Samuele non ha mai permesso che la sofferenza gli rubasse la fede. Al contrario, ha scritto che quella prova gli aveva fatto «conoscere in modo più profondo l’amore del Signore per me e il suo progetto di vita per la mia persona» e ha saputo offrire la sua vita come preghiera sublime. Per questo amava la canzone “Servo per amore”: «Offri la vita tua come Maria ai piedi della croce e sarai servo di ogni uomo, servo per amore, sacerdote dell’umanità». Come ha ricordato mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, don Samuele ha saputo guardare sempre avanti, all’incontro con il Signore, senza chiudersi nel pessimismo. Venticinque anni dopo, la sua vita esemplare è un tesoro custodito nel cielo che illumina ancora la Terra. Perché don Samuele ha accumulato tesori dove né il tempo né la morte possono consumare: nell’eternità di Dio e nel cuore di chi lo ha conosciuto.

Familiari, amici e conoscenti continuano ogni anno a ripercorrere la scia luminosa di un’esistenza vissuta con profonda umanità e spiritualità: una Messa in ricordo di don Samuele verrà celebrata da mons. Graziano Donà il 14 dicembre – “Domenica della Gioia” – alle ore 10 nella chiesa di San Martino.

Le nozze d’argento della sua salita al cielo sono un invito a non dimenticare che la vita vera, quella che non finisce, è quella spesa per gli altri, con lo sguardo fisso al Signore. Don Samuele continua a essere presente nelle nostre vite, maestro silenzioso di come si trasforma la sofferenza in dono, la fragilità in forza, la morte in vita eterna.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 novembre 2025 

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