Il ricordo di don Giovanni Minzoni al presidio antifascista del 2 luglio a Ferrara in contemporanea all’iniziativa identitaria dedicata (anche) a Italo Balbo

Ieri sera, 2 luglio, oltre 500 persone hanno partecipato al presidio antifascista organizzato in piazza Trento e Trieste dalla Rete di associazioni, movimenti, partiti e sindacati, in protesta contro l’iniziativa che nella vicina Sala Estense omaggiava il gerarca fascista Italo Balbo.

Sul listone, fra gli interventi vi è stato quello di Francesca Ferretti a nome di Agesci e Masci, dedicata a don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta dove aveva avviato l’esperienza scout, anche per strappare i giovani alla fascista Opera Nazionale Balilla. Don Minzoni che fu ammazzato il 23 agosto 1923 da alcuni squadristi fascisti col consenso di Balbo.

Di seguito, il testo integrale.

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Da una lettera di Don Giovanni Minzoni a don Giovanni Mesini, agosto 1923:

«Gli avversari mi fanno colpa dell’influenza spirituale che ho nel paese…ma che debbo farci se il paese mi vuol bene? Come un giorno per la salvezza della Patria offersi tutta la mia giovane vita, felice se a qualche cosa potesse giovare, oggi mi accorgo che battaglia ben più aspra mi attende. Ci prepariamo alla lotta tenacemente e con un’arma che per noi è sacra e divina, quella dei primi cristiani: preghiera e bontà. Ritirarmi sarebbe rinunciare ad una missione troppo sacra. A cuore aperto, con la preghiera che spero mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo. La religione non ammette servilismi, ma il martirio».

L’amore per i giovani e la passione educativa di don Minzoni compaiono già nel testamento del 1916. «Se morrò, avrò un pensiero particolare per la gioventù argentana che ho tanto amato e per quale ho lavorato colle mie migliori energie, nella viva speranza di vederla sciolta da ogni vincolo di scetticismo e di sensualismo, perché solo nella piena libertà l’ho sognata bella e nobile».

Tornato dalla guerra, don Minzoni costruisce ad Argenta un Ricreatorio cittadino. Riattiva il doposcuola, aperto anche agli adulti. Promuove la biblioteca circolante. Amplia il teatro parrocchiale con l’unico cinematografo della zona, rinnova la Filodrammatica, formata da maschi e femmine, grande novità per i tempi. Cura e rinnova le opere parrocchiali e il Santuario della Madonna della Celletta.

Scrive l’amico don Mesini: «Alle associazioni di carattere giovanile don Minzoni dedicava in modo speciale il suo mirabile ardore; aveva fatto sorgere in breve un fiorente Circolo della Gioventù Cattolica Maschile, che volle intitolato all’eroe Giosuè Borsi, il Circolo della Gioventù Femminile “Sacro Cuore” accanto alla sezione delle Donne Cattoliche, e infine una Sezione Esploratori».

La sua vicenda umana si conclude tragicamente il 23 agosto 1923, in coincidenza con la conclusione del primo campo scout dei suoi ragazzi. Proprio in quell’anno era stata fondata l’Opera Nazionale Balilla, con l’esplicita volontà di consegnare l’educazione delle giovani generazioni interamente ed esclusivamente nelle mani del Fascismo. Don Minzoni aveva risposto con la scelta dello Scautismo.

Il fascismo voleva mettere in mano ad ogni bambino e ad ogni ragazzo un’arma-giocattolo, immaginandoli futuri soldati di una guerra infinita, poiché erano convinti che la violenza fosse il motore necessario della storia umana. Lo scautismo si proponeva come una fratellanza senza confini e senza nemici, dove il gioco non era simulazione della guerra, ma esperienza condivisa di libertà e di felicità.

Questi in sintesi i motivi che hanno portato lo scautismo cattolico italiano nel 2020 a chiedere al Vescovo di Ravenna di avviare il processo di beatificazione: don Giovanni Minzoni rappresenta ancora oggi un prezioso testimone coraggioso e coerente per l’educazione dei giovani ai valori della libertà e della pace.

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Qui sotto, alcune foto della serata del 2 luglio sul listone (foto di Andrea Musacci): per ingrandirle, basta cliccarci sopra.

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