Partecipato presidio ieri in piazza a Ferrara: il Sudan martoriato e le responsabilità anche delle grandi potenze. Hussam Abu Safiya da quasi due anni nelle carceri israeliane senza incriminazione né processo
Una 60ina i presenti ieri, 2 settembre, per il settimanale presidio estivo organizzato da Rete Pace Ferrara davanti alla Cattedrale di Ferrara. Al centro delle letture, due genocidi: uno quasi completamente ignorato, com’è quello in Sudan; l’altro sempre più a rischio oblio, com’è quello ancora in corso a Gaza.
Riguardo al Sudan, si tratta di un Paese dall’aprile 2023 travolto da una guerra civile tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Secondo dati forniti dall’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) sono 200mila i morti, oltre 12 milioni gli sfollati interni, 37 milioni le persone in insicurezza alimentare. Una crisi umanitaria che le Nazioni Unite definiscono «la più grave al mondo».
Amnesty International ha documentato «il trasferimento in Sudan e nelle aree limitrofe di armi di recente produzione, in palese violazione dell’embargo sulle armi in vigore per il Darfur e applicabile a tutte le parti in conflitto». L’organizzazione «ha fornito prove di un ampio sostegno militare da parte degli Emirati Arabi Uniti alle RSF, in violazione del diritto internazionale». Amnesty «ha inoltre rivelato l’uso sul campo di sistemi d’arma di fabbricazione francese, insieme ad armi provenienti da Cina, Russia e Turchia».
Infine, fra i temi trattati nel presidio riguardanti la Palestina, la richiesta di liberazione del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya, ingiustamente arrestato il 27 dicembre 2024 e da allora detenuto senza incriminazione né processo, sulla base di ordini di detenzione rinnovati a tempo indeterminato ai sensi della legge sui combattenti illegali. «Le sue condizioni di detenzione – denuncia ancora Amnesty -, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili. Negli ultimi mesi sono emerse notizie di maltrattamenti e di possibili torture subite dal pediatra, tra cui ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto».
Non vuoi perderti nemmeno un articolo? Abbonati qui!





