Fino all’11 gennaio 2026 in mostra al Museo Diocesano la Zingarella e molto altro
di Micaela Torboli
Ferrara ha quasi dimenticato un artista che spicca in principio solo per un nome e cognome speciale, il pittore Boccaccio Boccaccino (1464-1466 ca.-1525), il quale ebbe uno stretto legame con la capitale estense. Il richiamo verso questa poco nota personalità rimane comunque impresso facilmente nella mente: e cadono i 500 anni dalla sua morte.
Ora il Museo Diocesano di Cremona gli dedica fino all’11 gennaio 2026 (a cura di Francesco Peretti e Filippo Piazza, catalogo Roma, Officina Libraria), una mostra monografica, Il Rinascimento di Boccaccio Boccaccino, che va annoverata come prodromo a una decisiva attenzione verso la Sua figura. Un nutrito gruppo di prestiti da parte di musei prestigiosi impingua l’esposizione (da Galleria Estense, Museo Correr, Museo e Gran Bosco di Capodimonte), il cui percorso prosegue inoltre con la visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo cremonese, per ammirare il grandioso ciclo eseguito nel 1506-7, a fianco di grandi artisti come il Pordenone.
Boccaccino, morto nella città lombarda che lo vide attivissimo, ha una importante rilevanza per Ferrara perché il padre Antonio fu ricamatore al servizio della Casa d’Este e, si crede con solide basi, sebbene restino alcuni margini di dubbio, che la nascita di Boccaccino sia appunto avvenuta a Ferrara. La sua formazione non poteva comunque non avvenire nell’ambito della trionfale stagione artistica estense, ed in particolare fu decisivo l’influsso esercitato sul giovane esordiente da Ercole de’ Roberti. Nella Cattedrale ferrarese lasciava un’opera purtroppo perduta, mentre il suo percorso si spostava altrove, anche per via di un fatto riportato in alcuni annali estensi, l’omicidio della moglie e la successiva fuga da Ferrara. A Venezia, Genova, forse Roma, Milano, il pittore raccolse i frutti delle ispirazioni dei maestri più in voga, maturando quanto si andavano forma e sostanza del tempo. Giorgio Vasari in seguito ebbe modo di tesserne le lodi nelle sue Vite. Cremona resta comunque il suo genius loci ideale, se non per nascita – Ferrara mantiene comunque l’aria del primato – grazie a pensiero e formazione di un solido corpus artistico che si va tuttora accreditando.
Di fatto il successo di Boccaccino poggia su un minuscolo quadro (cm. 24×19) riuscitissimo, famoso di per sé, che magari di solito non si collega ad un artista preciso ma resta impresso in modo significativo: è la cosiddetta Zingarella della Galleria degli Uffizi, punta di diamante della mostra cremonese e databile intorno al 1504-5. Non è un caso che questa tempera su tela sia stata a lungo attribuita al Garofalo, per l’influenza sensibile che questi esercitava a corte. Studi successivi hanno riorientato efficacemente verso Boccaccino l’attribuzione del quadro, pur non mettendo da canto il ricordo mirabile degli anni estensi.
L’esotismo cangiante degli abiti e dei richiami a tradizioni lontane sono rispecchiate in questa opera, rifulgendo nella straordinaria bellezza delle pupille della fanciulla dai toni dorati e vibranti, che torna sovente nelle Madonne di Boccaccino. Risponde a tipiche linee di bellezza boccaccinesca femminili il morbido impasto degli incarnati dalle linee ovali dei visi, di intensa dolcezza.
Tra la scelta di dipinti da ammirare in mostra sono queste elegantissime elegie a dominare, senza nulla togliere a quanto d’altro ci porge una tale occasione di altissimo livello.
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 dicembre 2025
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