Una riflessione di Piero Stefani sulla strumentalizzazione della Parola di Dio

di Piero Stefani

In un suo recente libro Tiziano Bonazzi, riprendendo prospettive storiografiche altrui, mette in evidenza il prezzo connesso al mito americano del raggiungimento della libertà da parte di coloro che fuggivano dalle oppressioni patite nel Vecchio continente. La rinascita dei migranti attraverso le acque “battesimali” oceaniche è un evento purificatore che apre a una nuova vita. Colto sotto questa angolatura, il mito politico fondativo doveva staccarsi da quello delle nazioni europee legate all’idea di una terra madre. Come fondamento ci si dovette perciò rivolgere alla migrazione stessa, negando così, di fatto, sia gli orrori della colonizzazione, sia il debito contratto nei confronti della cultura europea evidente nella stessa Dichiarazione di indipendenza di duecentocinquanta anni fa (cfr. T. Bonazzi, La fata ignorante. Frammenti americani, Il Mulino, Bologna 2025, p. 43).

Nel caso in cui si prenda per buona l’interpretazione, risulta immediato richiamare alla mente la vicenda biblica di un popolo che, attraversando il mare e il deserto, acquista la libertà entrando in una terra già abitata da altri, a cui, però, si nega il diritto di risiedervi. La ricerca storico-critica e le scarse prove archeologiche in nostro possesso propendono a negare validità storica a queste arcaiche conquiste ebraiche. Tuttavia anche se i fatti non sono storici, i racconti lo sono e hanno esercitato influssi di lunga durata. Al di là dell’oceano, il diritto biblico-ebraico su una terra altrui si trasforma in modello per i conquistatori-emigranti provenienti dall’Europa per legittimare il possesso del territorio dei nativi americani (che in tal modo qualifichiamo già con un aggettivo solo nostro). 

L’analogia finisce qui. La narrazione biblica ha infatti anche un’altra faccia: quella dell’esilio e del ritorno. Alla deportazione in Babilonia corrispose, settant’anni dopo, l’editto di Ciro che consentì il ritorno, a ondate, di gran parte degli esiliati. Secoli dopo, a seguito delle due guerre giudaiche, ci furono altri e assai più lunghi esili. Questo lato della storia ebraica non è trasferibile alle vicende americane. Le cose stanno diversamente per un ulteriore ritorno, quello favorito, a partire dal XIX secolo, dalla presenza dei movimenti sionistici. Questi ultimi per legittimare il diritto di entrare in una terra un tempo propria e ora abitata per la massima parte da altri, si appellavano poco o nulla alla Bibbia. Le giustificazioni, allora, erano ricercate in sede di rinascita nazionale e sociale. Tuttavia, visto in una determinata ottica biblico-cristiana, il sionismo moderno si inquadrava bene nel precedente schema interpretativo “restaurazionista”.  Con questa espressione si intende una visione stando alla quale l’esito escatologico della storia implicava anche il ritorno del popolo ebraico alla sua terra. Alla base di questa visione, c’è la convinzione fondamentalista che la storia va letta a partire dalla Bibbia. Vi è un disegno divino che guida le vicende umane, se si hanno in mano le carte capaci di decifrare le profezie, i fatti storici trovano la loro spiegazione.

La congiunzione tra una determinata lettura biblica e le vicende storiche del popolo ebraico culminate nel XX secolo sono alla base di quello che ormai si può chiamare, a tutti gli effetti, il sionismo cristiano. Che non si tratti soltanto di sogni teologici, lo dimostra il comportamento di molti leader e presidenti statunitensi dell’ultimo secolo. È sotto gli occhi di tutti che oggi ci si trovi in un momento nel quale questa tendenza ha raggiunto un’intensità forse senza precedenti. Basti pensare che l’attuale ambasciatore americano in Israele, il pastore battista e già governatore dell’Arkansas, Mike Huckbee ha recentemente affermato che lo Stato di Israele ha «il diritto biblico» di dominare su vaste aree del Vicino Oriente. Si tratta di prospettive che non esitano a fornire giustificazioni teologiche alla guerra e in ciò, oggi, trovano, purtroppo, un loro tragico punto di forza.

 

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È dedicato a “La Bibbia nella storia americana” il Convegno della rivista Biblia in programma il 17, 18 e 19 aprile a Treviso (Seminario Vescovile). Fra gli interventi, quello di Massimo Faggioli (il 18 alle 9.30) e di Piero Stefani (il 19 alle 9.30), quest’ultimo su “Bibbia, America e Israele: l’espandersi del sionismo cristiano”, di cui qui vi offriamo un’anticipazione.

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 17 aprile 2026)

(Foto settimananews.it)

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