L’11 aprile a San Giacomo, Ferrara, la prima riunione annuale della Consulta delle Aggregazioni Laicali. Ecco perché è un organismo essenziale, come sarà riformato e le parole del Vescovo sul ruolo del laicato

Lo scorso 11 aprile nella parrocchia di San Giacomo all’Arginone, Ferrara, si è svolta la prima riunione annuale della Consulta delle Aggregazioni Laicali.

Alla riunione – condotta dai nuovi coordinatori (Emma Tagliani, Roberto Zoppellari, Don Michele Zecchin) – ha partecipato l’Arcivescovo Gian Carlo Perego, che nel suo intervento (sotto, ndr) ha riflettuto sul ruolo e gli obiettivi della Consulta delle Aggregazioni Laicali della nostra Arcidiocesi. In continuità con l’intervento dell’Arcivescovo, l’incontro si è sviluppato, tramite gruppi di lavoro, per definire le premesse dello statuto della Consulta, in un clima costruttivo e sereno.

Sulla base degli elementi emersi, un rinnovato impulso all’attività della Consulta richiede lo sviluppo di alcune tappe, che si possono riassumere come di seguito:

Innanzitutto, una rivisitazione e un mappaggio aggiornato della presenza nella Diocesi delle Aggregazioni laicali attualmente presenti e dei responsabili/referenti delle stesse; a questo proposito, per favorire un adeguamento del precedente indirizzario, contenente i riferimenti dei laici responsabili delle aggregazioni presenti in Diocesi e dei sacerdoti di riferimento, è possibile contattare don Michele Zecchin all’indirizzo vicariopastorale@proton.me .

Proseguendo, uno slancio a crescere nella Consulta in uno stile di comunione ecclesiale, di conoscenza reciproca, di coinvolgimento nella partecipazione a celebrazioni diocesane (Corpus Domini, Via Crucis, veglia di Pentecoste), di contributo alle indicazioni pastorali e infine di programmazione di iniziative comuni per una Chiesa incarnata nella storia.

Infine, ma non meno importante, la definizione di uno statuto della Consulta, come presente in molte Diocesi italiane, espressione della valorizzazione delle Aggregazioni Laicali e strumento di collaborazione tra loro e con la Diocesi, nonché base delle relazioni per offrire in forma unitaria all’Arcivescovo la ricchezza dei loro carismi. 

Un impegno rinnovato a vivere la comunità ecclesiale locale è dunque chiesto alle Aggregazioni Laicali: il Battesimo ci impegna a vivere il presente e a leggere il territorio come laici adulti e maturi, nello spirito della Lettera pastorale diocesana per il triennio 2025-2028 (Che siano tutti uno) e della corresponsabilità differenziata espressa nel cammino sinodale della Chiesa italiana.

I coordinatori della Consulta

 

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L’INTERVENTO INTEGRALE DEL NOSTRO VESCOVO LO SCORSO 11 APRILE A SAN GIACOMO

di mons. Gian Carlo Perego

È giusto riprendere il nostro cammino per un quinquennio, con una riflessione sul ruolo delle associazioni nella Chiesa. Un quinquennio che sarà accompagnato dal sinodo e dal cammino sinodale e le sue scelte, da una parte e dall’altra dalla visita pastorale, che fa il punto sulla situazione diocesana. Un quinquennio che non sarà facile sul piano economico, sociale e culturale, con un problema particolare delle nostre aree interne, la denatalità, il disagio giovanile, l’abbandono scolastico ancora grave, il disagio abitativo crescente, che alimenta ulteriormente il disagio sociale.

L’Università – che oggi ha circa 30mila studenti, i due terzi dei quali fuori sede – può essere un polo importante di rigenerazione accanto alla migrazione, ma devono essere entrambe accompagnate per non creare ulteriore disagio. La provincia di Ferrara dal 2001 al 2010 ha visto una crescita di 15mila persone solo grazie all’arrivo di migranti. Dal 2011 ad oggi ha perso 15mila persone e neppure la migrazione, che è continuata a crescere, anche se limitatamente, le colma più. Senza i 35mila migranti la provincia avrebbe perso 50mila persone in dieci anni! Nell’ultimo anno le nascite in provincia ogni 1000 abitanti sono 5 a fronte di 14 morti. 

La situazione del clero diocesano oggi vede 103 preti diocesani, a cui si aggiungono altri circa 20 preti provenienti da altri Paesi – Africa in particolare – e religiosi (salesiani, orionini, ricostruttori, francescani, pallottini), con anche alcuni preti studenti. Nel quinquennio 2020-2024 precedente sono morti 16 preti ed è stato ordinato 1 sacerdote; lo scorso anno ne sono morti 4 e non è stato ordinato nessuno. Nel settembre 2026 gli Orionini – dopo 75 anni – lasceranno Copparo e nel 2027 i francescani lasceranno S. Francesco a Ferrara. Le comunità religiose di vita attiva sono ormai pochissime. Resistono le comunità monastiche. Alcune aggregazioni laicali di fatto sono scomparse (Medici cattolici, Uciim Insegnanti e Maestri Cattolici, CIF…). È giunta la comunità Shalom con 8 persone consacrate a S. Giorgio, con un impegno verso i giovani universitari e la comunità Pallottina del Camerun, con tre sacerdoti nell’Unità pastorale di Baura, Corlo, Contrapò, Correggio. La Chiesa non può non ripartire da questa situazione nell’annuncio del Vangelo, coniugando – come ha detto Papa Leone ai Vescovi italiani nel suo primo discorso – Parola di Dio e Magistero sociale. 

Il Concilio e il ruolo dei laici

Il Concilio ha promosso un ruolo attivo e corresponsabile dei laici, definendoli – per usare le parole di Papa Francesco – protagonisti della Chiesa e non “ospiti”, superando il clericalismo o la definizione dei laici come i non preti e i non consacrati, solo al negativo. Con il nome “laici” si intendono tutti i fedeli cristiani che, incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che loro compete, la missione di tutto il popolo cristiano, prima di ogni differenza ministeriale successiva che è al servizio di questo popolo. Papa Leone, commentando i nn. Dedicati ai laici nella Lumen Gentium dedicati ai laici, lo scorso 1° aprile, ha ricordato che «il mondo ha bisogno di essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace. E questo è possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!». E di laici non solo come singoli, ma associati. 

Il sinodo, il cammino sinodale e il ruolo dei laici

Il Sinodo sulla sinodalità (2021-2024) ha segnato una svolta storica, promuovendo una Chiesa con al centro il “camminare insieme”, dove i laici non sono solo spettatori, ma membri attivi e votanti. Questo processo valorizza la dignità battesimale, introducendo laici, uomini e donne, nelle assemblee consultive e decisionali per una corresponsabilità pastorale. Il Sinodo non è un “parlamento” per rivendicare diritti, ma un’opportunità di discernimento comunitario per rispondere alle sfide odierne. Le associazioni laicali sono sollecitate a condividere le loro esperienze di comunione e a testimoniare come la vita cristiana si esprima nella quotidianità, nel lavoro e nel servizio sociale.

Il cammino sinodale della Chiesa italiana, che ha visto tra i temi fondamentali la corresponsabilità nella Chiesa, chiamata ad essere lievito di pace e di speranza, ha considerato le associazioni di laici e i movimenti come protagonisti essenziali. Essi sono chiamati a portare l’esperienza della vita quotidiana, del lavoro e della testimonianza cristiana nel mondo, superando il clericalismo e promuovendo una Chiesa più aperta, partecipativa e attenta ai margini.

L’importanza delle Associazioni nella Chiesa

Il magistero della Chiesa, soprattutto dalla fine dell’Ottocento con l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII (1810-1903), e in maniera specifica con la Quadragesimo anno di Pio XI nel 1931 – anno in cui il Fascismo ha sciolto tutte le associazioni –  ha sempre affermato il diritto naturale di associazione della persona. A proposito dell’associazionismo laicale, nell’Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici, S. Giovanni Paolo II afferma: «In questi ultimi tempi il fenomeno dell’aggregarsi dei laici tra loro è venuto ad assumere caratteri di particolare varietà e vivacità. Se sempre nella storia della Chiesa l’aggregarsi dei fedeli ha rappresentato in qualche modo una linea costante, come testimoniano sino ad oggi le varie confraternite, i terzi ordini e i diversi sodalizi, esso ha però ricevuto uno speciale impulso nei tempi moderni, che hanno visto il nascere e il diffondersi di molteplici forme aggregative: associazioni, gruppi, comunità, movimenti. Possiamo parlare di una nuova stagione aggregativa dei fedeli laici» (C. L.29). Le associazioni e i movimenti ecclesiali sono fondamentali per la Chiesa, perché rappresentano il volto visibile e attivo di una Chiesa in comunione e missionaria. Essi alimentano la partecipazione dei laici, favoriscono la santità personale, promuovono la solidarietà nel territorio e sono espressione della vitalità dei carismi dello Spirito. I movimenti e le associazioni sono ponti preziosi tra la Chiesa locale e il territorio.

La Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali

La Consulta è uno strumento di rappresentanza e di coordinamento delle associazioni, movimenti e gruppi laicali di una Chiesa locale, per favorire «l’unità e la comunione» (cfr. A. A.18), attorno al Vescovo, la reciproca conoscenza, la formazione e la corresponsabilità dei laici, promuovendo iniziative condivise. Per questo:

a) è chiamata a favorire l’attuazione del piano pastorale diocesano:

b) offrendo in tal senso momenti di formazione per laici cristiani, al di là degli specifici percorsi formativi associativi, diventando una sorta di “laboratorio” di partecipazione attiva nella Chiesa, di cittadinanza attiva e “officine” di capitale sociale nella società; 

c) promuovendo una “Chiesa incarnata” con gesti e azioni, interventi comuni nella società civile, nel costante dialogo istituzionale, con attenzione alla vita sociale, culturale, economica e politica, alla luce della Costituzione conciliare Gaudium et spes e nel costante riferimento al Magistero sociale della Chiesa.

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 24 aprile 2026)

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