Originale appuntamento domenica 27 settembre con la presentazione dell’altare realizzato dall’artista Giorgio Celiberti nella Cappella del Ss.mo Sacramento del Duomo
Il prossimo 27 settembre – Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato – la Cattedrale di Ferrara vivrà un momento particolare e innovativo: dopo la messa delle ore 17.30 presieduta dal nostro arcivescovo mons. Gian Carlo Perego (e animata dal coro “Le Colone”) seguirà, nella Cappella del Ss.mo Sacramento, la benedizione dell’altare realizzato dall’artista friulano Giorgio Celiberti. Alle 18.30 avrà luogo il concerto di “Domus Musicae Quartet” dal titolo “Parole e musica per un domani. Percorsi di pace”. Solo per domenica 27 sarà quindi sospesa la messa delle 19.
[Qui la locandina in pdf]
Per riflettere sul rapporto tra arte e liturgia, abbiamo intervistato don Massimo Manservigi, presidente del Capitolo della Cattedrale.
Prosegue la collaborazione tra la nostra Arcidiocesi e l’artista Giorgio Celiberti. Perché è significativa la prosecuzione di questo legame?
«Il legame con il maestro Celiberti nasce da una storia di amicizia che si è sviluppata ormai in una collaborazione pluriennale. La scoperta del suo percorso artistico e delle opere dedicate al tema del sacro, in particolare al crocifisso, ci ha spinto a farle conoscere nella nostra Diocesi con una prima Mostra dal titolo “I volti della Passione”, che ha avuto un enorme successo. Ora, sempre nella chiesa di San Paolo, stiamo lavorando per realizzarne una seconda, su un tema molto particolare: la Bibbia e i suoi animali. Non vorrei parlarne troppo per non rovinare la sorpresa. Posso solo dire che le opere di Celiberti sono davvero una miniera tutta da scoprire, ma anche la chiesa di San Paolo non è da meno. Sarà un percorso non solo per i grandi ma anche per bambini e scolaresche».
Collegata alla mostra nella chiesa di S. Paolo, questa nuova installazione in Cattedrale. Di che si tratta?
«Esatto, si tratta di una installazione collegata alla seconda mostra, ovviamente non al tema bensì all’artista. Collocheremo infatti altare, ambone e sede – create da Celiberti – nella Cappella del SS. Sacramento della Cattedrale. Si tratta di opere che riflettono uno stile e una sensibilità diverse da quelle degli autori della cappella. Lo definirei un esperimento di “contaminazione” che crediamo, come Capitolo, essere sempre più necessario nelle chiese, a partire da quelle più antiche. La nostra Cattedrale è già un grande esempio di questa convivenza».
Arte e celebrazione, una relazione da sempre profonda nella Chiesa: questa nuova proposta artistica è un tentativo per attualizzarla?
«Nella celebrazione liturgica è proclamata e realizzata la potenza liberatrice della Pasqua del Signore, del Vangelo di salvezza. Dentro questo evento così unico, l’arte ha svolto nel tempo un ruolo sempre più importante; soprattutto in relazione allo spazio celebrativo e alla rappresentazione del mistero di Cristo: altare, vittima e sacerdote (come ci ricorda il Prefazio Pasquale V).
Sono significative, al riguardo, le parole di San Giovanni Paolo II: “Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. (…) E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero. La Chiesa ha bisogno, in particolare, di chi sappia realizzare tutto ciò sul piano letterario e figurativo, operando con le infinite possibilità delle immagini e delle loro valenze simboliche. Cristo stesso ha utilizzato ampiamente le immagini nella sua predicazione, in piena coerenza con la scelta di diventare egli stesso, nell’Incarnazione, icona del Dio invisibile”. (Lettera agli Artisti, 1999). La proposta per la cappella del SS.mo Sacramento, da parte dei Canonici del Capitolo Cattedrale in sintonia con il nostro Arcivescovo, fa proprie queste indicazioni, coniugando antico e moderno».
Riguardo all’evento del 27 settembre, possiamo dire due parole sui cori, “Le Colone” e Domus Musicae Quartet e sul concerto, che sarà sul tema della pace?
«“Le Colone” è un Coro a voci miste di Castions di Strada (UD), nato in ambito parrocchiale accompagnando i momenti religiosi e costituendo, allo stesso tempo, una valida formazione musicale, un punto di aggregazione sociale e di impiego del tempo libero. Il suo repertorio spazia dal canto popolare friulano (villotte) alla polifonia sacra e profana, dal canto folk internazionale alla ricerca su autori moderni del Fiuli, dal madrigale al canto gregoriano. L’attuale direttore artistico è Giuseppe Tirelli, che è anche direttore artistico della scuola di musica di Mortegliano. Già docente ai masters di canto corale in Italia e in Europa sulla vocalità e sulla interpretazione della musica contemporanea.
“Domus Musicae Quartet” è espressione dell’Associazione Culturale Domus Musicae A.p.s. che ha l’obiettivo principale di diffondere e valorizzare la musica come fattore di crescita individuale e sociale, come parte integrante della cultura per una formazione ispirata ai più alti valori di condivisione, di rispetto, di ascolto, di stimolo alla creatività. Il concerto “Parole e musica per un domani. Percorsi di Pace” vuole essere l’offerta di una specialissima tradizione musicale friulana antica ma anche di respiro moderno (Perosa, Turoldo-Tirelli) unita a un messaggio di pace nei brani della seconda parte».

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