Prima sconfitta in Eccellenza: serve uno spirito diverso. La Curva si salva…

di Alberto Lazzarini

Erano (eravamo) 5800 spettatori al “Mazza” l’ultimo giorno di agosto: come dire un’enormità di popolo biancazzurro per vedere la Spal (anzi, per ora la Ars et Labor Ferrara) all’opera ed esordire in Eccellenza (quinta serie) ma soprattutto per assistere alla prima “inevitabile” vittoria. Invece no. Parafrasando un’antica frase sportivo-radiofonica, potremmo riaffermare “clamoroso al Cibali” che – attualizzando –  significa semplicemente che la piccola ma ben determinata Fratta Terme ha fatto la festa alla blasonata di casa nostra. Davide che batte Golia. Uno su mille ce la fa. Mai dire gol ecc.

Insomma comincia male, malissimo, la nuova avventura della squadra ferrarese. Potremmo aggiungere, affondando il coltello nella piaga, che con il Fratta Terme (1487 abitanti, frazione di Bertinoro e confesso che non sapevo esistesse pur avendo girato abbastanza la Romagna) si è toccato il punto più basso nella storia ultracentenaria della Spal o quasi Spal che sia. Paolo Mazza (ebbi da lui il biglietto omaggio di ingresso alla tribuna stampa quando cominciai a occuparmi di sport per Radio Ferrara centrale) si sta rivoltando nella tomba e con lui anche i salesiani che all’ombra del campanile di San Benedetto in Porta Po fondarono la società.

Ma – affermano sicuri gli inguaribili ottimisti – non tutto il male viene per nuocere. Meglio perdere subito, allora, e capire cosa non va, piuttosto che metterci una pezza troppo tardi. Va da sé che una squadra non può correre per un tempo soltanto: siamo indietro nella preparazione e la colpa…non è di nessuno tranne che dell’innominato americano su cui torneremo. Manca poi l’amalgama e anche in questo caso occorre tempo. Ma la squadra appare carente di grinta e di personalità e questo però è grave; anche in questo caso le nuove sedute di allenamento potrebbero (dovrebbero) aiutare.

Certamente l’attacco è debole, sia quando gioca sui palloni bassi che, soprattutto, su quelli alti. La fase difensiva è incerta e il centrocampo non fa filtro. In definitiva bisogna trovare nuovi attori, validi e di categoria. Quelli che sono stati ingaggiati non bastano e qualcuno appare già una scelta sbagliata. 

Intanto nessuno – ecco la prova provata – ti regala niente (giustamente). La Spal è una nobile decaduta che tutti tenteranno di sconfiggere per portare a casa uno “scalpo” troppo bello, da mostrare ai nipoti. È ciò che faranno i 400 e più sostenitori del Fratta che non credevano ai propri occhi vedendo battuta per ben due volte la porta ferrarese. E a tempo quasi scaduto… Quest’anno ci sarà dunque da combattere, su tutti i campi e i campetti della regione.

L’incredibile, appassionato e unico popolo biancazzurro non merita naturalmente tutto questo. La sua è una fede sportiva pressoché unica, che non guarda il livello di categoria in cui si gioca e si combatte. Il numero di spettatori del “Mazza” si appaia a quello di alcune formazioni addirittura di serie B e questo dà l’idea di quanto sia radicato l’attaccamento per la squadra. Il tifo ferrarese è unico, encomiabile, guidato da una Curva Ovest che non si arrende mai e sprona sempre i ragazzi.

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Se la Spal (Ars et Labor) si trova in questa situazione lo deve, come si diceva e come ben sanno i tifosi biancazzurri, all’avvocato a stelle e strisce che acquistò la società dalla famiglia Colombarini (ancora grazie a Francesco e Simone). Conferenze stampa roboanti, annunci e promesse poi due campionati in B con retrocessione finale; uno shock: non si doveva fare come l’Atalanta? Poi la C: tempo un anno e torniamo ai piani alti, è la promessa solenne. Invece ci si salva a stento e l’anno dopo si soffre come dannati per tutto il torneo fino allo spareggio col Milan Futuro che – ma sì – si vince, evviva. Infine la beffa: non ci sono i soldi per l’iscrizione al campionato e, anzi, si scoprono debiti a go go. Roba da non credere.  Ci si chiede: ma nessuno s’era accorto di niente? Ecco quindi il triste e drammatico (sportivamente parlando) capolinea. Il resto è cronaca estiva con la nuova società targata Argentina e i suoi interessanti programmi, la ri-partenza, nuovi volti, nuovi percorsi, un futuro obbiettivamente incerto ma con almeno un paio di certezze: l’ambiente cittadino e i tifosi spallini. Peccato non siano loro a scendere in campo. 

Una nuova stagione, comunque, è appena iniziata. Occorrono fiducia e ottimismo. Nonostante tutto…

(A fine settembre inizierà una Rubrica mensile dedicata all’Ars et Labor)

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 settembre 2025

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