La Chiesa Apostolica, il genocidio che continua, i suoi santi, l’alfabeto e la musica…

di don Paolo Cavallari

Da tempo desideravo andare in Armenia e finalmente questa estate siamo riusciti in 9 persone a realizzare questo desiderio. Qui abbiamo trovato un popolo con una fede cristiana provata da tanta sofferenza ma anche da tanta forza di resistenza portando la croce come ci ha insegnato Gesù. Ne sono una dimostrazione artistica le numerose “Croci di pietra” sparse in tutto il territorio, croci di sofferenza ma croci “fiorite” che stanno ad indicare la vita vera che nasce dalla croce.

La guida che ci ha accompagnato ci ha fatto comprendere quale sofferenza è stata e continua ad essere il grande genocidio di questo popolo. Uccisione di migliaia di persone, distruzione di chiese e monasteri, di tutto ciò che poteva riguardare la fede cristiana. Ancora oggi questo genocidio continua nella regione Nagorno-Karabakh conquistato ora dall’Azerbaigian…Ma, come ci ha insegnato la nostra guida, «come non si può togliere la pelle dalla nostra persona, così non si può togliere la religione cristiana dagli armeni». Ecco perché abbiamo visitato tante chiese con quella architettura particolare con cupola a cuspide e con quelle rientranze murarie che dimostrano l’intelligenza e creatività di questo popolo. Un popolo piccolo all’interno dell’Armenia attuale (3-4 milioni di abitanti) ma grande (oltre 10 milioni) che vive sparso nel mondo e che tuttavia si sente parte di questo popolo. Un popolo antico, che fa risalire il suo inizio allo stesso Noè, che, uscito con i figli dopo il diluvio dall’Arca posata sul monte Ararat (prima in territorio armeno, attualmente in Turchia), ha ripreso a vivere…Dal figlio Set i semiti, dal pronipote HaiK il patriarca armeno. Tradizioni, miti e leggende che ci aiutano a comprendere come questo popolo vive e senta la sua originalità nella storia umana. 

Dal punto di vista cristiano gli apostoli Bartolomeo e Giuda-Taddeo sono i primi evangelizzatori dell’Armenia, secondo la tradizione; quindi una Chiesa Apostolica. Tuttavia una data precisa del riconoscimento del cristianesimo come religione di stato è il 301, prima quindi dell’editto di Costantino (313). Il santo Gregorio Illuminatore viene riconosciuto come colui che ha guarito e battezzato il re Tiridate. La Chiesa da allora viene chiamata Chiesa Apostolica Ortodossa Armena con a capo il patriarca di tutti gli armeni chiamato Catholicòs. Siamo stati nel loro “vaticano” a Echmiadzin dove risiede il Catholicòs e abbiamo ricevuto da lui, mentre passava, la sua benedizione. Altre due sante molto amate in Armenia sono Gayane e Hripsime, due monache fuggite da Roma per salvarsi dalla persecuzione di Diocleziano, ma anche in Armenia troveranno il martirio e in loro onore sono state innalzate due bellissime chiese a loro dedicate. Altri santi – le cui reliquie sono molto onorate – sono S. Longino, il soldato romano che con la lancia, qui conservata, aprì il costato di Gesù,

 e S. Anania, che battezzò Saulo guarendolo dalla cecità. Nella chiesa a lui dedicata si venerano i resti delle sue ossa, chiesa sempre aperta giorno e notte per la grande venerazione dei fedeli. È da ricordare che pure S. Biagio è armeno. La Chiesa armena, pur non essendo in piena comunione né con la Chiesa cattolica né con quella ortodossa, possiede una ricchezza di tradizione liturgica e teologica che dal punto di vista ecumenico può arricchire tutte le nostre Chiese. Soprattutto per una spiritualità peculiare come quella della croce, «vocazione al martirio e alla testimonianza cruenta della propria fede davanti a religioni e culture diverse» (da R. Pani, La Chiesa armena, pag. 56).

Il rappresentante più importante della spiritualità armena è S. Gregorio di Narek (952-1003), monaco mistico di fama mondiale, che trascorse la sua vita nella preghiera e nella contemplazione non lontano dal lago di Van (attualmente in Turchia). Scrisse numerose opere, inni liturgici, un encomio a Maria; ma il suo capolavoro è il poema Libro delle Lamentazioni, «espressione traboccante di un dramma interiore, vivida esperienza di una lacerazione i cui poli sono il peccato e la misericordia di Dio, la morte e la vita, il finito e l’infinito».

La cultura del popolo armeno ha un suo inizio ufficiale con l’invenzione dell’alfabeto armeno da parte del monaco scienziato Mesrop Mashtots nel 405. Con la traduzione della Bibbia in lingua armena il popolo scopre con essa di essere il popolo semita antenato di Israele.

Verranno poi fatte moltissime traduzioni in armeno dei Padri della Chiesa e di autori di varie discipline diventando un patrimonio culturale straordinario.  Abbiamo visitato il grande museo contenente ben 25mila manoscritti medievali armeni, opere preziose conservate e studiate da cultori provenienti da tutto il mondo. Questo museo viene considerato dagli armeni come una sorta di tempio nazionale.

Anche la cultura musicale armena è straordinaria, in particolare quella cristiana, che va dal VII secolo ad oggi. Abbiamo ascoltato alcuni canti cristiani da parte di un piccolo coro di ragazze. Musicisti famosi armeni sono Tigran Chukhajan che compose nel 1868 la prima opera nazionale armena e Komitas, grande raccoglitore della musica folklorica. Abbiamo potuto ascoltare anche brani del folklore durante cene in locali tipici.

L’Armenia poi è molto interessante anche dal punto di vista archeologico e naturalistico. Ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 settembre 2025 

 

(Il secondo e ultimo racconto sul pellegrinaggio in Armenia lo troverete sulla “Voce” della prossima settimana)

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