Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, è intervenuto a un incontro pubblico a Ferrara: «entro il 2050, 5 miliardi di persone potrebbero vivere in aree con scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno». La possibile guerra tra Egitto ed Etiopia
di Andrea Musacci
«L’acqua è il bene supremo, come scrisse Papa Francesco è diritto alla vita: difendiamolo». Così si è espresso padre Alex Zanotelli, intervenuto lo scorso 16 marzo, da remoto, in un incontro svoltosi nell’Ateneo di Ferrara (foto). Nella sede di via Adelardi si è infatti svolta l’iniziativa pubblica sul tema “Acqua. Un bene comune e i conflitti mondiali”, organizzata da Forum Ferrara Partecipata, Laboratorio per la Pace Ferrara – UniFe e Rete Pace Ferrara, e guidata da Alfredo Mario Morelli, coordinatore Laboratorio per la Pace, e con l’intervento di Gianfranco Franz, docente UniFe di politiche per la sostenibilità e lo sviluppo locale. «Oscurato – han spiegato gli organizzatori – è il fatto che la guerra e il controllo delle materie prime riguarda anche quelle naturali, in primis l’acqua. La logica dell’accapparramento e della privatizzazione dell’acqua è fonte di conflitti, che, nel contesto odierno, possono alimentare altrettante guerre. Basta pensare al Medio Oriente e, in specifico, alla situazione di Gaza, dove il genocidio in corso perpetrato dal governo israeliano passa anche attraverso il fatto di togliere l’acqua alla popolazione palestinese. Ma molte altre aree del mondo sono interessate alle guerre dell’acqua: dal bacino del Nilo, che genera forti tensioni tra Egitto, Sudan e Etiopia, al bacino dell’Indo, interessato al conflitto tra India e Pakistan, a molte parti dell’Africa, dal Sahel al bacino dello Zambesi, fino ad arrivare al fiume Colorado, che è oggetto di contesa tra gli Stati Uniti e il Messico».
«NELLA BARACCOPOLI HO CAPITO IL DONO DELL’ACQUA»
Padre Zanotelli, 87 anni, viene ordinato sacerdote nell’ordine dei missionari comboniani del Cuore di Gesù. Dal 1965 al 1978 lavora come missionario nel Sudan meridionale martoriato dalla guerra civile, mentre dal ’78 all’87 dirige la rivista Nigrizia e poi diventa direttore della rivista Mosaico di pace, per volere di don Tonino Bello. Nel 1989 torna in missione in Kenya, a Korogocho, una delle baraccopoli attorno a Nairobi. Darà, poi, vita a Rete Lilliput. Oggi vive nel rione Sanità di Napoli.
Da anni si batte per evitare la privatizzazione dell’acqua: «parlo – ha detto in collegamento con Ferrara – da “manovale” dell’acqua. Ho capito l’importanza dell’acqua quando vivevo nella baraccopoli, dove anch’io dovevo andare a prenderla col bidoncino e portarmela nella mia baracca. Da lì ho deciso di votarmi alla difesa di “sorella acqua”, come la chiama Francesco d’Assisi». L’acqua è «il dono più grande che abbiamo, è un elemento fondamentale dell’esistenza umana», e «sembra abbondante ma in realtà è sempre più scarsa: secondo i dati del World Resources Institute, entro il 2040 l’Italia vivrà uno stress idrico molto critico, con la metà della disponibilità idrica attuale. E a livello globale 3,3 miliardi di persone potrebbero sperimentare la scarsità dell’acqua necessaria». Secondo l’ONU nel 2030 «la popolazione globale potrà godere di solo il 60% di acqua, ed entro il 2050 circa 5 miliardi di persone potrebbero vivere in aree con scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno».
L’acqua – quindi – «deve uscire dal mercato, non si possono fare profitti sull’acqua e anche le spa» – come Hera – «fanno profitti», ma il Governo Meloni, come i precedenti, contraddicono la volontà popolare espressa nel referendum del 2011 «impedendo la ripubblicizzazione dell’acqua». Non bisogna, però, fermarsi al nostro Paese, ma avere uno sguardo mondiale: p. Zanotelli ha quindi citato il libro di Jeremy Rifkin, “Pianeta acqua” (2024), dove l’economista e sociologo USA invita a «riconsiderare alla radice lo statuto giuridico delle acque». È necessario – ha aggiunto p. Zanotelli – «orientarci verso una seria decrescita». Papa Francesco nella Laudato si’ – ha proseguito – «ha parlato dell’acqua come “diritto alla vita”, espressione solitamente usata in ambito bioetico. Il missionario ha poi citato il caso di Israele e della sua «politica micidiale contro i palestinesi», in quanto «ha eretto un muro che lo divide dalla Cisgiordania e al di qua del muro ha incluso i territori fertili e le sorgenti d’acqua», così monopolizzandole». Zanotelli ha poi parlato anche della diga tra Egitto ed Etiopia, che «provocherà una guerra enorme e noi italiani ne saremo responsabili». Si tratta della Grand Ethiopian Renaissance Dam, costruita sulle sorgenti del Nilo azzurro e costituita da una diga principale lunga 1.800 metri e da una secondaria, con centrali idroelettriche posizionate sulle due sponde del fiume. Opera costruita dalla società italiana Webuild – , ex Impregilo – con Amministratore Delegato Pietro Salini. «Il bene degli africani – ha proseguito Zanotelli – è il nostro bene», anche perché «se manca loro l’acqua, emigreranno sempre più verso l’Europa».
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Se il Mar Adriatico si mangia la nostra provincia
«Da studi e ricerche consolidate, gli scenari sono tre: il livello del mare più alto di 30-40 centimetri, di 50-70 centimetri oppure di 1 metro entro la fine del secolo. Solo considerando lo scenario intermedio, andrebbe sotto metà della nostra provincia». Così Gianfranco Franz all’incontro del 16 marzo in via Adelardi, citando anche studi da lui eseguiti assieme ad Antonello Stella, docente di Progettazione del Dipartimento di Architettura di Ferrara. «Sarà un processo lento, graduale, anno dopo anno» il mare si mangerà pezzi della nostra costa, della nostra provincia». Ricordiamo poco più di un mese fa il clamore pubblico per le coste erose a Lido di Volano, Lido di Pomposa e Lido di Spina. E al ravennate Lido di Adriano con il mare nelle strade della località. «L’agricoltura intensiva di alcune aziende nel Basso Ferrarese», e non solo – ha proseguito Franz – «è un modo di fare guerra all’acqua. Forse – ha aggiunto poi come provocazione – si troveranno le risorse per salvare Mesola, Comacchio, e località turistiche come Iesolo o Rimini, ma il resto no». E «l’Adriatico è destinato ancora a innalzarsi, e dal 1990 è già più alto di 9 cm e più caldo di 8°».
(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026)
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