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Epifania 2019: omelia

Ferrara e Comacchio

06/01/2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la solennità dell’Epifania. È il Natale di molte comunità cattoliche orientali e ortodosse. Il tempo della contemplazione del mistero dell’Incarnazione si allunga fino ad oggi. Ed è la luce, la stella al centro di questa solennità, come sottolinea la Parola di Dio di oggi, che ci fa guardare ancora al Bambino che è nato, al Messia, l’Emanuele. Il profeta Isaia, nella pagina che abbiamo ascoltato, sottolinea che questa luce, da cui ognuno di noi è illuminato, è avvolto e che sconfigge tenebre e nebbia, viene dal Signore, segno della sua gloria, della sua presenza tra noi. E questa luce muove uomini e donne e illumina tutti i popoli. Il Messia non è destinato a un popolo, ma a tutti i popoli – dice Isaia – e trasforma il cuore di coloro che si affidano a Lui. Sappiamo tutti come viviamo in mezzo a molti discorsi e a tanta confusione, a tante incertezze che vengono da parole vuote, che non solo ci disorientano, ma rischiano di indurire il nostro cuore. L’Epifania, con la presenza di Dio, cerca di aiutarci a illuminare la nostra coscienza, le nostre decisioni, per camminare serenamente nella quotidianità e nella storia. Questa esperienza di luce, di chiarezza nel loro cammino l’hanno sperimentata i re magi, come ci racconta l’evangelista Matteo. I re magi si lasciano guidare dalla loro intelligenza, che si pone domande, e dalla presenza di una luce che viene dall’alto, da una stella. Dal racconto evangelico dei magi, tutt’altro che una favola ma dal grande valore simbolico, sembra di poter dire che se le domande intelligenti sono il segno della libertà la stella è segno della grazia. L’uomo libero e intelligente se segue la via del Signore troverà la sua salvezza. Contrariamente ad Erode, che si ferma sulle sue sicurezze, non si mette in cammino, preferisce attendere più che ricercare. E nel racconto ritorna Betlemme, il Bambino, sua Madre: torna il presepe, arricchito da questi nuovi personaggi, i Magi, che ci ricordano come l’Emanuele, il Dio con noi sia il Salvatore di tutti. I magi ‘adorano’ il bambino, perché sentono in quella piccolezza e fragilità la forza della presenza di Dio Signore della storia. E invitano anche noi a fare altrettanto, a condividere questa adorazione, contemplazione del Natale. Tutti noi, come l’apostolo Paolo siamo partecipi e, al tempo stesso, testimoni di questo mistero del Natale. L’Epifania toglie ogni dubbio su ciò che è avvenuto a Natale e allarga a tutti i popoli i benefici della salvezza riservato anzitutto ai poveri, ai vicini, ai pastori. L’Epifania educa anche noi a metterci in cammino, a considerare importante l’impegno di vincere la pretesa di una salvezza ormai raggiunta e che invece va rimessa in gioco in ogni età della vita, in ogni situazione della storia, in ogni angolo della terra. L’Epifania chiede la missione, spinge alla missione, a non tollerare che le persone che non hanno incontrato il Signore o hanno cambiato strada o vivono nelle tenebre del peccato rimangano soli, in una situazione di attesa, di disperazione, di confusione. Siamo chiamati ad essere come cristiani portatori della luce, che è Cristo Gesù, il Messia, che abbiamo incontrato bambino a Natale. E da questa città di Ferrara, come da Gerusalemme, siamo chiamati a guardare oltre le apparenze e a vedere le tante persone, in tanti paesi del mondo, anche tra persecuzioni, umiliazioni, abbandoni che si sono messe in cammino verso il Signore, accogliendo nella loro vita la luce del Signore. Oggi è festa per tutte queste persone e tutti i popoli che sono ancora in cammino, alla ricerca del Signore: uomini e donne, giovani e adulti nei cammini di catecumenato, nei gruppi famiglia, nel mondo associativo e nei movimenti, nelle parrocchie di ieri e nelle nuove chiese, nei 38 paesi del mondo in cui la libertà religiosa è negata, dove c’è guerra e dove c’è pace, dove c’è fame e dove c’è benessere, tra i ricchi e tra i poveri. Per tutti e dappertutto il Signore nasce. Anche noi, nelle nostre città siamo chiamati a guardare in alto, a guardare oltre, a guardare attorno a noi le cose grandi che avvengono, soffocate dalle nostre paure, dai nostri sguardi a corto raggio, quasi narcisistici, talora campanilistici e ricercare il Signore. Dio è tra noi, è l’Emanuele e cambia le persone, offre nuove opportunità, non abbandona. Non possiamo confondere la nostra debolezza, le nostre crisi e le nostre paure con l’assenza di Dio: è piuttosto frutto della nostra lontananza da Dio, della nostra incapacità a riconoscere nel Figlio di Dio la nostra condizione di figli, di “concittadini dei santi e familiari di Dio”. Non possiamo dare al Signore gli scarti della nostra vita, del nostro tempo e delle nostre cose, ma il meglio di noi stessi, di ciò che possediamo, come i Magi hanno dato tre doni preziosi: oro, incenso e mirra. I magi ci ricordano che nel cammino, nella preghiera e nel dono ci sono tre atteggiamenti, tre momenti di uno stile di vita cristiano. Senza il cammino, la ricerca la nostra vita diventa abitudinaria, ripetitiva, senza senso; senza la preghiera, l’adorazione – non delle cose, ma di Dio – la nostra vita non guarda al Creatore e al Signore della storia, alla via, alla verità e alla vita; senza il dono la nostra vita si chiude all’individualismo, all’egoismo che uccide non solo la carità, ma anche la speranza. Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore in questa solennità in cui celebriamo la sua piena manifestazione a tutti, di vincere i nostri timori, la nostra autosufficienza, la nostra distrazione di guardare altrove, la nostra povertà di interesse nei confronti della storia di Gesù, rischiando solitudine e insicurezza, disperazione, come per Erode. Ed è più facile di quanto si possa immaginare di rischiare di essere più simili a Erode che ai re magi: perché chiusi alla presenza di Dio, incapaci di gesti di apertura e di dono, addirittura incoscienti fautori di morte più che di vita. Cari fratelli e sorelle, facciamo nostra la preghiera di colletta di oggi: “O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi… a contemplare la grandezza della tua gloria”. Così sia.