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OMELIA DI S.E. MONS. GIAN CARLO PEREGO. DOMENICA DEL CORPUS DOMINI

Cattedrale di Ferrara

18/06/2017

Saluto anzitutto il Corpo dei Bersaglieri, che celebrano il 181° anniversario della Fondazione e arricchiscono con la loro presenza e con alcuni momenti musicali questa celebrazione eucaristica, incrociando la solennità del Corpus Domini, che la Chiesa oggi vive nelle nostre comunità.
Nella processione tra le vie della città, giovedì scorso, abbiamo ricordato come l’Eucaristia è per l’uomo, sostiene il nostro cammino, panis viatorum, ed educa alla carità. L’Eucaristia non solo è un dono, ma spinge a donare. Nella celebrazione odierna vogliamo prolungare questa riflessione eucaristica aiutati, guidati dalla Parola di Dio.
La prima lettura del Deuteronomio ricorda come Dio ha accompagnato il suo popolo nel deserto, dalla schiavitù alla libertà, e la manna, il pane del deserto è stato il segno concreto di questa vicinanza. Paolo, invece, nel brano della seconda lettura, interroga i fedeli di Corinto, forse increduli, ricordando loro che pane e vino sono i segni efficaci della comunione con Dio e i fratelli. L’Eucaristia, ricorda Paolo, non tollera esclusioni, divisioni, ma promuove unità, direi anche cittadinanza, partecipazione attiva alla vita della Chiesa e della città, responsabilità. L’Eucaristia impegna seriamente a uno stile di vita cristiano.
Il brano evangelico di Giovanni, un tassello del bellissimo discorso sul ‘pane di vita’, ci ricorda il realismo dell’Eucaristia, ma soprattutto come l’Eucaristia generi vita, comunità. Per questo non si può andare all’Eucaristia come si va al concerto, a teatro, al cinema. L’Eucaristia ‘forma’ noi e la comunità. A questo proposito vorrei fermarmi con voi su alcune parole di questo discorso di Giovanni, perché ci ricordano la realtà e la verità dell’Eucaristia. “Io sono pane vivo”. L’Eucaristia nutre la vita spirituale di chi cammina, di chi corre. Non è qualcosa di aggiuntivo, ma di insostituibile. Nell’Eucaristia Gesù Cristo vive nella Chiesa e ci indica il cammino della vita cristiana: l’incontro, il perdono, l’ascolto, il dono, la fraternità la pace, il cammino insieme. Non solo l’Eucaristia è segno di vita, ma è segno dell’incarnazione, dell’umanità del Figlio di Dio. Giovanni, nel brano che abbiamo ascoltato ripete 6 volte la parola ‘carne’ e più volte la parola ‘sangue’. L’Eucaristia non è una finzione, una scenografia: è Gesù che si ridona a noi. La sua passione morte e risurrezione ritorna con la sua forza salvifica in ogni eucaristia.
Come a Corinto, quasi mille anni fa a Ferrara abbiamo provato a dubitare di questa presenza reale del Signore, morto e risorto, tra noi nell’Eucaristia. Il Signore si è reso presente nuovamente nel suo corpo e nel suo sangue, lasciando fino ad oggi un regalo, un segno concreto alla nostra città, alla nostra Chiesa della verità e della realtà eucaristica. La Chiesa e la città di Ferrara hanno custodito in questi quasi mille anni questo regalo nella Chiesa di S. Maria in Vado, che ho visitato ieri per la prima volta.
Anche i gravi segni del terremoto che hanno colpito questo gioiello artistico della nostra città non hanno scalfito i segni eucaristici. Anzi, questi segni eucaristici di sofferenza di Gesù Cristo, il Figlio incarnato, testimoniano da una parte la partecipazione al dramma del terremoto e ci spingono a un impegno di condivisione delle risorse, perché questa Chiesa di S. Maria in Vado, come la nostra Cattedrale e come le altre 100 della nostra diocesi ritrovino il loro splendore e ritornino ad essere luoghi eucaristici.
Infine, il discorso dell’evangelista Giovanni ci ricorda che l’Eucaristia è pane del cammino verso l’eterno: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Il futuro lo si prepara non senza il Signore, non senza la sua presenza eucaristica, fonte di relazioni che evitano il dramma dell’individualismo e dell’egoismo, scuola di carità che aiuta a camminare insieme, sinodalmente, verso la stessa meta, che educa a fermarci sulla strada quando qualcuno soffre, è solo, dubita. E’ interessante che a S. Maria in Vado le rappresentazioni dell’Eucaristia siano accompagnate dalle opere di misericordia corporali e spirituali, incarnate da alcuni santi. Dire e professare la verità dell’Eucaristia non è disgiunta dal dire e professare le opere di carità. Anche oggi l’Eucaristia ci ricorda – come scriveva P. Pedro Arrupe (1907-1991), Padre generale dei gesuiti – “le fami del mondo”: il bisogno del pane per 800 milioni di persone, di acqua potabile per un miliardo di persone, di pace di 33 paesi del mondo; il bisogno di una visita a chi è in carcere o è ammalato, il bisogno di ospitalità, per chi è migrante forzato, il bisogno di un consiglio per chi è disorientato anche nella nostra città. L’Eucaristia è per tutti. “La fame di pane nel mondo sarà saziata solo quando l’uomo imparerà a vivere non esclusivamente per sè, ma anche per gli altri, come ha fatto Cristo – ricordava P. Arrupe al Congresso eucaristico internazionale di Filadelfia nel 1976 -. Sarà saziata solo quando la legge interiore dell’amore, e non semplicemente l’interesse personale, la cupidigia e l’ambizione, governerà la nostra esistenza individuale e collettiva, ispirerà la nostra politica e regolerà le nostre strutture e istituzioni sociali. La fame di pane nel mondo sarà saziata solo quando l’uomo imparerà ad avere fame di Dio: del suo amore e della sua giustizia”.
Che il Signore, attraverso l’Eucaristia ci aiuti a correre su queste strade della carità, della fraternità, della condivisione – come simbolicamente ci hanno ricordato i bersaglieri nella corsa d’ingresso in Cattedrale. E in compagnia dell’Eucaristia, dell’ascolto della Parola e della carità, ogni domenica, quasi delle tappe necessarie, costruiremo una Chiesa che cammina verso l’incontro con il Signore .
+ Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa