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MESSA DI NATALE IN CARCERE NELL'ANNO DELLA MISERICORDIA

Un evento toccante al quale ha partecipato un centinaio di detenuti del carcere di Ferrara

20/12/2015

Peccato e redenzione sono termini profondi, che in un luogo come il carcere vibrano ancora più distintamente. Sono le due parole che l’Arcivescovo Mons. Luigi Negri ha scelto come traccia dell’omelia tenuta venerdì 18 dicembre nella Casa Circondariale di Ferrara, durante la Messa per il S. Natale, concelebrata insieme a don Domenico Bedin, don Luigi Coradin, don Umberto Poli, e Mons. Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere. Circa un centinaio i detenuti presenti alla funzione, accompagnata dal coro dei giovani di Comunione e Liberazione, e alla quale è seguito un rinfresco offerto dai volontari, presenti insieme al Garante dei Detenuti Marcello Marighelli e ad alcuni rappresentanti della polizia penitenziaria, tra cui la Comandante Elisa Brianese e la Vice Comandante Annalisa Gadaleta.
All’inizio della Messa un detenuto ha letto, a nome dei “fratelli ristretti”, un messaggio di ringraziamento nei confronti del Vescovo per la sua presenza, e di Mons. Bentivoglio, i volontari e le educatrici che li assistono quotidianamente.
La prima lettura, un passo di Geremia, è stata affidata a un altro detenuto, mentre il Vescovo nell’omelia ha preso le mosse dalla colletta: “Oppressi a lungo sotto il giogo del peccato, aspettiamo, o Padre, la nostra redenzione”. Infatti, «ognuno è oppresso dal male, nessuno può dire “io non ho peccato”, e dal peccato ci si libera solo con la Grazia di Dio». “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”, diceva San Paolo (Rm 5,20), «la potenza di Dio non è scalfita nemmeno dalla colpa più grave».
Questa giornata speciale oltre a essere legata al S. Natale, cade anche all’inizio dell’Anno Giubilare: così, ogni uomo è unito ai suoi simili non solo nel peccato, ma anche «nella redenzione, in cui siamo un essere solo in Cristo». Eventi come questo sono la rappresentazione plastica di come la Chiesa consideri le carceri «un ambito ecclesiale, dove fare catechesi e celebrare l’Eucarestia. La Chiesa viene e dice: “siamo Chiesa insieme”, questa è una chiesa particolare all’interno di quella universale», ha sottolineato. A rimarcare tutto ciò, la decisione di Papa Francesco di considerare ogni porta delle celle e delle cappelle di qualsiasi prigione come Porta Santa.
Infine, una piccola postilla: in un periodo nel quale sempre più si discute della “legittimità” del presepe nei luoghi pubblici, anche questo Natale alcuni detenuti ne hanno costruito e allestito uno all’interno del carcere ferrarese.
Andrea Musacci