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OMELIA IMMACOLATA: IL CORPO, "TEMPIO DELLO SPIRITO"

Cattedrale di Ferrara

08/12/2017

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e care sorelle, nel cuore del cammino di preparazione al Natale, all’Incarnazione del Figlio di Dio, la Liturgia ci invita a celebrare la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione avvenne nel 1854, da parte del Papa Pio IX e trovò concreta conferma nelle parole di una ragazza a Lourdes, che, nel 1858, rivelò che in una serie di apparizioni Maria si era presentata come ‘l’Immacolata Concezione’. Ancora una volta Maria si serviva dei piccoli, dei semplici per portare il suo messaggio. Già da oltre un millennio, però, erano presenti nella Chiesa molte testimonianze di questo titolo e di questa devozione che, mentre da una parte afferma la verità che Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura per essere portatrice di Cristo, dall’altra conferma la natura creaturale di Maria, il valore del suo corpo come ‘tempio dello Spirito’, luogo dell’incarnazione. In Maria Immacolata noi comprendiamo soprattutto la grandezza dell’uomo e della donna, di ognuno di noi, di ogni persona umana, che Dio sceglie per una nuova pagina, la pagina definitiva della sua storia di salvezza.
Già nel racconto della Genesi noi troviamo richiamato questo progetto di salvezza di Dio, che trova nella prima caduta dell’uomo - il cui episodio abbiamo oggi riascoltato nella prima lettura - l’occasione per essere affermato. Il peccato originale, che vede uomo e donna complici, rende nudi, fa cadere nella paura e nella solitudine, alimenta odio. E’ un peccato che l’uomo e la donna di ogni tempo condividono e che può trovare il suo superamento solo in Cristo Gesù. E’ Cristo che trasforma una maledizione in benedizione, ci ricorda S. Paolo; è mediante Cristo che viene ripristinato il progetto d’amore di Dio, di salvare tutti gli uomini. E di questo progetto Maria ne è strumento umano. Per salvare l’uomo Dio non rinnega l’umanità, ma sceglie una donna perchè suo Figlio assuma la condizione umana. In Gesù, a partire da Maria, ogni uomo vede graziata, sanata la sua libertà e può diventare “figlio",“coerede” – ci ricorda sempre Paolo – del progetto di salvezza divino.

Il racconto evangelico dell’Annunciazione che abbiamo riascoltato, segna l’inizio di questa nuova storia d’amore, di una nuova storia di grazia, tra Dio e l’uomo. E la donna Maria diventa liberamente corresponsabile di questo disegno divino. Il suo sì ci ricorda che Dio non impone la sua volontà, ma chiede un gesto libero dell’uomo. Il suo sì dà valore ad ogni vita, come ci ricorda il richiamo evangelico a Elisabetta, che sta per avere un figlio. Il sì di Maria accompagna la Parola di Dio che inizia una nuova pagina della storia della salvezza, della storia dell’umanità. Non è un caso che fino al nuovo calendario gregoriano l’anno iniziava nel giorno dell’Annunciazione, il 25 marzo, perché quel giorno ricordava il sì di Maria al Padre, quel racconto indicava la disponibilità immacolata di Maria a diventare complice di un progetto di benedizione e di salvezza dell’uomo.

Maria Immacolata ci ricorda il valore del corpo: che non può essere violato, non può diventare merce, non può essere oggetto di accanimento terapeutico, ma diventa l’abito del cristiano, il segno della vita, per una testimonianza di fede ancorata alla tradizione, ma aperta al rinnovamento, il tempio dello Spirito Santo. Il corpo è il luogo della santificazione, perché il luogo dell’incarnazione. Anche quando è sofferente, piegato e piagato dalla malattia, come ci ha insegnato la Serva di Dio Laura Vincenzi, la giovane di Azione Cattolica che vogliamo particolarmente ricordare oggi, tradizionale giornata dell’adesione all’Azione Cattolica. L’Azione Cattolica oggi, a 150 anni dalla sua fondazione nella terra emiliano-romagnola dai laici Giovanni Acquaderni e Mario Fani, con i suoi ragazzi, giovani, adulti, anziani laici ricorda come le diverse stagioni della vita e anche del corpo diventano i tempi del cammino di evangelizzazione e di santità, di corresponsabilità e partecipazione attiva alla vita della Chiesa, di testimonianza credibile nella città, alla scuola del Concilio Vaticano II. Nel testo ‘Ricordi ai suoi amici’, Giovanni Acquaderni scrive: “Gesù Cristo ha portato in terra l’amore, ed egli non vuole altro se non che gli uomini ne abbiano infiammato il cuore; la Chiesa ha mantenuto e mantiene questo sacro fuoco. "Vedete come i cristiani si amano" era l’osservazione prima e più vera che facevano gli antichi gentili sui convertiti: vedete come si amano i cattolici, deve essere l’osservazione dei nuovi pagani sulla nostra condotta. Non parlo di quella carità verso Dio, ch’è il principio e il termine della vita cristiana: conseguenza necessaria, e prova di essa è la carità verso i fratelli, e ciascuno ne è certamente persuaso: se non amiamo il prossimo che vediamo, come ameremo Iddio che non vediamo?…
Maria Immacolata ci ricorda come il mondo è il luogo dell’ incarnazione di Dio, ma anche della risposta di fede e di amore del cristiano. Chiediamo al Signore, per intercessione di Maria Immacolata, di fare del nostro corpo un luogo di vita e di vita cristiana e del mondo il teatro, lo scenario reale segnato dalla grazia e aperto al cammino di santificazione, che è un cammino sempre di testimonianza cristiana. Il nostro desiderio di camminare insieme, prima della celebrazione eucaristica, ha visto anche l’omaggio floreale dei Vigili del fuoco alla Vergine e Madre delle Grazie. Ringrazio i Vigili del fuoco, perché quel gesto da noi condiviso vuole essere un segno concreto della nostra volontà di testimoniare la gioia del Vangelo nella nostra città. Ancora oggi. Come Maria.