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San Leo, l’uomo delle Beatitudini

15/02/2019

Voghenza, 14 febbraio 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, vivo con voi la solennità di San Leo e lo prego con voi, nel giorno del ricordo della traslazione delle sue reliquie a Voghenza nel 1016. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio che oggi ci fa incontrare Mosè che prega Dio per il suo popolo, chiedendo di non abbandonarlo, di non punirlo, anche se si è allontanato dalla sua legge e ha dimenticato le grandi opere che il Signore ha fatto. Come Mosè, i santi, i patroni, San Leo sono presenti nella nostra vita e nella nostra storia per ricordarci di camminare sempre sulle strade che il Signore ci ha dato. I santi intercedono per noi, come fratelli e sorelle nella casa del Padre, che guardano alle età della nostra vita e della nostra storia. Nella esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, dedicata alla chiamata alla santità, Papa Francesco ci ricorda che: “Nella Lettera agli Ebrei si menzionano diversi testimoni che ci incoraggiano a «[correre] con perseveranza nella corsa che ci sta davanti» (12,1). Lì si parla di Abramo, di Sara, di Mosè, di Gedeone e di altri ancora (cfr 11,1-12,3) e soprattutto siamo invitati a riconoscere che siamo «circondati da una moltitudine di testimoni» (12,1) che ci spronano a non fermarci lungo la strada, ci stimolano a continuare a camminare verso la meta. E tra di loro può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine (cfr 2 Tm 1,5). Forse la loro vita non è stata sempre perfetta, però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore. I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione. Lo attesta il libro dell’Apocalisse quando parla dei martiri che intercedono: «Vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso. E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia?”» (6,9-10). Possiamo dire che «siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio. […] Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta»” (nn. 3-4).
Proprio perché amici, ancora, vicini alla nostra vita personale e comunitaria, i santi ci aiutano a guardare nella nostra vita quotidiana sempre a Gesù Cristo, rimanendo sempre “fedeli” – ci ricorda l’apostolo Paolo nel brano della lettera ai Corinti che abbiamo ascoltato – al dono della fede che abbiamo ricevuto e custodi della grazia sacramentale, “amministratori dei misteri di Cristo”, ci ricorda l’apostolo Paolo. E’ l’invito a camminare nella santità, che significa avere la stessa “compassione” di Gesù Cristo, ricordata dal brano evangelico di Matteo che abbiamo ascoltato, con uno sguardo preferenziale a chi è il più debole, il più povero, il malato, realizzando nella nostra vita di ogni giorno le beatitudini evangeliche: la povertà del cuore, l’umile mitezza, il saper piangere con gli altri, il cercare la giustizia, guardare e agire con misericordia, mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, seminare pace intorno a noi, accettare ogni giorno la via del Vangelo, anche quando non è facile. Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium Papa Francesco ci ricorda che “Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita” (n. 63).
San Leo è stato l’uomo delle beatitudini. Cristiano, scalpellino, arrivato a Montefeltro con l’amico Marino dalla Dalmazia, in fuga dalla persecuzione, secondo la tradizione sarà ordinato sacerdote e poi Vescovo. La sua passione per l’annuncio del Vangelo, per la sua Chiesa, per la preghiera, la prossimità ad ogni persona diventerà un esempio di stile di vita cristiano secondo le Beatitudini evangeliche. Il suo sepolcro e le sue reliquie, miracolosamente tra voi, sono per voi un dono per l’intercessione nella preghiera al Signore e per la protezione delle famiglie della comunità di Voghenza e di tutta la nostra Arcidiocesi.
Cari fratelli e sorelle, siate custodi del Vangelo della gioia che S. Leo vi ha consegnato, diventando testimoni di Gesù Cristo nella vita di ogni giorno, seguendo le Beatitudini. Così sia.