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OMELIA 25 APRILE - S. MARCO EVANGELISTA E FESTA DELLA LIBERAZIONE

25/04/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Onorevoli Autorità, cari fratelli e sorelle, il ricordo della Liberazione cade nella festa di San Marco, l’evangelista che ci accompagna in questo anno liturgico, e nel tempo pasquale, che ci aiuta a mantenere vive la passione, morte e risurrezione del Signore, con i doni della sofferenza innocente, della verità, della pace. Anche i giorni della Liberazione, nella nostra città di Ferrara come in altre, chiedono di essere letti a partire dal dolore e dalla paura, dalla verità dei fatti, dalla libertà e dalla pace.
Anzitutto la Liberazione va letta a partire dal dolore e dalla paura. La Liberazione si pone a cavallo di sofferenze, di morti legati alla guerra e di eccidi legati alla rabbia ideologica, di atti di giustizia sommaria, spartiacque di due stagioni: la dittatura e la democrazia. Nel 1996 Mons. Giulio Zerbini, scriveva: “Furono anni non solo di pericoli, di paure e di miserie: ma nel volgersi rapido degli avvenimenti, dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, furono anche anni di imbarbarimento, di viltà, di ingiustizia e di crudeltà”. E continuava Mons. Zerbini: la Diocesi era “divisa in due parti rese nemiche dai torti, dalle ideologie e dai sospetti, esposta alle tentazioni dell’odio e della vendetta”.
In secondo luogo, la Liberazione va letta con verità. Sono diversi i volti della Resistenza che portano alla Liberazione dal Fascismo, contro una barbarie che riduceva i cittadini a schiavi, e vedono protagonisti insieme giovani e anziani che hanno levato la loro rivolta morale fino al sacrificio della vita. Nel suo volume Cattolici e Resistenza (Piemme, Casale Monferrato, 1985), uno dei protagonisti della Resistenza in Lombardia, mons. Enrico Assi, scrisse: Nella Resistenza “i veri protagonisti furono gli umili: le mamme nel loro silenzioso dolore, i contadini e gli operai nella loro resistenza alle minacce e alle violenze, i preti delle piccole parrocchie di montagna o dei grossi borghi che si misero dalla parte della gente: tutte queste persone hanno intessuto la trama eroica di innumerevoli sacrifici nascosti” (p. 76). In tempi di revisionismo, retorico e conveniente, che tocca anche gli anni della Resistenza, non si può dimenticare che la storia deve essere letta con verità e il suo metodo critico è fondato sulle fonti e i documenti. La verità dei fatti del Fascismo e della Resistenza oggi è importante, perché la loro dimenticanza o la loro negazione diventa possibilità del suo ripetersi, soprattutto nei loro eccessi deteriori di violenza e intolleranza.
In terzo luogo la Liberazione va letta nel suo migliore esito, cioè la libertà, la pace, la Democrazia. La Liberazione ha iniziato il cammino di ricostruzione civile di Ferrara e dell’Italia, scegliendo un Paese fondato sul lavoro, sulla libertà religiosa, sulla solidarietà e sulla sussidiarietà, sul bene comune, sul ripudio della guerra. La Liberazione ha creato un’identità collettiva, diversa ma in dialogo, che è ciò che è consegnato oggi, anche in questa ricorrenza annuale.
E la figura dell’Arcivescovo Ruggero Bovelli, che noi oggi ricordiamo, è certamente quella di un protagonista originale e straordinario della Resistenza. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale fu Pastor et defensor della popolazione della Diocesi e, in particolare, della città di Ferrara durante la ritirata dei tedeschi, ottenendo dal comando tedesco di evacuare la città per evitare il bombardamento a tappeto degli alleati. Fu Pastor et defensor perché fu il protettore coraggioso di quanti, ebrei o dissidenti politici, civili e anche sacerdoti, erano perseguitati dai fascisti e trucidati sugli spalti del castello di Ferrara nel novembre 1943 e sulle golene di Goro nel marzo 1944; come fu, alla fine del conflitto, il protettore coraggioso di tutti coloro che subirono ritorsioni e violenze, anche ad opera di gruppi partigiani. Parole indimenticabili quelle del suo Messaggio alla cittadinanza del 9 giugno 1945: “Fratelli e figli nel Signore! Il pastorale ufficio commessoci dalla Provvidenza ci spinge ad alzare la voce e a gridare forte un ‘basta’ alla catena di sangue che abbruttisce la nostra terra (…) nel clima di libertà istaurato deve regnare la giustizia che sa raggiungere i colpevoli, e non le vendette, i soprusi, i delitti. La Patria non si costruisce nello spargimento di sangue, ma nel concorde, fattivo lavoro di tutti i suoi figli”.
Per la sua difesa della città e della dignità di ogni persona, per l’accompagnamento del CLN, a cui presterà l’arcivescovado per le riunioni, il 16 aprile 1946, la Giunta comunale del C.L.N, all’unanimità (democristiani, comunisti, socialisti liberali, socialdemocratici, Sinistra indipendente), insignerà l’Arcivescovo Bovelli della cittadinanza onoraria di Ferrara.
Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”, ci ha ricordato il brano evangelico di oggi. Il ricordo di questo nostro Arcivescovo e della sua azione, oggi ritorna ad essere un richiamo alla qualità e allo stile di vita cristiano da annunciare e testimoniare, che non può cedere a utilizzare ogni ricorrenza per legittimare comportamenti di violenza anche fisica, di prevaricazione, di insulto e di intolleranza, di discriminazione, per assolutizzare i conflitti del presente, ma deve condannare questi comportamenti e superarli, invitando tutti alla pace, alla libertà, al dialogo e alla responsabilità sociale.